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Riportiamo l’articolo di CARLO ROVELLI pubblicato su CORRIERE DELLA SERA, 31 LUGLIO 2022 perchè riteniamo che rappresenti con estrema lucidità le troppe contraddizioni dell’incondizionata e supina sudditanza agli USA ed alla NATO da parte dei Paesi europei, Italia compresa.

L’atlantismo è diventato un dogma ormai indiscutibile e, per le forze politiche di sinistra e destra, un ingrediente indispensabile per presentarsi credibili e rassicuranti alle prossime elezioni politiche: guai dissentire dalla manichea propaganda secondo cui l’occidente è il bene mentre l’oriente è il male.

Ora, perchè appartenere alla NATO deve necessariamente concretizzarsi nell’eseguire gli ordini USA? Perchè i Paesi occidentali, ad un passo dalla guerra mondiale, non aprono gli occhi su cosa abbia davvero significato questa fatale collaborazione in 77 anni di “importazione della democrazia”? 


 

Mi unirei al coro generale se fosse sincero. Se condannando un attacco a un Paese sovrano, aggiungessimo che ci impegniamo a non fare mai più nulla di simile.

Raramente mi sono sentito così lontano dalla retorica dei giornali. Forse dall’adolescenza, e forse per lo stesso motivo: quando la gioventù si ribellava d’istinto – prima ancora che a ingiustizia sociale, autoritarismo o vietnamiti massacrati dal napalm – al dilagare dell’ipocrisia.

L’Occidente si è lanciato a cantarsi come detentore dei valori, baluardo della libertà, protettore dei deboli, garante della legalità, speranza per la pace. Il peana su quanto siamo buoni e giusti mentre gli “autocratici” sono infingardi è un coro all’unisono. La ferocia russa e cinese è ostentata, ripetuta, declamata.

Mi unirei al coro se fosse sincero. Se condannando un attacco a un Paese sovrano, aggiungessimo che ci impegniamo a non fare più nulla di simile. Non fare quanto l’Occidente ha fatto in Afghanistan, Iraq, Libia, Serbia, Yemen, Grenada, Panama… Con la partecipazione dell’Italia sono stati invasi Iraq e Afghanistan che non avevano attaccato nessuno, causando un milione di morti. Rivangare il passato non serve: ci impegniamo per il futuro?

Mi unirei al coro contro il riconoscimento del Donbass che ha innescato la guerra ucraina, se aggiungessimo che ci siamo sbagliati riconoscendo Slovenia e Croazia, innescando la guerra civile Iugoslava. O per i bombardamenti su Kiev, dove la scusa era che Kiev massacrava il Donbass, se la Nato si impegnasse a non fare più nulla di simile, come ha fatto bombardando Belgrado, dove la scusa era che Belgrado massacrava il Kosovo. Mi unirei al coro contro la Russia che cerca di cambiare il regime di Kiev, se l’Occidente si impegnasse a non fare più la stessa cosa, come ha fatto abbattendo e destabilizzato governi democraticamente eletti dal Medio Oriente al Sud America, dal Cile all’Algeria, dall’Egitto alla Palestina. Mi unirei al coro che si commuove per i profughi ucraini, se si commuovesse anche per yemeniti, siriani, afghani e altri con pelle di tonalità diverse.

Ipocrisia senza limiti. I giornali gridano sulle politiche “imperiali” di Cina e Russia. Il lupo e l’agnello. La Cina non ha quasi soldati fuori dei suoi confini, se non in missioni Onu. La Russia ne ha a pochi chilometri, in Siria e Transnistria. Gli americani hanno centomila soldati in Europa, basi militari in Centro e Sud America, Africa, Asia, Pacifico, Giappone, Corea… ovunque, eccetto in Ucraina dove stavano insediandosi. Hanno portaerei nel mare della Cina. Dalle coste cinesi si vedono navi da guerra Usa, non si vedono navi da guerra cinesi da New York. Chi è l’impero? Si paventa, non abbastanza, l’uso dell’atomica. L’Occidente è l’unico ad averla usata. A guerra vinta, per affermare il dominio con la violenza; nessun altro lo ha fatto. Si scrive che la Cina è aggressiva; non ha fatto guerre dopo Corea e Vietnam; l’Occidente ne ha fatte in continuazione ovunque. Chi è l’impero?

Il Pentagono pubblica liste di persone uccise dai suoi droni nel mondo, molti innocenti. Il New York Times è arrivato all’orrore di denunciare il fatto che i soldati che li guidano non hanno supporto psicologico per lo stress di ammazzare innocenti. Lo scandalo non è ammazzare innocenti, è che chi li ammazza non ha supporto psicologico. L’impero assiro era arrivato a tale arroganza. Ma i nostri giornalisti ricordano indignati una persona uccisa anni fa a Londra dai russi… Gli americani invocano la Corte Penale Internazionale, da cui hanno sempre dichiarato che non si fanno giudicare. O la legalità internazionale, quando le loro guerre sono condannate dall’Onu. Onu che la maggioranza del mondo vorrebbe autorevole, ma Washington ostacola.

Sarei in disaccordo, ma non mi sentirei disgustato, se sentissi “siamo forti, vogliamo dominare con le armi per difendere il nostro privilegio”. Non ci sarebbe ipocrisia e potremmo discutere se sia una scelta intelligente. Se non sia più lungimirante collaborare.

Non fraintendetemi. Amo l’America, molto. Vi ho vissuto dieci anni e sono stato cittadino Usa. Ne conosco splendori e orrori. La brillantezza delle università, la vitalità dell’economia, la miseria dei ghetti neri e bianchi, la violenza per noi inconcepibile delle strade. Amo l’Europa, la civiltà, tolleranza e cautela ereditate dalla devastazione della Guerra. Ma non posso non vedere il nostro piccolo mondo ricco chiudersi su se stesso in un parossismo di ipocrisia.

Amo anche Cina e India, di cui pure ho visto miserie e splendori. Ci perdiamo in chiacchiere su quale sistema sia meglio, come dovessimo fare tutti la stessa cosa. Il problema del mondo non è che singolo sistema politico adottare tutti. Il problema del mondo è convivere, rispettarsi, collaborare. Il problema del mondo è costruire un nuovo soggetto politico: l’umanità, con le sue diversità.

Tanti Paesi ce lo ripetono, non li ascoltiamo. Rifiutano le sanzioni contro la Russia. Perfino di condannare la Russia. Perché? Perché vedono l’ipocrisia dell’Occidente, che si sente libero di massacrare, e poi fa l’anima candida.

L’umanità vorrebbe che i problemi reali, riscaldamento climatico, pandemie, povertà che ricomincia a crescere, fossero affrontati insieme. L’80% degli italiani non è favorevole all’aumento delle spese militari. Considera l’emergenza climatica il problema grave. Il direttore della Cia afferma in una intervista che cerca di convincere i politici, che non ascoltano, della stessa cosa. Le persone ragionevoli sanno che collaborare è meglio. L’Occidente rifiuta. Vuole “avversari strategici”, nemici, vuole schiacciare gli altri. Ha le armi. L’Ucraina si potrebbe risolvere come la crisi Iugoslava: con una separazione. Ma l’Occidente non vuole soluzioni, vuole fare male alla Russia: non fa che ripeterlo.

Ora si sente inquieto perché la Cina sta diventando ricca. La provoca, la accusa con pretesti (ce ne sono: scagli la prima pietra chi è senza colpe). Cerca lo scontro. Vorrebbe umiliarla militarmente prima che cresca troppo. La classe dominante occidentale ci sta portando verso la terza guerra mondiale. Nelle foto si allineano facce sorridenti dei leader occidentali, felici delle portaerei, delle bombe atomiche, trilioni di dollari di armi, con cui si potrebbero risolvere i guai del mondo, usati per rafforzare il dominio. E tutto imbiancato da belle parole: democrazia, libertà, rispetto dei confini, legalità. Dietro, come zombi, giornalisti, editorialisti e politici di stati vassalli come il nostro, a ripetere. Sepolcri imbiancati. Su una scia di sangue di milioni di morti straziati dalle nostre bombe. Da Hiroshima a Kabul, e continueranno.

*Fisico, saggista e accademico


l’articolo si può leggere anche su

https://ristretti.org/il-conflitto-e-lipocrisia-serve-un-nuovo-soggetto-politico-lumanita

LETTERA DI MOBILITAZIONE PER IL RICONOSCIMENTO PARLAMENTARE DELL’OPZIONE FISCALE ALLE SPESE MILITARI

La risposta alla aggressione russa all’Ucraina si sta rivelando profondamente sbagliata e pericolosa.
L’invio di armi all’Ucraina da parte della NATO che è di fatto entrata come protagonista nella
guerra ibrida che si sta combattendo sta contribuendo solo al prolungamento della scia di morte e
distruzione del Paese. La corsa al riarmo degli USA e dei Paesi europei unitamente allo
schieramento di truppe ai confini orientali europei costituisce un pericolo mortale per la pace del
mondo. Il rischio dell’utilizzo delle armi nucleari è sempre più concreto. Inoltre le popolazioni
europee si trovano davanti ad una crisi energetica ed economica senza precedenti.

Nonostante i sondaggi dimostrino che i cittadini italiani sono contrari alla risoluzione dei conflitti
con lo strumento militare il governo prosegue lungo la pericolosa strada imboccata.
Si pone anche un serio problema di violazione dell’articolo 11 della Costituzione che ripudia la
guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, e di guerra anche se ibrida e combattuta con
l’invio di armi in questo caso si tratta.

E’ venuta quindi l’ora di mobilitarsi in tutti i modi possibili, compresa la via fiscale per destinare per meno risorse all’apparato militare.

Dopo la prima guerra del Golfo del 1991 quasi 10.000 cittadini praticarono l’obiezione fiscale alle
spese militari. Era la prima volta dal 1945 che l’Italia interveniva direttamente in un conflitto
armato e ci fu una grande sollevazione popolare contro il riarmo e contro l’intervento militare per
risolvere i conflitti internazionali. una sollevazione tradotta anche in queste nuove forme di protesta
e manifestazione del dissenso.

La prospettiva di aumentare al 2% le spese militari si scontra con la necessità di utilizzare le risorse
finanziarie per le vere necessità dell’umanità: combattere la povertà e la disoccupazione, impegnarsi
contro la crisi climatica e il degrado ambientale, per una scuola di qualità e senza classi pollaio, per
il miglioramento del sistema sanitario e la lotta all’evasione fiscale. Ogni euro speso in armi è
sottratto alle vere necessità del popolo italiano.

Proponiamo ora una nuova forma di mobilitazione per il riconoscimento dell’opzione fiscale alle
spese militari.

Richiediamo di destinare il 6 per mille dell’IRPEF per utilizzi alternativi a quello militare.
Si tratta di una forma concreta per manifestare il proprio dissenso al riarmo e alla politica bellicista
destinata a creare miseria e a porre una seria ipoteca sulla convivenza pacifica dei popoli.
In concreto ci proponiamo di versare il 6 per mille a un’istituzione statale che si occupi di
protezione civile, sanità, ambiente, scuola e inviare una lettera all’agenzia delle entrate rendendo
pubblica tale iniziativa e richiedendo il rimborso della corrispondente somma trattenuta dallo Stato
per finanziare l’apparato militare.

A livello nazionale ci poniamo tre obiettivi:
1) Costruzione di un servizio difensivo nazionale non armato e nonviolento;
2) Riduzione delle spese militari;
3) Approvazione di una legge per l’opzione fiscale sulle spese militari.

La prospettiva potrebbe essere quella di una struttura non armata che veda il campo d’azione
spostato verso altre forme di difesa del Paese, la protezione civile, il soccorso, la protezione del
territorio, e altre emergenze nazionali, in coerenza con la Proposta di Legge di inziativa popolare
sulla Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile non armata e
nonviolenta.

Del resto ci sono importanti sentenze e basi normative che riconoscono la validità di forme di
servizio al Paese alternative: sentenze Corte Costituzionale 164/1985 e 228/2004, legge 230/1998,
legge 64/2001, DPCM 18/2/2004.

Se saremo in tanti faremo sentire anche per questa via la nostra voce per la pace e contro l’aumento
delle spese militari al nostro governo e al Parlamento.

Insomma, un Paese che si armi sempre di più causerà il riarmo simmetrico della presunta
controparte in una spirale senza fine, fino al punto in cui le armi vengono usate davvero.

Ci sono sempre altre strade!

Una è quella del disarmo praticata anche attraverso l’opzione fiscale.
Ognuna delle guerre combattute dal 1945 in poi ha prodotto effetti devastanti pagati da milioni di
civili, spesso bambini innocenti, e lasciando il mondo peggiore rispetto a prima. Gli unici a gioire
sono i fabbricanti e mercanti di armi. Chissà che proprio la terribile attualità di questa guerra possa
spalancare gli occhi di tutti sull’unico mondo possibile: pacifico, sobrio, ecologico, solidale.

I proponenti:
Giuseppe Paschetto – insegnante finalista al Global Teacher Prize 2019 e già assessore alla pace
della città di Cossato
Sergio Scaramal – ex sindaco della città di Cossato e presidente della Provincia di Biella
Emanuela Bussolati – scrittrice
Andrea De Lotto – co-organizzatore della nave dei Mille per la Costituzione
Franco Gesualdi – Centro Nuovo modello di Sviluppo di Vecchiano (PI)
Edoardo Martinelli – allievo di don Milani e coordinatore di Barbiana 2040
Giampiero Monaca – maestro e ideatore del metodo “Bimbi Svegli” di Asti
Paolo Mottana – professore ordinario di filosofia dell’educazione Universià Milano Bicocca
Moni Ovadia – attore e scrittore
Maurizio Parodi – saggista, formatore, già dirigente scolastico
Alex Zanotelli – Comunità missionaria dei Comboniani, direttore di Mosaico di Pace
Toni Filoni – sindaco di Mongrando (BI)
d. Mario Marchiori – parroco di Ronco di Cossato
Gianmaria Mello Rella – presidente di ASA Associazione Scuola Aperta di Biella


per aderire, inviate:

nome, cognome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, professione

a

donmariocossato@libero.it

“Think tank”  è letteralmente  un “serbatoio di pensiero”  ossia un “gruppo di esperti impegnato  nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi specie in campo  economico, politico e militare.

Atilio Borón ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Harvard .

Ha lavorato come Professore di Scienze Politiche all’Istituto Latinoamericano di Scienze Sociali e all’Università di Buenos Aires . [3] Ha servito anche come Segretario Generale di CLACSO , un organismo accademico ombrello per l’America Latina.  Nel 2005 ha firmato il Manifesto di Porto Alegre del World Social Forum .

Presso l’ Istituto Transnazionale , è Direttore del Programma Latinoamericano di Educazione a Distanza per Buenos Aires, Argentina, e collaboratore del progetto New Politics.  È anche direttore del Centro per la ricerca europea e latinoamericana a Buenos Aires.  Scrive anche una rubrica su un quotidiano nazionale argentino. 

Ha definito gli Stati Uniti una “minaccia terroristica alla pace mondiale”.  È stato anche critico nei confronti del razzismo sistemico di Israele .  Ha espresso la sua disapprovazione per la gestione americana di Julian Assange .  Borón ha condannato anche Barack Obama per aver ordinato l’ omicidio di Muammar Gheddafi . 

Nel 2009 ha ricevuto il Premio Internazionale José Martí dall’UNESCO per il suo contributo all’integrazione dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi.


Pubblicato il 27/04/2022 dal quotidiano El Argentino

Di Carlos Pronzato e Lois Pérez Leira

 

Il sociologo, politologo, professore, scrittore argentino ed ex vice-rettore dell’UBA (Università di Buenos Aires), Atilio Borón, ha analizzato con precisione e nel dettaglio il conflitto tra Russia ed Ucraina, denunciando che si tratta di uno scenario orchestrato dalla RAND, un enorme “laboratorio di idee” (think tank) degli Stati Uniti che da anni pianifica questa guerra.

 

– Cosa pensa del conflitto russo-ucraino?

Prima di tutto vedo con orrore questa tragedia. Ciò che sta accadendo in Ucraina è terribile. C’è però un rischio: fermarsi a questa prima impressione e smettere di interrogarsi sulle cause di tutto questo. Come si è arrivati ad una situazione del genere? Quando è iniziata la guerra c’è stato molto dibattito, nel quale è passata l’idea, che ancora persiste nell’opinione pubblica, che ci sia un Paese aggressore ed un Paese aggredito. Inoltre in questo caso nel film c’è un cattivo ed è il Presidente Putin, poi c’è un eroe o una specie di “ragazzino” di Hollywood, il quale è Zelensky; ma indagando a fondo, si scopre che il problema ha caratteristiche totalmente diverse. La Russia stava per essere attaccata dalla NATO. Il piano era già stato elaborato in un documento molto importante dalla RAND Corporation degli Stati Uniti, con sede a Santa Monica (California).

 

– Che cos’è la RAND Corporation e qual è il suo obiettivo?

La RAND è un enorme think tank, impiega oltre 1.800 persone tra scienziati sociali e funzionari amministrativi. Hanno elaborato un documento nel 2019 ad uso esclusivo delle autorità degli Stati Uniti, il quale è passato inosservato, perché era riservato.

Ma ne è trapelato un riassunto alla stampa e ciò ha provocato uno scandalo, che è stato messo a tacere rapidamente. In esso si delinea la strategia per spingere la Russia ad entrare in guerra con l’Ucraina. Cioè l’idea era di costringerla, con una serie di provocazioni, in modo che non avesse altre alternative che reagire e dire: “Fino a qui questa è la linea rossa e se viene superata attaccheremo”. Tutto questo è stato preparato nel 2019 , mentre nel 2022 è stato eseguito alla lettera, come si può vedere leggendo il documento titolato: “Sovraccaricare e sbilanciare la Russia”.

Questo documento è davvero impressionante, poiché in esso si specificano tutti i passi da compiere affinché la Russia entri in guerra. Ad esempio quello di intensificare le sanzioni economiche; schierare “armi letali” (Sic) in Ucraina attraverso la NATO; impedire alla Russia di continuare a vendere gas e petrolio ai Paesi europei affinché gli Stati Uniti possano vendergli il proprio gas.

A parte questo, si raccomanda di tagliare tutti i legami della Russia con l’Europa; di porre fine alla neutralità di Paesi come la Svezia e la Finlandia e di aumentare ancor di più le misure coercitive

Quindi tutto ciò che è accaduto negli ultimi due mesi era già stato scritto nel 2019.

È come una sceneggiatura cinematografica, un copione cinematografico, che si è compiuto passo dopo passo. Quindi l’obiettivo era molto chiaro. La Russia era già circondata dal Baltico al Mar Nero da Paesi che avevano già permesso l’installazione di basi militari della NATO dotate di armi di distruzione di massa. La Bielorussia, che è un alleato di ferro della Russia, non lo ha permesso. Ma è l’Ucraina il Paese più importante, perché è una sorta di cuneo che penetra nel territorio russo.

Questa era la linea rossa che Putin ha detto di non oltrepassare, per una ragioni tecnico- militare e di estrema sicurezza nazionale: l’installazione di missili terra-aria degli Stati Uniti al confine tra l’Ucraina e la Russia farebbe sì che questi possano arrivare con la loro carica letale a San Pietroburgo oppure a Mosca in cinque minuti. Questo significa privare completamente i russi del tempo minimo di allerta per preparare la loro difesa. Ecco perché esigono che la NATO non si installi in Ucraina.

 

– Qual è il ruolo dell’Ucraina in questa trama elaborata negli Stati Uniti?

Il Governo ucraino per un quarto di secolo ha rispettato la richiesta russa, ma nel 2014 sono cambiati il Governo ed il suo orientamento a causa di un colpo di Stato apertamente orchestrato dagli Stati Uniti, attraverso la promozione di violente manifestazioni in piazza Euromaidan. Il ruolo principale di questa ingerenza è stato assunto dal sottosegretario agli Affari euroasiatici dell’amministrazione Barack Obama, Victoria Nuland, una superguerriera nord-americana sposata da molti anni con un super falco di nome Robert Kagan, uno dei principali consulenti in materia di politica estera degli ultimi governi degli Stati Uniti. Kagan è uno dei teorici neoconservatori più guerrafondai e genocidi dell’establishment diplomatico nord-americano. Nuland ha partecipato di persona all’Euromaidan, incitando gruppi di opposizione, soprattutto neonazisti e violenti, a prendere d’assalto il Palazzo del Governo. Ci sono anche foto e video di lei che consegna biscotti e bottiglie d’acqua ai manifestanti.

Ad un certo punto l’Ambasciatore nord-americano attraverso una telefonata, preoccupato per la questione, chiede a Victoria Nuland: “Signora, non sarà troppo quello che stiamo facendo, non dovremmo consultare i nostri partner dell’Unione Europea?”. Visto che Nuland non stava solo incitando la violenza di questi gruppi radicali di destra con le insegne naziste tatuate sulle braccia o sulle divise, ma proponeva anche chi dovesse essere il Presidente ad interim dell’Ucraina dopo la destituzione del Presidente Viktor Yanukych. Il preferito di Nuland era Oleksandr Turchynov, “Turchy”, come lo chiamava lei. Un uomo di totale fiducia di Washington, un agente al servizio dell’impero. Preoccupato per la sfrontatezza dell’ingerenza l’Ambasciatore nord-americano in Ucraina le chiede, durante una conversazione telefonica intercettata: “Signora, non le sembra eccessivo questo, non crede che dovremmo concordare il nome del nuovo mandatario con i Governi dell’Unione Europea?”. Questo è il momento in cui lei pronuncia la famosa frase “che vada a quel Paese l’Unione Europea!”, rivelando così la vera natura del rapporto tra Washington ed i suoi lacchè in Europa. In breve: hanno propiziato quel colpo di Stato, hanno cambiato il Governo con un burattino della Casa Bianca ed è così che è iniziato il conflitto.

Tutti i precedenti governi ucraini dalla caduta dell’URSS al 2014 erano stati fedeli alla tesi della neutralità. Con il nuovo Governo ed i suoi successori vengono avviate le trattative per l’adesione dell’Ucraina alla NATO e viene lanciata una campagna di sterminio della parte russofona dell’Ucraina, che è radicata nel Donbass, nel sud-est del Paese. Nonostante questo genocidio abbia mietuto quasi 15.000 vittime, né la NATO, né l’ONU, né il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, né l’Unione Europea hanno aperto la bocca, tanto meno organismi come Human Rights Watch, diligenti pedine della Casa Bianca, attente al più piccolo incidente della polizia a Cuba, in Nicaragua o in Venezuela, ma cieche, sorde e mute di fronte al massacro che stava annientando i russofoni in Ucraina.

Fu allora che dopo 15 anni, dico 15 anni perché ci fu una grande conferenza sulla sicurezza europea organizzata a Monaco di Baviera nel febbraio 2007, lo stesso Putin propose di raggiungere un accordo speciale di sicurezza reciproca con gli Stati Uniti e la NATO, che in un certo senso era poco meno che considerare un possibile ingresso della Russia nella NATO. La risposta di Bush figlio e dei Paesi europei, tutti vassalli ignobili del Governo degli Stati Uniti fu negativa e dispregiativa. Potremmo anche dire russofoba.

È importante che sia ben chiaro come i Governi europei siano ancora più ipocriti di quelli che abbiamo avuto in America Latina. Essi hanno ignorato la proposta di Putin, nonostante le sue insistenti rivendicazioni, non hanno prestato alcuna attenzione ad essa, così dopo 15 anni di negligenza e negazionismo del genocidio della popolazione ucraina di lingua russa, il Presidente russo ha deciso di lanciare la sua operazione militare su quel Paese.

Quando interviene l’esercito russo, come qualsiasi altro esercito, le vittime evidentemente proliferano e purtroppo molte persone innocenti muoiono. Putin aveva già avvertito i Governi ucraini con questa piccola limitazione: “Non c’è alcun problema se entrate nell’Unione Europea. Volete entrare, non c’è nessun problema. Il problema è la NATO”. Tuttavia, hanno insistito ed insistono fino ad oggi sull’adesione dell’Ucraina alla NATO. Questo finirà con la Russia che distruggerà l’Ucraina. Ma all’Europa, così come agli Stati Uniti non interessa affatto che due o tre milioni di ucraini muoiano. Questa è la triste verità. Ecco perché le provocazioni nei confronti della Russia continuano, seguendo le indicazioni della relazione della RAND.

 

– Chi è Zelenski e come arriva al potere?

Zelensky è un mascalzone ingaggiato dalla Casa Bianca, il quale con la sua insistenza nel far entrare la NATO in Ucraina, provoca il sacrificio del suo Popolo. Inoltre rappresenta un ignobile paradosso: un ebreo che agisce in complicità con gruppi profondamente antisemiti, che furono i più violenti nel perseguitare gli ebrei ucraini e che fecero di Stepan Bandera, il carnefice degli ebrei, un eroe nazionale. Così questa guerra è un’articolazione d’ interessi di personaggi, di fazioni e di brutalità che si condensano nell’enorme sofferenza che patisce il Popolo ucraino. La questione dell’ebraismo ha confuso molto l’opinione pubblica, non così il Governo di Israele che è rimasto ai margini di tutto questo. Perché non sono stupidi. Non è il primo ebreo traditore che si allea con i neonazisti. C’è stato un comunicato del Governo di Israele e della Knesset (il Parlamento israeliano) che ha condannato Zelensky per il suo assurdo paragone tra l’Olocausto ebraico e l’attualità ucraina. E gli hanno detto: “Stai minimizzando quello che è stato l’Olocausto, in più gli amici con cui stai sono tra coloro che hanno continuato a praticare l’Olocausto dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Tuttavia Douglas Mc Gregor, un colonnello in pensione dell’esercito degli Stati Uniti, ha sostenuto che non importa quello che dice Zelensky, perché «è solo un burattino della Casa Bianca”, e lo ha detto con queste parole: “He is the puppet from the White House”. Quindi parlare con Zelensky è una perdita di tempo. Questa affermazione è stata fatta durante un’intervista rilasciata a Fox News, la quale si può trovare facilmente su YouTube. “È con Biden che dobbiamo parlare”, ha detto Mc Gregor. Ma Joe Biden sta attraversando un processo accelerato di demenza senile, come lo si è visto l’altro giorno, quando al termine di una conferenza si è girato verso la sua destra e ha allungato la mano per salutare … ad un fantasma. Questo ci dice della gravità della situazione.

In questo scenario è coinvolto anche lo stesso figlio di Biden, Hunter Biden, un corrotto che per diversi anni ha gestito la più importante società di distribuzione del gas in Ucraina. Moriva dalla voglia di fare affari con il gas degli Stati Uniti, che sarebbe arrivato a prezzi molto più alti e che ovviamente avrebbe prodotto maggiori profitti. Quando il padre vinse la presidenza, Hunter Biden lasciò la sua posizione di amministratore delegato di quell’azienda e ne divenne capo del dipartimento legale. Ma è lui che gestisce direttamente quell’azienda. Questo ci parla del livello di corruzione che esiste in questa guerra.

 

– Cosa pensi della censura a livello mondiale imposta ai media russi?

La censura che abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina non c’è stata nemmeno all’epoca dell’Unione Sovietica. Ne sono assolutamente stupito. Perché ti ricordi quando alle Olimpiadi dell’80 ci fu un attacco, un boicottaggio da parte di molti Governi. Ma non ci fu alcuna politica di persecuzione nel Comitato Olimpico Internazionale, nella FIFA o in qualsiasi altra organizzazione sportiva internazionale. Ora Washington ha organizzato una mobilitazione generale e l’impero non solo ha utilizzato i governi fantoccio dell’Europa, oltre ad alcuni del sud-est asiatico come la Corea del Sud ed il Giappone, ma ha mobilitato un’infinità di organizzazioni internazionali ed imprese del settore privato. Naturalmente la stampa occidentale si è piegata docilmente dietro agli editti imperiali e riproduce senza il minimo accenno di rigore le menzogne diffuse dalla Casa Bianca. Nemmeno nell’epoca più acuta della Guerra Fredda si proibiva la circolazione delle notizie prodotte dall’Agenzia TASS o divulgate dalla Pravda.

Ora è molto peggio: non si può accedere a RT o a Sputnik se non attraverso complesse manovre informatiche e tutto ciò configura un brutale attacco alla libertà di stampa; il quale tuttavia non commuove i soliti custodi della democrazia, dei diritti umani e della società civile nei nostri Paesi. La sciagurata conseguenza di tutto questo è che l’opinione pubblica non sa quale sia la verità, perché i padroni del mondo non vogliono che la sappia.

Insisto: nemmeno nei momenti più aspri del confronto tra Stati Uniti e URSS c’è stata una campagna di disinformazione di questo calibro. Evidentemente i Governi europei sanno molto bene che per loro è fondamentale avere la popolazione disinformata, in modo tale da satanizzare la figura di Putin e da transormare Zelensky nel ragazzino del film che porta la Pace nel mondo, nonostante sia complice di tanti crimini e morti, per i quali prima o poi dovrà rispondere.

 

– Cosa pensi della posizione dell’Argentina all’ONU?

Ho un’opinione negativa sulla posizione argentina. In questo contesto il voto del nostro Paese all’Assemblea Generale dell’ONU, condannando la Russia per una presunta invasione o per una presunta aggressione, è una delle decisioni più sciagurate prese in materia di politica estera dal governo di Alberto Fernández. In verità l’Argentina avrebbe dovuto astenersi. Se non voleva respingere la proposta nord-americana, cosa molto difficile dato che il Paese è molto vulnerabile alle pressioni degli Stati Uniti sul tema del FMI e del debito estero, avrebbe comunque dovuto perlomeno astenersi, come del resto hanno fatto metà dei paesi della CELAC. Lo hanno fatto Barbados, Belize, Brasile, El Salvador, Guyana, Messico, Saint Kits, Saint Vincent/Granadines, Saint Cristobal, Suriname e Trinidad/Tobago. I Paesi più dipendenti dagli Stati Uniti, come l’Argentina, il Perù che sta vacillando, ed il Cile hanno condiviso questa sciagurata decisione.

 

– Credi possibile un accordo di Pace?

Penso che andrebbe fatto subito, ma sono pessimista perché un accordo di Pace richiede il consenso di due parti. E gli Stati Uniti non vogliono la Pace. Lo scopo del manuale delle operazioni della RAND Corporation è quello di dissanguare la Russia, per questo la guerra deve continuare il più possibile, anche se milioni di ucraini moriranno. Ciò che i criminali della RAND hanno in mente è riprodurre la palude in cui cadde l’URSS in Afghanistan. Inoltre vorrebbero fare della Russia ciò che hanno fatto in Jugoslavia: la divisione di questo grande Paese, come è la Russia. Farlo in sette o otto piccoli Stati che non siano più in grado di essere rivali degli Stati Uniti. In altre parole la Russia è molto grande, “too big” come dicono a Washington e per questo è necessario balcanizzare la Russia affinché smetta di essere una grande potenza che possa interferire od ostacolare i piani degli Stati Uniti. Raggiunto questo obiettivo è necessario isolare la Cina e poi lanciarsi in forze contro il gigante asiatico, usando la questione di Taiwan come pretesto.

 

– Erano stati presi degli impegni da parte degli Stati Uniti con la Russia per impedire l’allargamento ad est della NATO?

Non c’è mai stato un trattato. È ciò che Putin ha chiesto quindici anni fa dopo la Conferenza di Monaco. Quello che c’è è una promessa fatta da diversi leader: Bush (padre), Helmut Kohl, Tony Blair, poi da Bill Clinton e ribadita da Bush figlio. Nessuno di questi criminali di guerra ha mantenuto la promessa che la NATO non sarebbe avanzata “di un centimetro verso est”. Ciò fu affermato nel 1992 dopo che l’URSS cadde tra la fine del ’91 e l’inizio del ’92. Una volta disintegrata l’Unione Sovietica, lo promettono prima a Gorbaciov e poi ad Eltsin. Nessuno ha mantenuto le parola data. E a partire dal 1997, sei anni dopo il crollo sovietico e nonostante un anno prima, nel 1996, la Russia avesse già sciolto il Patto di Varsavia, Clinton dà il via libera all’espansione della NATO verso est.

Giova ricordare come la NATO è stata creata nel 1949 per contenere la presunta espansione comunista sovietica. L’URSS è scomparsa senza lasciare traccia, ma la NATO, lungi dal dissolversi, si allarga, cresce ed oggi ha come obiettivo non solo la Russia ma l’Asia, soprattutto la regione dell’Indo-Pacifico. L’ultima dichiarazione del Segretario Generale della NATO dell’11 aprile afferma che l’organizzazione deve riorientare i suoi sforzi al di là dell’Europa, con un occhio rivolto all’Indo-Pacifico, perché è lì che si trova la Cina che, secondo questo burocrate, è la più grande minaccia contro l’ordine mondiale vigente. Ma sappiamo che è la NATO ad essere un’organizzazione criminale che opera su scala mondiale ed è un pericolo per l’umanità.

 

– Quale sarà l’esito del conflitto?

Io credo che si concretizzerà l’occupazione della regione del Donbass da parte della Russia, come è stato fatto con la Crimea, che Mosca vi stabilirà una sorta di zona liberata, ma fortemente militarizzata con il fine di impedire che venga attaccata con missili dall’Ucraina. Ritengo improbabile che in questo contesto gli Stati Uniti o la NATO possano intervenire in Ucraina. Ma questo sarà un sacrificio costoso per la Russia, necessario per scoraggiare la risposta bellica dell’Ucraina contro le popolazioni filo-russe presenti nel sud e nell’est ucraino, la quale potrebbe culminare in un nuovo genocidio. È difficile dire quanto durerà questo accordo, ma non vedo molte alternative.

 

– Qual è il ruolo della Cina?

La Cina sta giocando come sempre sulla scena internazionale con molta cautela, con molta prudenza. Ma lo fa con un messaggio molto chiaro: la responsabilità di tutta la guerra e dei suoi orrori è degli Stati Uniti. Lo hanno detto i principali portavoce del Governo cinese, lo ha detto il Ministero degli Esteri ed alti funzionari del Partito Comunista Cinese. Il presidente della Cina, Xi Jinping, non l’ha ancora detto chiaramente, ma non c’è dubbio che le dichiarazioni precedenti siano state da lui approvate o motivate. Se le cose continueranno così in Ucraina, egli lo farà sicuramente, perché a Xi non sfugge che c’è una sequenza di attacchi: prima la Russia e poi toccherà alla Cina. Ecco perché la Cina sta sostenendo, ovviamente con molta discrezione, sotto al tavolo, gli sforzi della Russia nella guerra in Ucraina.

 

– Che posizione ha preso la sinistra argentina?

In America Latina la nostra sinistra ha una tendenza congenita alla confusione, anche se meno rispetto a quella in Europa. La nostra è molto poco sensibile al ruolo che l’imperialismo svolge sulla scena internazionale. Quando si osserva che alcuni piccoli partiti o organizzazioni di sinistra, per lo più trotskiste, chiedono di manifestare contro il governo di Cuba davanti alla sua Ambasciata di Buenos Aires, mi ricorda quello che diceva Arturo Jauretche, quando definiva la sinistra del nostro Paese come una “sinistra cipaya”, colonizzata dalla propaganda statunitense e docile; e questo voglio credere che lo faccia inconsciamente, quello di divenire strumento delle politiche imperialiste.

Molte volte si sente la sinistra argentina dire che «Putin è un autocrate» o di essere quasi come l’esistenza di Satana nella storia. Ma Biden non è un autocrate, vero? Quanti morti pesano sulla sua persona, dall’Iraq, dalla Siria, dalla Jugoslavia e dalla Libia, tra i tanti altri Paesi? E Zelinsky non è un autocrate? Che manda il suo popolo in un mattatoio per far entrare l’Ucraina nella NATO. Tutto questo, unito alla censura della stampa e alla penetrazione della propaganda “gringa”, genera un’enorme confusione nella sinistra e nel campo popolare. Ma fortunatamente ci sono sempre più settori che vedono il film molto chiaro e alla fine la gente prenderà coscienza di quello che sta succedendo in Ucraina.

 

 

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Fonte:

https://elargentinodiario.com.ar/…/atilio-boron…/

 

BIBLIOGRAFIA ITALIANA SULLA GUERRA IN UCRAINA

MOSAICO DI PACE:

“Fare Pace”, Alex Zanotelli, editoriale Mosaico di pace, maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022

 

“Da Sarajevo a Leopoli”, Tonio Dell’Olio, Mosaico di pace maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022/3006-da-sarajevo-a-leopoli

 

“La Delegazione di pace entra in Ucraina”, video, Tonio Dell’Olio, 2 aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/approfondimenti/documenti/2938-la-delegazione-di-pace-entra-in-ucraina

 

“Stop the war”, Riccardo Michelucci, Mosaico di pace, maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022/3005-stop-the-war

 

Dossier Armi in Europa, Mosaico di pace, maggio 2022

 

“Fermiamoci”, Alex Zanotelli, editoriale Mosaico di pace, aprile 2022

 

“Una crisi globale”, Fulvio Scaglione, Mosaico di pace aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2958-una-crisi-globale

 

“A proposito di armi”, Giorgio Beretta, Mosaico di pace, aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2956-a-proposito-di-armi

 

“Obiettare sotto le bombe”, a cura di Diego Cipriani, aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2956-a-proposito-di-armi

 —-

FAMIGLIA CRISTIANA:

Dossier: L’abisso nella guerra (31/03/2022):

https://www.famigliacristiana.it/articolo/armi-all-ucraina-e-spese-militari-lecito-non-vuol-dire-sempre-etico.aspx

 

Intervista mons. Ricchiuti: La profezia di Isaia e la guerra in Ucraina (31/03/2022): https://www.famigliacristiana.it/articolo/le-tre-questioni-sull-ucraina-e-la-guerra-.aspx

 

“Sulle orme di Francesco. Noi pellegrini di pace”, Tonio Dell’Olio, 2/04/2022:

https://www.famigliacristiana.it/articolo/sulle-orme-di-san-francesco-noi-pellegrini-di-pace.aspx

 

“Aiuti umanitari, dialogo, preghiera, la pace cammina per le vie di Leopoli”, Tonio Dell’Olio, 03/04/2022

https://www.famigliacristiana.it/articolo/stop-the-war-now-aiuti-umanitari-dialogo-preghiera-la-pace-cammina-per-le-vie-di-leopoli.aspx 

“Noi, Sasha, Marina e i loro tre figli in fuga dall’orrore: quell’abbraccio che profuma di pace”, Tonio Dell’Olio, 04/04/2022:

https://www.famigliacristiana.it/articolo/stop-the-war-ucraina-noi-sasha-marina-e-i-loro-tre-figli-in-fuga-dall-orrore-quell-abbraccio-che-costruisce-la-pace-.aspx

AVVENIRE:

sezione Ucraina (diversi articoli):  

https://www.avvenire.it/Search/ucraina

 

“Si parte ricordando don Tonino”, Riccardo Michelucci, 1 aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/iniziative/eventi/2936-la-carovana-nonviolenta-verso-l-ucraina

 

«Caschi blu in Ucraina e non armi». Il popolo della pace chiede la svolta, a cura di Luca Liverani, 1 marzo 2022:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/caschi-blu-in-ucraina-e-non-armi-popolo-pace-chiede-svolta

 

I PACIFISTI  E L’UCRAINA, e-book gratuito, pubblicazione a cura di Sbilanciamoci e Rete italiana Pace e Disarmo: https://sbilanciamoci.info/i-pacifisti-e-l-ucraina/

 

ALCUNI ARTICOLI E COMUNICATI PX:

Comunicato Stampa Pax Christi, “Se vuoi la pace prepara la pace”, 12 febbraio2022

https://www.paxchristi.it/?p=19289

 

Pace senza armi: Mosca e Kiev unite dalla nonviolenza, Avvenire 14 aprile 2022

https://www.paxchristi.it/?p=19954

 

La razionale «follia» del grido “Tacciano le armi!”, don Renato Sacco:

Ucraina: la razionale «follia» del grido «Tacciano le armi!»

 

don Fabio e don Renato a Brescia davanti alla Leonardo: VIDEO – (6 marzo 2022)

( Video 5′)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=5236909536375076&id=100003200740603&sfnsn=scwspwa

 

Giorgio Beretta sulla Fiera delle armi: 12 maggio 2022

https://www.lavocedelpopolo.it/opinioni/fiere-di-armi-in-tempi-di-guerra

 

La rivoluzione cristiana, don Fabio Corazzina: 10 maggio 2022,

Quella della pace è un’opera comune nella quale i cristiani hanno una responsabilità particolare, soprattutto nella sua realizzazione

https://www.lavocedelpopolo.it/opinioni/la-rivoluzione-cristiana

 

 Da cristiani di fronte alla guerra: utopia o realismo? (video, 11 marzo 2022)

Rocco D’Ambrosio e Fabio Corazzina: https://www.moltefedi.it/news/da-cristiani-di-fronte-alla-guerra.html

 

La pace proibita, Teatro Ghione di Roma, 2 maggio 2022, a cura di Michele Santoro

https://www.peacelink.it/pace/a/49131.html

Disarmo, collegamenti di rete utili

https://retepacedisarmo.org/

https://www.banchearmate.org/

https://sipri.org/

https://www.archiviodisarmo.it/

https://sbilanciamoci.info/

https://www.opalbrescia.org/

 

Ucraina ieri e oggi:

https://www.monasterodibose.it/comunita/finestra-ecumenica/14995-ucraina-ieri-e-oggi

 

UCRAINA E CHIESA ORTODOSSA:

collegamenti di rete utili:

https://www.unistrasi.it/1/10/7042/Voci_contro_la_guerra.htm

https://roar-review.com/ROAR-First-Issue-9b481dcf93ce4ff696ec537cad10f3a9

 

BIBLIOGRAFIA

Regno-documenti 5/2022

Le croci e la guerra {Le reazioni dei capi delle Chiese ortodosse e cattoliche sull’invasione della Federazione russa in Ucraina} – Il patriarca ecumenico Bartolomeo – Il patriarca ortodosso di Mosca – Il capo della Chiesa ucraina fedele a Mosca – Il capo della Chiesa ucraina indipendente – Ucraina: l’appello della Santa Sede (Francesco; card. P. Parolin) – I capi della Chiesa in Russia e Ucraina (Infografica di Lorenzo Tamberi) – L’arcivescovo greco-cattolico di Kiev

Regno-attualità 6/2022:

  1. Bremer, Ucraina – Ortodossia russa Storia di una deriva

Aa. Vv, Scienziati: no alla guerra

  1. Tamberi, Infografica: l’Ucraina religiosa
  2. Milani, Ucraina – Ortodossia e potere Europa, la nuova Russia

M.E. Gandolfi Russia-Cirillo: l’omelia

 


Papa Francesco attacca Putin e il Vaticano guarda oltre: è l’ora di un patto planetario

Marco Politi su “Il FattoQ.it” del 14 Marzo 2022

Papa Francesco attacca Putin e il Vaticano guarda oltre: è l’ora di un patto planetario

Papa Francesco ha perso la pazienza con Putin. “Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi – ha scandito all’Angelus domenica – non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri”.

Ma il Vaticano guarda anche al di là della guerra in Ucraina. La lunga stagione successiva al crollo del Muro di Berlino è tramontata: è l’ora di un patto fra tutti i protagonisti della scena mondiale. Nessuno si è accorto, fortunatamente, del lapsus sfuggito a Mario Draghi durante il dibattito in Parlamento, quando è stato autorizzato l’invio di armi all’Ucraina.

Perché la favoletta sulla giungla della storia (la violenza del despotismo) che irrompe con l’intento di deturpare il “giardino di pace” in cui vivevamo non è di un personaggio qualsiasi. Robert Kagan, il saggista e politologo statunitense citato dal premier, fa parte di quel gruppo di ideologi fanatici che sul finire degli anni Novanta lanciarono il “Progetto per un secolo americano”.

Ne faceva parte la crema dei falchi tra cui Donald Rumsfield e Paul Wolfowitz, rispettivamente capo e vicecapo del Pentagono durante la prima presidenza di George W. Bush, e Dick Cheney suo vicepresidente. Ubriachi per il collasso dell’Urss, eccitati dalla vittoria degli Stati Uniti nella guerra fredda, propugnavano l’espansione mondiale del modello di mercato americano e dello schema liberaldemocratico americano e naturalmente della “leadership americana” sul pianeta.

Erano anni in cui imperversava in una parte notevole dell’establishment statunitense un delirio di onnipotenza. Espresso nella convinzione che a Mosca spettasse d’ora in avanti un ruolo minoritario e che nessun altro Stato al mondo potesse sottrarsi all’egemonia degli Usa. E tradottosi, quindi, nella sistematica espansione della Nato nei paesi prima appartenenti al Patto di Varsavia e nello spazio a suo tempo non-allineato della ex Jugoslavia. Ma non bastava. Bisognava mostrare che il modello americano era capace di imporsi anche nel cuore del Medio Oriente e nel centro nevralgico del continente asiatico. E avvenne (con George W. Bush) l’occupazione dell’Afghanistan e l’invasione dell’Iraq.

Entrambe le avventure si sono schiantate in un mare di sangue e distruzioni. Questa fase trentennale è finita e chiunque segua con attenzione le vicende geopolitiche sa anche che non ci sarà più un “secolo” segnato dalla leadership a stelle e strisce. Karol Wojtyla, un pontefice che aveva un senso acuto per la filosofia della storia, lo aveva presentito già nel 1999: in quell’anno – era gennaio – volò a Cuba e poi negli Stati Uniti dove incontrò Bill Clinton. A St. Louis celebrò messa e tenne una singolare omelia, ricordando che i cambiamenti radicali nella politica mondiale aumentavano le responsabilità dell’America. Citò l’episodio biblico di Mosè e del Faraone, il cui esercito finì notoriamente travolto dalle acque del Mar Rosso.

Dio disperde i superbi, esclamò Giovanni Paolo, e innalza gli umili. Il disastro della ritirata dall’Afghanistan ha chiuso dunque un’epoca e l’avventurismo di Putin, con la brutale invasione dell’Ucraina, non è un tentativo di riscrivere la storia del Novecento – come superficialmente è stato sostenuto –bensì una scossa sismica che prelude a un riassestamento complessivo degli equilibri mondiali. Gli Stati, che guardano con allarme e diffidenza alle implicazioni di potere geopolitico che caratterizzano il conflitto in corso tra Nato e Russia (e per questo hanno votato contro o si sono astenuti in sede Onu dal condannare Mosca), rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale. Basti solo citare Cina, India, Pakistan oltre a paesi asiatici e africani. Se poi si vuole fare appello alla battaglia tra liberal-democrazie e autocrazie, precise inchieste prodotte negli Stati Uniti registrano che sulla scena planetaria le democrazie sono da anni in regressione. Rappresentano poco più di un quarto della popolazione mondiale. Il che, se stimola a difendere i valori democratici, rappresenta un monito a non pensare di guidare il mondo facendo i maestrini. Tutti questi problemi sembrano però drammaticamente assenti dal dibattito nelle sedi politiche istituzionali. La discussione in Parlamento è stata finora estremamente povera.

Del ruolo specifico che durante la guerra fredda l’Italia ha sempre saputo giocare nei rapporti con Mosca, pur restando saldamente ancorata al patto atlantico, non si vede neanche l’ombra. Nel frangente attuale l’area cattolica appare forse l’unico spazio in cui si riflette sulle implicazioni più ampie della guerra d’Ucraina e si dibatte sul quadro geopolitico complessivo verso cui tendere. Su Avvenire il sociologo Mauro Magatti sottolinea come sia in corso un “lento e delicatissimo processo di formazione di aree politiche-economiche-culturali omogenee, che cercano di ridefinire il loro posizionamento strategico a livello regionale e globale”. Negli scontri “calcolati” e incalcolabili è ora entrata la dimensione delle ritorsioni economiche planetarie, che lacerando l’interdipendenza globale rendono molto difficile a qualunque attore calcolare la conseguenza delle proprie iniziative.

Oltre a Putin e ai suoi disegni neo-imperiali ci sono le pretese della Cina su Taiwan, le ambizioni della Turchia, il nuovo ruolo dell’India e la stessa crescita della Nato. L’alternativa ai conflitti, spiega Magatti, è la “ricerca di composizioni che possono nascere solo attraverso l’ascolto e il dialogo”. Perché è importante sapere già ora che in questa guerra d’Ucraina non ci saranno vincitori. Per questo è fondamentale “lavorare a un metodo per comporre le tante fratture che spaccano il mondo”. Serve una visione di ampio respiro nella consapevolezza di tutti gli elementi in gioco. Il disegno neo-imperiale di Putin è da bloccare, non dimenticando al tempo stesso – come ricorda Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio – che la “Russia è stata umiliata e circondata dalla Nato”.

Serve una nuova architettura delle relazioni internazionali. Da questa guerra, insiste lo storico Agostino Giovagnoli, emerge un mondo “quantomeno tripolare (Usa, Russia, Cina) e con l’Occidente non più in una posizione dominante”.

Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, invita i leader politici a fare autocritica: “Bisogna riconoscere che non siamo stati capaci di costruire, dopo la caduta del Muro di Berlino, un nuovo sistema di convivenza fra le nazioni, che andasse al di là delle alleanze militari o delle convenienze economiche”. La Santa Sede ritiene che da tutte le parti ci siano “interessi legittimi” da tutelare. Per il mondo cattolico la pace si costruisce lavorando a un patto di convivenza planetario.

 


SABATO 12 MARZO, IN PIEMONTE


CESSATE IL FUOCO – Contro la guerra, cambia la vita.

Dai una possibilità alla pace

l’invito di RETE PACE E DISARMO

Bisogna fermare la guerra in Ucraina.
Bisogna fermare tutte le guerre del mondo.
Condanniamo l’aggressione e la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina.
Vogliamo il “cessate il fuoco”, chiediamo il ritiro delle truppe.
Ci vuole l’azione dell’ONU che con autorevolezza e legittimità conduca il negoziato tra le parti.
Chiediamo una politica di disarmo e di neutralità attiva.
Dall’Italia e dall’Europa devono arrivare soluzioni politiche e negoziali.
Protezione, aiuti umanitari, diritti alla popolazione di tutta l’Ucraina, senza distinzione di lingua e cultura.
Diamo segnali concreti di solidarietà. Ognuno contribuisca all’accoglienza e al soccorso degli Ucraini in fuga.
Costruiamo ponti e solidarietà tra i popoli, non con le armi ma con la democrazia, i diritti, la pace.
Basta armi, basta violenza, basta guerra!
Vogliamo un’Europa di pace.

https://retepacedisarmo.org/2022/cessate-il-fuoco-manifestazione-nazionale-roma-5-marzo-2022/

Per gridare la condanna della guerra,  per elevare la voce della nonviolenza, del disarmo e della solidarietà con le vittime, siamo tutte e tutti invitati a partecipare alla grande manifestazione indetta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e tante altre organizzazioni per questo sabato 5 Marzo a Roma.

Diffondiamo l’invito e partecipiamo numerosi alla manifestazione, con le bandiere e i cartelli, con i quali diremo anche la contrarietà  all’uso delle armi per arrivare alla pace, chiederemo di sostenere gli obiettori di coscienza e la resistenza nonviolenta degli ucraini e dei russi alla politica di guerra.

Poichè la manifestazione avrà un costo notevole si chiede a tutti di contribuire come indicato in calce a questo messaggio.

Pierangelo Monti

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Sottoscrizione contro la guerra, contro tutte le guerre, per la pace in Ucraina per la pace in Europa

I fondi raccolti saranno utilizzati per sostenere la manifestazione del 5 Marzo 2022 e le mobilitazioni organizzate dalla Rete italiana Pace e Disarmo, da sindacati, associazioni, studenti, lavoratori, lavoratrici, pensionati.

I fondi rimasti saranno impiegati a sostegno della resistenza nonviolenta in Ucraina e dei pacifisti in Russia

Per Donazioni:

Causale: Per una Europa di Pace

Tramite Bonifico sul Conto Corrente IT35N0501811700000012455267
Intestazione: Movimento Nonviolento

On line tramite PayPal (possibile anche con Carta di Credito o Carta di Debito con il medesimo circuito) tramite questo link


IN PIEDI, COSTRUTTORI DI PACE – manifestazione a Roma Sabato 5 Marzo contro la guerra in Ucraina

l’invito della segreteria nazionale di Pax Christi Italia

Ciao a tutti,

questi tragici momenti per l’Ucraina  stanno dimostrando la debolezza politica dell’Unione Europea divisa ed asservita alla logica del blocco NATO, di cui  stiamo subendo le conseguenze. Ed oggi anche l’Italia ha votato l’invio di armi, compiendo un passo da “belligerante”. Un passo gravissimo. Da sempre noi diciamo ” un’altra difesa è possibile”, se fatto per tempo e per bene. Fortunatamente assistiamo, a numerose iniziative per la pace su tutto il territorio nazionale.

Rete Italiana Pace e Disarmo, cui abbiamo aderito, ha pensato di mettere in campo per la giornata di Sabato prossimo, 5 Marzo, con raduno alle ore 13.30 in Piazza Repubblica e corteo fino in Piazza San Giovanni in Laterano, una grande manifestazione a Roma per testimoniare la solidarietà al popolo ucraino ed il No alla guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali.

Pertanto, insieme alla prioritaria richiesta del CESSATE IL FUOCO, in Ucraina, si vuole  mettere l’accento sulle seguenti questioni:

  • ritiro delle truppe di occupazione russe dal suolo ucraino;
  • intervento dell’ONU, unico organismo riconosciuto e deputato a gestire le controversie internazionali;
  • neutralità attiva dell’Europa e dell’Italia per soluzioni politiche e non aiuti militari;
  • apertura di corridoi umanitari per profughi;
  • solidarietà con la società civile, i movimenti, le lavoratrici e i lavoratori ucraini e russi che si oppongono alla guerra con la nonviolenza;
  • revisione del ruolo della NATO nel continente europeo che si vuole libera dalle armi nucleari.

Invitiamo quindi i Punti Pace e  gli aderenti a Pax Christi a partecipare, per quanto possibile, alla manifestazione in  collaborazione con le associazioni promotrici del  territorio.

Speriamo entro la serata di oggi di potervi fornire il testo definitivo dell’appello con l’elenco delle associazioni promotrici in  modo che possiate contattare quelle del vostro territorio per organizzare insieme il trasferimento a Roma.

La guerra ci incalza e non abbiamo tempo, dobbiamo reagire ADESSO.

Ringraziamo don Salvatore Leopizzi per averci offerto una traccia di preghiera per la pace che condividiamo con tutti voi (in allegato).

Norberto Julini, coordinatore nazionale

Mauro Scaroni, referente in RIPD

— Segreteria Nazionale Pax Christi Italia Via Quintole per le Rose, 13150023 Impruneta (FI)Tel. 055 2020375


TACCIANO LE ARMI – dichiarazione del vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi nazionale 

Abbiamo accolto l’invito di Papa Francesco per la giornata di preghiera e digiuno per la pace, ieri, Mercoledì delle Ceneri. Un invito anche alla conversione. Mi unisco al dolore per le vittime di questa guerra in Ucraina, e di tutte le guerre. Dalle tante coscienze, da numerose piazze d’Italia sale sempre più forte il grido di pace e di no alla guerra. Si chiede il non coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto né con armi e né con preparazione di uomini.

Certo, la condanna all’aggressione operata da Putin è totale. La guerra è sempre una tragedia. Ma non possiamo con questo dimenticare, o peggio ancora assolvere, la NATO (di cui l’Italia fa parte) dalle sue gravi responsabilità.

Sono sconcertato dalla decisione del Governo e del nostro Parlamento di inviare armi all’Ucraina. E, ancora di più, resto senza parole leggendo le dichiarazioni del nostro ministro della difesa, Lorenzo  Guerini, su La Stampa di oggi, che  oltre a ritenere uno scenario possibile una guerra che può durare 10-20 anni, alla domanda del giornalista sulla decisione della Germania di aumentare le spese militari fino al 2% del Pil, risponde: “Noi abbiamo un trend in crescita da quando sono ministro: da settembre del 2019 a oggi, il bilancio della Difesa è cresciuto di oltre 3 miliardi e mezzo, siamo all’1,4% del Pil. Si tratta di fare più investimenti per presidiare un pezzo della nostra sovranità nazionale e tecnologica».

No, Signor Ministro, “mostrare i muscoli” non può essere, e non potrà esere la strada che porta alla pace!  Io non ci sto! E con me credo tantissime donne e uomini di buona volontà, di Pax Christi e non solo. Che credono e vogliono la pace. “Se vuoi la pace, prepara la Pace, non la guerra!” Mi sembra che qui si vedano ben chiari i grandi interessi delle lobby delle armi. Non per niente da tempo sono in aumento le spese militari. Non ci sono i soldi per tante necessità ma per le armi si trovano sempre. E si decide addirittura di destinarle a zone di guerra, rendendoci, secondo alcuni esperti analisti, un Paese ‘belligerante’.

Proprio un anno fa, papa Francesco nel suo viaggio in Iraq affermava, a Ur dei Caldei,: “Un’antica profezia dice: «Verranno giorni in cui spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. E un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo” (Is 2,4). Questa profezia non si è realizzata, anzi spade e lance sono diventate missili e bombe!”.

Come cittadino che fa riferimento alla Costituzione Italiana (Art. 11) che ripudia la guerra, e da credente e vescovo che fa riferimento al Vangelo, credo sia mio e nostro dovere offrire solidarietà umana e accoglienza a chi fugge dalla guerra, ma è altrettanto doveroso un impegno deciso e radicale contro l’irrazionalità e   l’immoralità di ogni guerra e la sua preparazione. Non possiamo versare benzina sul fuoco. E’ questa è la conversione che vogliamo chiedere anche in questo tempo quaresimale.

Pax Christi sarà a Roma il prossimo 5 marzo con tante donne e uomini per chiedere pace.

Mi auguro che allo jus in bello si sostituisca il Diritto Internazionale alla Pace.

Impruneta (Fi), Casa per la Pace, 3 marzo 2022

+ Giovanni Ricchiuti,

Presidente Nazionale di Pax Christi

Vescovo di Altamura-Gravina – Acquaviva delle Fonti

PRESIDIO DI SABATO 6 AGOSTO A IVREA PER LA PACE E IL DISARMO

Un grosso striscione di 10 metri è sfilato lungo via Palestro, approdando in piazza Ferruccio Nazionale. Viene dall’amico Luciano Guala. Su di esso quel forte “L’Italia ripudia la guerra” scritto nell’articolo 11 della Costituzione.
Molto ricco di interventi quest’oggi il Presidio, che cade lo stesso giorno in cui, 77 anni fa, vennero sganciati i due ordigni nucleari su Hiroshima e Nagasaki.
Pierangelo Monti ha letto la testimonianza di una sopravvissuta all’atomica su Hiroshima. Agghiacciante: quell’oggetto bianco che cade dal bombardiere, l’esplosione, il buio; sua madre che per giorni monitora il suo cuore in bilico fra lo spegnersi o andare avanti; la scoperta allo specchio delle devastazioni sul suo corpo… Come è possibile, si domanda Monti, che ancora vengano costruite bombe che possono distruggere il mondo? Dove si pensa di sganciarle? Su quali città? E’ una follia, della quale è responsabile anche il governo italiano, dato che pure sul nostro territorio, ad Aviano e Ghedi, ne abbiamo decine in deposito.
L’anno scorso, il 6 Luglio, la giunta comunale di Ivrea ha deliberato di aderire alla rete internazionale dei Sindaci per la Pace (Mayors for Peace), un’organizzazione non governativa dell’Onu, presieduta dal Sindaco di Hiroshima, che coinvolge 8.037 città di 165 paesi e regioni nel mondo collegando in rete tutti i Sindaci aderenti. È in questa veste che è intervenuto al presidio anche il Sindaco di Ivrea Stefano Sertoli, ribadendo le parole di Monti.
Cadigia Perini ha affermato che alle richieste di Pace e Disarmo ne andrebbe aggiunta una, senza la quale non sarà mai possibile al nostro Paese aderire al disarmo nucleare. E cioè “Via l’Italia dalla NATO”. Finché saremo nel club dei Paesi Nato è impensabile riuscire ad attuare il disarmo atomico.
Norberto Patrignani ha letto un brano del carteggio che intercorse tra il filosofo Gunther Anders e Claude R. Eatherly, il “pilota di Hiroshima”. Claude Eatherly fece parte come ricognitore dell’equipaggio che gestì lo sganciamento della bomba atomica su Hiroshima. Questa partecipazione gli provocò rimorsi e problemi psicologici che le autorità militari statunitensi ignorarono preferendo giudicarlo pazzo. Gunther Anders gli scrisse, ci fu uno scambio epistolare, e definì Eatherly un precursore del tipo d’uomo – “incolpevole colpevole” – che tutti saremmo diventati perché la tecnica (e gli ordigni nucleari) aveva ormai raggiunto livelli tali da cancellare ogni problema morale.
Silvio Conte, a nome di Emergency, ha affermato che i soci di Emergency non voteranno quei politici che ammettono le armi atomiche, e ha letto alcune frasi di Gino Strada contro la guerra.
Monti ha aggiunto che il Presidente della Croce Rossa internazionale, intervenuto alla Prima Conferenza degli Stati Parte del Trattato per l’abolizione delle armi nucleari, svoltasi a Vienna dal 21 al 23 Giugno, ha dichiarato che in caso venisse sganciata una bomba nucleare, nessuno stato potrebbe far fronte alle richieste di assistenza sanitaria.
Sempre Monti ha poi ricordato le parole del Papa che definiscono “immorale” l’uso e il possesso di armi nucleari.
Il presidio, che si è protratto oltre il solito orario di chiusura proprio per i numerosi interventi, si è chiuso con la canzone “Why” di Wild Mac (… qualcuno può spiegarmi perché la guerra?…)

“FINISCA LA NATO E L’ONU SIA PIU’ DEMOCRATICA”

Parole incisive ed inequivocabili quelle del vescovo Luigi Bettazzi nell’intervista fattagli lo scorso 27 Marzo da Nandino Capovilla e che potete ascoltare grazie al qui sotto riferimento di rete:

Video intervista a mons. Luigi Bettazzi


OGGI, SABATO 12 MARZO, ORE 11

a IVREA PORTA VERCELLI (PIAZZA BALLA)

PRESIDIO PER LA PACE IN UCRAINA

E ALLE ORE 21 ALLO ZAC

VEGLIA PER LA PACE

Poichè si starà nell’area esterna, copriti bene, porta la bandiera della Pace e un telo o un cuscino per sedersi.
Se vuoi, porta una lettura da condividere (una poesia, una canzone) anche se abbiamo tanto bisogno di momenti di silenzio.con letture e silenzio.
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Circa l’intervista di Mercoledì 2 Marzo per TG3 Piemonte al vescovo Luigi Bettazzi…

…. la tendenza mediatica è di farla passare semplicemente come invito a pregare mentre ha usato poche, incisive parole di vera e propria politica internazionale.

collegamento di rete da Rainews
Dell’intervista su TG3 Piemonte al vescovo Luigi Bettazzi, autorevole nell’essere storicamente credibile, sarebbe bene sviluppare ed interpretare parole come: 1) l’invito all’Europa, ritrovatasi UNITA contro una invasione, di essere INDIPENDENTE; 2) chi punta il dito contro qualcuno, oggi contro Putin, ne punta almeno tre verso se stesso… In 2 minuti ha toccato il punto senza nominarlo: la dipendenza a Nato e Stati Uniti ha provocato: 1) l’asservimento economico, finanziario e militare delle sovranità europee che rischiano, se già non lo sono, di essere democrazie fantoccio; 2) l’irritazione, comprensibile ma non condivisibile, guerrafondaia e nostalgica di un capo sia comunista che liberista.

MANIFESTAZIONE DI SABATO 26 FEBBRAIO IN PIAZZA NAZIONALE

IVREA – Massiccia presenza, pomeriggio, Sabato 26 Febbraio 2022, in piazza Ferruccio Nazionale a Ivrea dove sindacati, associazioni e partiti hanno chiamato a raccolta la società civile per una prima manifestazione-presidio contro la guerra in Ucraina.

Presenti tanti ragazzi, il sindaco Stefano Sertoli insieme a diversi colleghi di altri Comuni della zona, una nutrita rappresentanza di sindacati e partiti.

Quasi una trentina le associazioni della città che si sono fatte promotrici del presidio sotto le finestre del municipio.

da QUOTIDIANO DEL CANAVESE di Sabato 26 Febbraio scorso.


Vi giro, alcune foto della manifestazione presidio per la Pace ad Ivrea di Sabato scorso.
Sono foto prese con il cellulare e che mi hanno girato (io ero un pò imbandierata ed avevo le mani occupate….)
C’era parecchia gente.
Maria Assunta, Punto Pace Ivrea

 

Pax Christi e la Pontificia Università Lateranense lanciano la “Scuola d’Innovazione Sociale per la Pace e lo Sviluppo della Cooperazione Internazionale”, un percorso di Alta Formazione, per formare i professionisti di domani, a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu.

Care amiche e cari amici,vi scriviamo per comunicare che è finalmente operante la “Scuola d’Innovazione Sociale per la Pace e lo Sviluppo della Cooperazione Internazionale” promossa congiuntamente da Pax Christi e dalla Pontificia Università Lateranense.

Si tratta di un percorso di Alta Formazione (portatore anche di crediti universitari, per quanti ne faranno richiesta) rivolto ai professionisti di domani, chiamati a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu. Un percorso che vi chiediamo di promuovere nelle vostre realtà locali e comunque tra quanti ritenete possano essere interessati.

Pax Christi Movimento Cattolico Internazionale per la Pace e la Pontificia Università Lateranense intendono inserirsi all’interno delle opportunità formative destinate alla preparazione di quanti contribuiranno con il proprio impegno professionale al raggiungimento di obiettivi di sviluppo sociale ed economico inclusivi e sostenibili, dando vita alla “Scuola d’Innovazione Sociale per la Pace e lo Sviluppo della Cooperazione Internazionale”.

Questa scuola prevede un piano didattico composto da cinque percorsi di alta formazione il cui obiettivo è trasferire competenze e conoscenze utili a quanti si dedicheranno a preparare risposte concrete alle “5P” dell’Agenda 2030 dell’Onu:

PERSONE

PIANETA

PROSPERITA’

PACE

PARTECIPAZIONE

Sono già aperte le iscrizioni. Per informazioni scrivere a: scuoladipace@paxchristi.it

Trova più informazioni aprendo il seguente collegamento di rete: https://www.paxchristi.it/?p=18927


CALENDARIO 2022 DELLA SCUOLA: