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a cura di Pierangelo Monti, MIR

Il Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione per la pace e la nonviolenza, sostenitrice del diritto all’obiezione di coscienza e dell’educazione alla pace, esprime disapprovazione e preoccupazione per la decisione di Rai 2 di trasmettere il docu-reality “La Caserma” incentrato sulla partecipazione volontaria di giovani ad un addestramento militare in una caserma.

Già ad ottobre 2020, col lancio della Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”, il MIR, insieme a Pax Christi e altre organizzazioni ha messo l’accento sulla pericolosa tendenza a militarizzare la società, moltiplicando iniziative di autopromozione e propaganda delle forze armate verso le istituzioni scolastiche italiane. Questa Campagna, oltre a contrastare la presenza inopportuna di militari nelle scuole e di studenti nelle strutture militari, ha lo scopo di promuovere nuove esperienze di educazione alla pace e alla trasformazione nonviolenta dei conflitti.

La proposta del programma “La Caserma”, sembra assecondare invece il tentativo dell’istituzione militare di accreditarsi come agenzia educativa e formativa dei giovani. Riteniamo invece che tale messaggio, oltre a risultare retorico e lontano dalla realtà vera della ‘generazione Z’ cui si rivolge, dia una immagine mascherata della “cultura di guerra” e di ciò che da essa ne deriva. “Giocare” alla guerra è una mancanza di rispetto per i popoli che la stanno subendo, le centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini che nello stesso istante che la trasmissione va in onda, soffrono e muoiono, proprio per la sempre più crescente cultura di odio e di violenza che nel mondo si diffonde. La guerra non è un gioco, né uno show. E, come diceva don Milani, “l’obbedienza non è più una virtù”, se incita alla violenza.

Nel dissentire da questa scelta dell’emittente pubblica, il MIR invita i giovani a manifestare la loro obiezione verso questa serie televisiva e verso trasmissioni che incitano alla violenza. Invita altresì la Rai ad approfondire e diffondere la conoscenza sulle tecniche di trasformazione nonviolenta dei conflitti, da quelli interpersonali a quelli internazionali, e più nello specifico, sulla difesa civile, non armata e nonviolenta, la cui proposta di legge é in attesa di discussione in Parlamento.

L’ambito militare riguarda l’uso della forza armata, la preparazione della guerra e la sua conduzione. Noi, così come recita l’articolo 11 della Costituzione, ripudiamo la guerra e lavoriamo per costruire una Cultura di Pace e Nonviolenza.

19 Febbraio 2021

altro collegamento su Pressenza.com

Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) rappresenta il futuro, mentre i sostenitori delle armi nucleari appartengono al passato. ll Trattato è una vittoria della società civile internazionali e di Governi che hanno voluto liberarsi della tradizionale struttura di potere. Un sondaggio pubblicato da ICAN dimostra che gli abitanti degli Stati sotto l’ombrello nucleare vorrebbero un cambio di rotta da parte dei loro Governi: in Italia ben l’87% è a favore del Trattato per la proibizione delle armi nucleari!

IL 22 Gennaio è stato un giorno di festa per le campagne internazionali a favore del disarmo nucleare e per tutto il Mondo: è entrato in vigore (per i 51 Stati che lo hanno già ratificato) il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), la prima norma internazionale che mette fuorilegge gli ordigni più distruttivi e inumani della storia

“Le armi nucleari sono sempre state immorali. Ora sono illegali” è il grido di gioia che sta percorrendo tutte le latitudini e che corona anni di sforzi della società civile, riunita in particolare nella International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN – Premio Nobel per la Pace 2017) di cui in Italia fanno parte Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo.

Il Trattato TPNW che è legge (90 giorni dopo il raggiungimento della cinquantesima ratifica) proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare armi nucleari, o anche permettere che armi nucleari siano posizionate sul proprio territorio. Il Trattato è stato adottato all’ONU nel 2017 (alla presenza anche di attivisti italiani), purtroppo con una posizione contraria fin dall’inizio da parte dell’Italia.

La mobilitazione “Italia, ripensaci” è stata lanciata da Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo nel 2016 per chiedere al nostro Paese di partecipare attivamente al percorso di costruzione del Trattato. Dopo l’approvazione nel 2017 si è trasformata in una campagna per spingere la firma e la ratifica, anche con la raccolta di oltre 33.000 cartone consegnate simbolicamente al Governo nel giorno del primo anniversario del voto di New York. “Italia, ripensaci” coordina l’azione di associazioni ed Enti Locali verso questo obiettivo: sono decine le iniziative organizzate il 22 gennaio. Dallo scampanio su chiese e torri Civiche in molte città, ai presidi nei territori delle basi di Ghedi ed Aviano, ai manifesti ufficiali affissi dai Comuni, agli appuntamenti online con gli attivisti di tutta Italia!

“Il tema del disarmo nucleare è molto spesso percepito come troppo grande per essere affrontato dalle persone comuni che si sentono quindi rassegnate e impotenti – commenta Daniele Santi, presidente di Senzatomica – Oggi 22 gennaio 2021 lo storico traguardo dell’entrata in vigore del TPNW porta ancora più luce non soltanto sulla possibilità che le armi nucleari possano davvero essere completamente eliminate, ma che questa meta significativa sarà raggiunta solo grazie alla compartecipazione dei cittadini. Con gioia e un’incrollabile determinazione continuiamo ad avanzare uniti fino a quando l’Italia ci ripenserà ratificando il TPNW”.

Questo ottimismo sugli sviluppi futuri dei percorsi di disarmo nucleare è confermato da un sondaggio diffuso oggi da ICAN e dai suoi partner: la maggioranza della popolazione italiana e di altri cinque Stati membri della NATO rifiuta in modo schiacciante la presenza di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio e sostiene il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. 

La rilevazione statistica (condotta da YouGov su un campione di oltre 1.000 persone nel novembre 2020) ha riscontrato come l’87% degli italiani sia favorevole all’adesione dell’Italia al TPNW (+17% rispetto ad un sondaggio simile del 2019) mentre l’attuale posizione del Governo contro il Trattato sia sostenuta solo dal 5%. Anche dopo esser stati informati delle forti pressioni da parte di alcuni alleati NATO contro il TPNW, il 76% ha confermato di volere un Governo che mostri una leadership positiva diventando uno dei prossimi aderenti.

Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di ICAN, ha affermato: “Oggi le armi nucleari sono finalmente ed ufficialmente vietate dal diritto internazionale. La posizione ufficiale del Governo italiano non è più sostenibile”. La maggioranza degli italiani intervistati (56%) non sapeva o non era sicura della presenza di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio e che l’Italia potrebbe eventualmente partecipare ad un attacco nucleare deciso da Stati Uniti e NATO. Nonostante questo, una volta informato della presenza come parte della missione di “Nuclear Sharing” della NATO, un rimarchevole 74% (+14% rispetto al 2019) vuole che le armi nucleari statunitensi vengano rimosse. Solo il 16% degli intervistati sostiene l’acquisto da parte dell’Italia degli F-35 come cacciabombardieri da combattimento in grado di svolgere una missione nucleare.

“Questo ultimo anno ha reso chiaro ciò che la maggior parte di noi ha sempre saputo – ha aggiunto Beatrice Fihn – nessun uomo dovrebbe avere il potere di distruggere l’umanità semplicemente premendo un bottone. Gli italiani non vogliono che i loro militari siano chiamati a commettere crimini contro l’umanità per conto degli Stati Uniti e della NATO. È immorale. È disumano. E da oggi è illegale“.

Agli intervistati è stata chiesta un’indicazione della propria area politica: il sostegno all’adesione al TPNW è risultato superiore all’80% per tutti i partiti e addirittura oltre il 90% per alcuni di essi. Francesco Vignarca, Coordinatore delle Campagne per la Rete Italiana Pace e Disarmo ha commentato: “Gli italiani di tutte le appartenenze politiche hanno affermato chiaramente di volere un Paese che sia protagonista e guida in materia di diritti umani e diritto internazionale, rifiutando queste armi di distruzione di massa. In un momento di sconvolgimento politico ed economico globale esasperato dalla pandemia di COVID-19 non abbiamo bisogno di spendere i soldi duramente guadagnati dagli italiani per armi nucleari vietate da una norma internazionale. Vogliamo dei leader politici capaci di guardare ad un nuovo futuro senza armi nucleari, non bloccati in un passato che gli farà perdere rapidamente consenso”.

Sondaggi simili sono stati condotti in Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Islanda e Spagna con dimostrazione di sostegno al TPNW vicino o superiore all’80%. La NATO ha un impegno dichiarato a sostenere il disarmo nucleare, ma si è opposta ad ogni passo per giungere al Trattato TPWN e recentemente ha rinnovato il suo impegno a rimanere un’alleanza nucleare. Gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito stanno attualmente spendendo migliaia di miliardi di dollari per sviluppare nuove armi nucleari destinate a durare per decenni, alcune delle quali (le B61-12) verranno anche dispiegate nelle basi italiane di Aviano e Ghedi.

La campagna “Italia, ripensaci” chiede al Governo di chiarire la posizione riguardante il TPNW, visto il sostegno pubblico schiacciante a questa norma: “Le nostre istituzioni rappresentano il popolo italiano o preferiscono sottostare alle indicazioni provenienti da Washington e Bruxelles? Il risultato di questo sondaggio (che conferma quelli condotti dal 2017 in poi) e anni di confronto con gli italiani e le italiane rendono evidente che dovrebbero invece stare con la maggioranza dell’opinione pubblica contro le armi nucleari aderendo al Trattato TPNW”.


DOCUMENTI UTILI:

Punti chiave del trattato TPNW che entra oggi in vigore

Risultati del Sondaggio ICAN condotto in Italia e in altri 5 Paesi NATO

LEGGI DA QUI L’INTERO COMUNICATO: Appello-di-23-associazioni-al-Sindaco-e-Consiglio-comunale-di-Ivrea-per-il-disarmo-nucleareDownload

Bell’articolo del Vescovo Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi Italia, pubblicato su l’Avvenire oggi 6 Gennaio 2021

Livio Obert propone l’intervista a mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale Pax Christi, comparsa su “Avvenire” di oggi 6 Gennaio 2021

vedine il rimando in rete (link) oppure leggi il testo riportato qui sotto:


Caro direttore, il Vangelo dell’Epifania termina con queste parole: «(I magi) Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».

Mi è capitato tra le mani il testo che Avvenire pubblicò il 5 gennaio 2012, scritto dall’allora presidente di Pax Christi, monsignor Giovanni Giudici. Si riferiva in particolare al progetto degli aerei caccia F-35. Oggi all’inizio del 2021 mi sento di riprendere quelle riflessioni ancora purtroppo attuali, e non solo per gli F-35. Penso al grande affare della vendita di armi all’Egitto.

Sì, proprio l’Egitto dove è stato torturato e ucciso Giulio Regeni, e dove Patrick Zaki è ancora in carcere, come tanti innocenti perseguitati. Penso a quanti altri Paesi ricevono armi prodotte in Italia, e sono anche Paesi in guerra o che violano i diritti umani. Penso allo Yemen, ricordato dal Papa all’Angelus del 1 gennaio 2021, cinquantaquattresima Giornata mondiale della Pace e alle tante vittime innocenti di quel Paese bombardato dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita con le bombe prodotte dalla tedesca Rwm in Sardegna e vendute dall’Italia. Penso alle tante bombe nucleari presenti sul territorio italiano, a Ghedi e ad Aviano. Penso alle nuove bombe nucleari B61-12 che dovrebbero arrivare prossimamente e per le quali è ‘indispensabile’ il progetto degli F-35.

E ricordo che uno solo di questi aerei costa oltre 130 milioni di euro. Di fronte a questo quadro di guerre, bombe e armi dobbiamo ripetere: ‘Sì, è un’altra la strada’. «Cammineranno le genti, mentre la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli », così scriveva il vescovo Giovanni Giudici nel 2012. In questa festa dell’Epifania il profeta Isaia resta colpito dal movimento di popoli in cerca della luce e della pace. Quest’anno non è stato possibile fare la tradizionale marcia per la pace del 31 dicembre, ma abbiamo ugualmente vissuto una marcia ‘virtuale’ sul Web, il 30 e 31 dicembre, guidati dal nostro instancabile monsignor Luigi Bettazzi. Ma su quale via scegliamo di camminare? Forse quella di Erode, fatta di violenza e sopruso? O piuttosto quella dei Magi e di chiunque, singoli e popoli, discerne le opere di pace per garantire il futuro di tutti? E ancora: di fronte alle tragedie dei morti nel Mediterraneo o di quanto succede ai migranti nei Balcani, possiamo restare in silenzio? Quale strada dobbiamo scegliere? Forse quella dell’indifferenza o della paura?

No, perché, è un’altra la strada! I Magi, ci racconta il Vangelo, «per un’altra strada fecero ritorno». Anche per noi vale l’invito a intraprendere una strada diversa orientando ogni scelta sulla via esigente e necessaria della pace. Per questo esigiamo un ripensamento sulle spese militari con un serio dibattito in Parlamento. E con la campagna ‘Italia ripensaci’ chiediamo che il nostro Paese aderisca al Trattato di proibizione delle armi nucleari che entrerà in vigore il prossimo 22 gennaio. «I popoli che camminano nella tenebra amano questi progetti di armi e di morte». Ce lo ricordava papa Francesco a Pasqua 2020. E avvertiva: «Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbe essere usati per curare le persone e salvare vite». Chi incontra Gesù a Betlemme non può più camminare sulle strade di Erode, il violento re della strage degli innocenti. Dai Magi impariamo a scegliere, anche a rischiare. Quando si incontra il Cristo nel volto di tante sorelle e fratelli non si può familiarizzare con progetti di violenza. Concludo con le stesse parole scelte nove anni fa da monsignor Giudici: «Per questo nostro mondo che ‘ha bisogno della pace come e più del pane’ (Benedetto XVI, 1 gennaio 2012), ci sono richieste le scelte più alte perché ‘Quando tanti popoli hanno fame, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi’. (Paolo VI, 1967, Populorum Progressio n.53)».

a cura di Gustavo Gnavi (PuntoPaceIvrea) e di PierAngelo Monti (MIR)

Vi proponiamo il collegamento (link) per accedere in rete al testo della lettera del vescovo di Roma dal titolo “LA CULTURA DELLA CURA COME PERCORSO DI PACE” con l’augurio che sia ascoltato, perchè nel nuovo anno si cammini in pace verso la pace, avendo cura di ogni essere vivente e della Terra sulla quale viviamo.

Il Papa inizia esprimendo la sofferenza nel

constatare che, accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione” 

e termina con una indicazione pratica:  

Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari. Anche questo, d’altronde, è messo in luce da problemi globali come l’attuale pandemia da Covid-19 e dai cambiamenti climatici. Che decisione coraggiosa sarebbe quella di «costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri»!”
Pierangelo

In questo messaggio per la 54° giornata mondiale della pace papa Francesco ci ricorda inoltre:

“ quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone.”

E’ questo un tema sul quale il papa ritorna spesso negli ultimi tempi. Nell’enciclica “Fratelli tutti” dice chiaramente che:

“ l’uso dell’energia atomica per scopi bellici è immorale, così come è immorale il possesso di armi nucleari.”

Anche l’ONU ha fatto un passo molto importante in merito alle armi nucleari.

Infatti  il 22 Gennaio entrerà in vigore il TRATTATO PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI (TPAN) adottato dall’ONU nel 2017 e da questa data non si potranno più costruire, vendere e detenere armi atomiche sul territorio nazionale. Tuttavia:

  • Lo sai che la NATO ha chiesto ai paesi che ne fanno parte di non firmare il trattato?
  • Lo sai che l’Italia, che fa parte della NATO, non ha ancora firmato il trattato?
  • Lo sai che in Italia, negli aeroporti militari di Ghedi (BS) e di Aviano (PD) vi sono circa 50 testaste nucleari della NATO?
  • Lo sai che nel 2021 queste testate verranno sostituite con altre più moderne e più potenti e  quindi più pericolose, anche se sarà in vigore il trattato che lo proibisce?
  • Lo sai che per la presenza di queste testate l’Italia e altre nazioni europee (Germania, Belgio e Olanda), in caso si una guerra atomica, saranno le prime a essere colpite?
  • Lo sai che l’Italia, per sostenere la NATO, ha speso nell’anno passato circa 70 milioni di Euro al giorno?
  • Lo sai che secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Mil€x nel 2020 l’Italia avrà speso  circa 26,3 miliardi di Euro in spese militari, un miliardo e mezzo in più rispetto l’anno precedente?
  • Lo sai che la portaerei Cavour, varata nel 2009 e costata 1,3 miliardi di euro. ha fatto sinora solo due missioni di rappresentanza per pubblicizzare la Marina Militare?
  • Lo sai che L’Italia ha negli ospedali 3,2 posti letto ogni mille abitanti mentre la media europea è del 4,3 ogni mille abitanti (e la Germania 8 ogni mille)?

Se non lo sai, è perché le varie fonti di informazione (giornali, radio, TV, etc) non lo dicono.

Ora non possiamo non chiederci:

  • –  perché aumentano le spese per il settore militare e non quelle per la sanità pubblica?
  • – perché dobbiamo continuare a sovvenzionare i grandi gruppi di pressione internazionale  (lobby) delle armi che si arricchiscono sempre più vendendole ai paesi in guerra?
  • –  perché dobbiamo sostenere organizzazioni internazionali come la NATO che creano e finanziano guerre fra paesi poveri per poter vendere a questi le loro armi?

Non è ora di cambiare e passare da un’economia di guerra a una di pace?Per fare questo c’è bisogno dell’impegno di tutti, anche del tuo… PENSACI!

Una prima conversazione tra vescovi

18 Gennaio 2021

Da molti anni il cuore delle persone che vivono nelle zone di conflitto, nei campi per i rifugiati, nelle case e nelle comunità in preda alla violenza, aspira alla pace offerta da Gesù. In questo periodo di pandemia, la pace e la sicurezza sembrano molto lontane: l’ansia e la paura sono ovunque presenti.

Come sappiamo la pace deve essere creata e ricreata allo stesso tempo contemporaneamente da una visione e da un’azione comune.  La Chiesa, col suo impegno a favore della dignità umana e delle giuste relazioni, può offrire la leadership necessaria sia per costruire la pace sia per prevenire, per disinnescare e sanare i danni dei conflitti violenti. La pace esige giustizia e la giustizia esige il ristabilimento della pace.

Ringraziamo papa Francesco per le parole che ha pronunciate nell’enciclica “Fratelli tutti”, ricordandoci che, come siamo sorelle e fratelli in una sola famiglia umana, dobbiamo sforzarci di vivere in pace rispettando e celebrando la dignità innata di ciascuno. Il nostro legame gli uni con gli altri, come creature di Dio, è fondamentale.

La scelta del titolo dell’enciclica e del luogo della sua firma, ad Assisi, ci porta chiaramente a guardare al nostro caro S. Francesco che è sempre stato identificato con la nonviolenza.  In questo documento quando  papa Francesco ci ricorda la parabola del buon samaritano, quando ci ricorda l’incontro di S. Francesco col sultano al-Malik-al-Kamil, quando critica fortemente il capitalismo e la cupidigia, quando, come tutti i papi dopo Giovanni XXIII, condannano la guerra e sono vicini ugualmente al rifiuto puro e semplice della teoria della guerra giusta, il Santo Padre ci indica la scelta fondamentale che Gesù ci ha proposto: continueremo ad accettare la violenza nella nostra società e nella nostra vita o abbracceremo la vita non violenta?

“Fratelli tutti” ci chiede di raccogliere la sfida di opporci alla violenza sistematica e di affermare il nucleo di umanità che ci unisce in comunità, un legame che trascende tutte le differenze tra noi, come persone di tutte le credenze, razze e nazioni. E’ certamente un elemento chiave per adattarci alla vita in caso di pandemia.

Durante tutto il suo pontificato, e implicitamente nella “Fratelli tutti”, il Santo Padre ha detto: Dio ci chiama alla vita nonviolenta; la nonviolenza del Vangelo è il cuore della nostra fede; e in questo periodo di violenza mondiale, siamo invitati a far progredire la via della nonviolenza attiva nella nostra vita e nel nostro mondo.

Pax Christi International, attraverso la sua rete mondiale di organizzazioni dai medesimi intenti, lavora da decenni alla realizzazione di questi ideali. In questi ultimi tempi Pax Christi International, attraverso la sua “Iniziativa cattolica per la nonviolenza”, ha posto l’accento sulla nonviolenza attiva come via per una pace vera. Nelle nostre analisi e nelle nostre azioni attraverso il mondo abbiamo visto come questi approcci sono forti ed efficaci per far progredire la pace nel mondo.

Noi pensiamo che è essenziale sviluppare e diffondere questo messaggio in tutta la Chiesa, perché i fedeli e le loro guide possano riflettere su questo appello nei loro differenti contesti. Per fare ciò è necessario avere il sostegno concreto ed efficace delle chiese diocesane e dei loro pastori.

Vi invitiamo perciò a una conversazione virtuale tra vescovi il 18 Gennaio 2021, via Zoom, che durerà due ore. L’incontro in rete sarà proposto in inglese, francese e spagnolo, e comprenderà due convocazioni uguali in piccoli gruppi. Per facilitare più partecipanti, questi collegamenti si terranno il primo alle ore 7,00 del mattino e il secondo alle ore 16,00 (ora italiana).  Si potrà partecipare a una sola di queste due riunioni.  

Nel corso del nostra riflessione in rete esamineremo le seguenti questioni

  • Pensate che la nonviolenza debba far parte integrante dell’evangelizzazione della Chiesa?
  • Quali sono, secondo voi, le opportunità e le sfide per incoraggiare le parrocchie, le scuole, le agenzie di servizi sociali e le altre organizzazioni della vostra diocesi/arcidiocesi a promuovere la nonviolenza?

Prima della riunione sarà utile riflettere sulle questioni proposte qui di seguito. Le vostre riflessioni scritte a riguardo saranno le benvenute. Metteremo a vostra disposizione uno spazio in linea sicura (Dropbox) in modo da condividere i vostri contributi con gli altri partecipanti.

  • Qual è la realtà della violenza in tutte le sue forme, nella vostra diocesi/arcidiocesi? Nel vostro paese?  Come definite la nonviolenza?
  • Quali sono le strategie attualmente usate per superare queste violenze? Siete impegnati in qualche modo in queste strategie per superare la violenza nelle vostre diocesi/arcidiocesi? E nel vostro paese? 

Noi speriamo che la riunione del 18 Gennaio 2021 sia l’inizio di una conversazione permanente. Speriamo che questa prima conversazione sia l’occasione di un’introduzione e di una breve condivisione e speriamo di programmare un altro appello nei prossimi mesi.

In futuro gradiremmo sapere come “Pax Christi International” e altre organizzazioni cattoliche possano sostenervi nel vostro sforzo per costruire la nonviolenza nel vostro contesto locale. Vogliamo approfondire queste conversazioni e prendere altre iniziative per costruire una cultura della nonviolenza evangelica all’interno delle nostre Chiese.

Per tutte le questioni riguardanti questo incontro online potete contattare Judy Coode, coordinatrice del progetto della “Catholic Nonviolence Initiative:  j.coode@paxchristi.net.

All’avvicinarsi dell’Avvento riflettiamo sul viaggio rischioso della Santa Famiglia e prepariamo il nostro cuore all’incarnazione perché possiamo approfondire le nostre preghiere e le nostre azioni per creare il mondo di pace promesso  dalla nascita del bambino Gesù.

Un abbraccio di pace,

M.me Greet Vanaerschot                                                         suor Teresa Wamuyu Wachira, IBVM

   Segretaria generale                                                                                 Co-presidente

(a cura di Gustavo Gnavi, responsabile PuntoPaceIvrea)

Dieci anni fa, il 18 Novembre, moriva la teologa  Adriana Zarri

Da tempo abitava in una cascina a Crotte, vicino a Ivrea, a contatto con la natura e con i suoi gatti e apriva il suo portone a tutti per scambiare qualche idea, per riflettere e pregare assieme, per dare la possibilità di passare qualche ora in silenzio.

Durante la sua vita ha dato molto alla Chiesa, anche se non sempre venne capita e accettata. Ma la strada  della fede non mai facile e lei l’ha percorsa con dignità, volontà  e perseveranza.

Fu sempre molto vicina a Pax Christi e al suo impegno per la pace e la ricordiamo pubblicando un articolo apparso sul numero di Novembre della rivista paolina Jesus di cui riporto la foto e, qui sotto, il testo:

Jesus San Paoloarticolo pubblicato il 17 Novembre 2020 

“ADRIANA ZARRI, DIECI ANNI DOPO UNA LEZIONE DIMENTICATA

Il 18 novembre ricorrono i dieci anni dalla morte della teologa. Il ricordo di Mariangela Meraviglia, studiosa di Storia della Chiesa e autrice della recentissima biografia “Semplicemente una che vive. Vita e opere di Adriana Zarri” (Il Mulino).

A dieci anni dalla morte, Adriana Zarri (1919-2010) è una grande dimenticata della storia del Novecento cattolico italiano. Prima donna laica che impose la sua voce in una Chiesa restia ad attribuire autorevolezza ai laici e alle donne, fu coraggiosa esponente di quel cattolicesimo di denuncia e di testimonianza che ha animato decenni di dibattito ecclesiale prima e dopo il Concilio Vaticano II.

La sua penna competente e implacabile non si sottrasse a nessuno dei temi più scottanti affrontati in decenni in cui si sognò di riconsegnare la Chiesa alla verità del Vangelo e alla fedeltà alla storia. Caldeggiò un ruolo dei laici non subalterno al potere clericale; rivendicò la fine di compromessi e collusioni con la politica; discusse su sessualità e condizione della donna, celibato dei preti, autonomia della legge civile dalla legge religiosa; promosse la liturgia come esperienza vitale e partecipata di tutto il popolo cristiano.

Il suo impegno traeva alimento da una originale teologia trinitaria che, scardinando un’immagine «monistica» di Dio, rinveniva nello scambio amoroso di Padre, Figlio, Spirito il fondamento della realtà umana e cosmica, e la fonte del pluralismo, della relazione, del dinamismo che percepiva in ogni dimensione del vivere. Era una teologia, la sua, che nasceva fuori da contesti accademici, dal vivo di un animo contemplativo che orientò Adriana a una giovanile scelta religiosa e, negli anni della maturità, alla creazione di eremi che divennero oasi di armonia e bellezza, prefigurazione di un «Eden» promesso e creduto, approdo di cristiani in ricerca o di chi avvertiva la nostalgia di un «assoluto» a cui non attribuiva alcun nome.

Tradusse il primato di Dio in potenziale di resistenza contro le storture del mondo; concretizzò il suo orizzonte evangelico in amore e cura della terra e delle sue creature; condivise una vocazione alla preghiera come esigenza di vita piena da ritrovare nella propria interiorità. Le sue pagine emanano il fascino di un’esistenza persuasa del senso profondo delle cose e la capacità di riconoscere, nell’umanità e nel cosmo, il mistero e la presenza di Dio.”

https://www.edicolasanpaolo.it/scheda/jesus.aspx

a cura di Pierangelo Monti, MIR

COMUNICATO STAMPA – 29 settembre 2020 

La Campagna “Un’altra difesa è possibile” ricevuta al Senato: un passo avanti per la difesa non armata e nonviolenta

Gli oltre 50.000 cittadini italiani che da anni chiedono all’Italia di dotarsi di strumenti e politiche di intervento nonviolento nei conflitti, in Italia e all’estero, e in alternativa alla difesa militare hanno visto oggi le istituzioni italiane fare un passo avanti in questa direzione. 

Nella mattinata di oggi, martedì 29 settembre 2020, una delegazione della Campagna “Un’altra difesa è possibile” è stata ricevuta al Senato della Repubblica dal Capo di Gabinetto della Presidenza, on. Nitto Palma. La delegazione era composta da Mao Valpiana, coordinatore della Campagna, e da Martina Pignatti Morano del Tavolo Interventi Civili di Pace.
Nell’incontro si è data accoglienza istituzionale, secondo la strada tracciata dalla Costituzione, alla Petizione n. 588 a sostegno della proposta di Legge su “Istituzioni e modalità di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta” già annunciata nell’Aula di Palazzo Madama, ed affidata alle Commissioni 1 (Affari costituzionali) e 4 (Difesa). A nome delle cinque Reti promotrici dell’iniziativa (Rete Italiana Pace e Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!) sostenuta da centinaia di associazioni e gruppi locali, Valpiana e Pignatti hanno illustrato alla Presidenza i contenuti della proposta di Legge.
La Campagna “Un’altra difesa è possibile” con la sua proposta intende dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione (ripudio della guerra e difesa della patria affidata ai cittadini) e contribuire quindi ad avviare nel nostro Paese una politica di difesa della popolazione, del territorio, delle istituzioni: il servizio civile, la protezione civile, i corpi civili di pace e un Istituto di ricerche sulla pace ed il disarmo. La prima fase di azione della mobilitazione si è dunque conclusa positivamente con l’ingresso al Senato di una fattiva proposta per la realizzazione di una difesa basata su principi di nonviolenza per una concezione ampia e costituzionale della Difesa. La Campagna proseguirà l’azione di sensibilizzazione verso i Senatori affinché possano fare propria la nostra proposta avviando un dibattito sulla necessità che anche nel nostro Paese venga riconosciuta a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare.
La delegazione della Campagna desidera ringraziare la Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati e il Capo di Gabinetto Nitto Palma e tutto l’Ufficio di presidenza per la disponibilità dimostrata ad accogliere con il massimo riconoscimento istituzionale il nostro percorso di partecipazione legislativa da parte di cittadine e cittadini.

Questa lettera aperta a sostegno del Trattato del 2017 sulla proibizione delle armi nucleari è firmata da 56 tra ex presidenti, primi ministri, ministri degli esteri e difesa, ministri di 20 stati membri della NATO, nonché del Giappone e Corea del Sud.

Tutti questi stati attualmente rivendicano la protezione dalle armi nucleari statunitensi e non hanno ancora aderito al trattato. La lettera sarà inviata agli attuali leader di questi stati. I co-firmatari includono l’ex segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon e due ex segretari generali della NATO, Javier Solana e Willy Claes.

celebre e commovente fotografia scattata dal soldato USA Joe O’Donnell a Nagasaki nel Settembre 1945

“La pandemia di coronavirus ha chiaramente dimostrato l’urgente necessita di una maggiore cooperazione internazionale per affrontare tutte le principali minacce alla salute e al benessere dell’umanità. Primariamente la minaccia di una guerra nucleare. Il rischio di una detonazione di armi nucleari oggi – sia per caso, errore di calcolo o per intenzione – sembra essere in aumento, con il recente dispiegamento di nuovi tipi di armi nucleari, l’abbandono del controllo degli armamenti previsti da accordi di lunga data e il pericolo reale di attacchi informatici alle infrastrutture nucleari.

Dobbiamo prestare attenzione agli avvertimenti di scienziati, medici e altri esperti. Non dobbiamo camminare come sonnambuli verso una crisi di proporzioni ancora maggiori di quella che abbiamo vissuto quest’anno.

Non e difficile prevedere come la retorica bellicosa e l’inadeguato giudizio di leader di nazioni dotate di armi nucleari potrebbero provocare una calamità tale da colpire tutte le nazioni e tutti i popoli.

Come ex leader, ministri degli esteri e ministri della difesa di Albania, Belgio, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Giappone, Lettonia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Corea del Sud, Spagna e Turchia –  tutti paesi che rivendicano la protezione delle armi nucleari alleate – facciamo appello agli attuali leader per promuovere il disarmo prima che sia troppo tardi.

Un ovvio punto di partenza per i leader dei nostri paesi sarebbe dichiarare senza riserve che le armi nucleari non servono ai legittimi scopi militari o strategici, alla luce delle catastrofiche conseguenze umane e ambientali del loro utilizzo. In altre parole, i nostri paesi dovrebbero rifiutare qualsiasi ruolo per le armi nucleari in nostra difesa.

Rivendicando la protezione delle armi nucleari, stiamo promuovendo la pericolosa ed errata convinzione che le armi nucleari aumentino la sicurezza. Piuttosto che consentire il progresso verso un mondo libero dalle armi nucleari lo stiamo ostacolando e stiamo perpetuando il pericolo nucleare, tutto per paura di turbare i nostri alleati che si aggrappano a queste armi di distruzione di massa.

Ma gli amici possono e devono parlare agli amici quando essi si impegnano in un comportamento sconsiderato che mette le loro e le nostre vite in pericolo.

Senza dubbio é in corso una nuova corsa agli armamenti nucleari, dunque una corsa al disarmo è urgente e necessaria. E’ tempo di porre fine definitivamente all’era della dipendenza dalle armi nucleari.

Nel 2017, 122 paesi hanno compiuto un passo coraggioso ma atteso da tempo in quella direzione adottando il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari”, un accordo globale fondamentale che pone le armi nucleari sulla stessa base giuridica delle armi chimiche e biologiche e stabilisce un accordo quadro per eliminarle in modo verificabile e irreversibile. Presto diventerà una legge internazionale vincolante.

Ad oggi, i nostri paesi hanno scelto di non unirsi alla maggioranza mondiale nel sostenere questo Trattato. Ma i nostri leader dovrebbero riconsiderare le loro posizioni. Non possiamo permetterci di esitare di fronte a questa minaccia esistenziale per l’umanità. Dobbiamo mostrare coraggio e audacia e aderire al trattato.

Come Stati, facenti parte della NATO, potremmo rimanere in alleanze con Stati dotati di armi nucleari, perché nulla nel trattato ne nei nostri rispettivi patti di difesa lo preclude. Ma saremmo legalmente vincolati a fare in modo che mai, in nessuna circostanza, accettassimo di assistere o incoraggiare i nostri alleati a utilizzare, minacciare di utilizzare o possedere armi nucleari.

Dato l’ampio consenso popolare nei nostri paesi per il disarmo, questa sarebbe una mossa non controversa e molto lodata.

Il trattato di proibizione e un importante rafforzamento del Trattato di non proliferazione vecchio di mezzo secolo, che, sebbene sia riuscito in maniera notevole a frenare la diffusione delle armi nucleari nella maggioranza dei paesi, non e riuscito a stabilire un tabù universale contro il possesso delle armi nucleari.

Le cinque nazioni dotate di armi nucleari che le possedevano all’epoca del negoziato TNP – Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina – sembra lo intendano come una licenza per mantenere le loro forze nucleari per sempre. Invece di disarmare, stanno investendo pesantemente negli aggiornamenti ai loro arsenali, con l’intenzione di mantenerli per molti decenni a venire.

Questo e palesemente inaccettabile. Il Trattato di proibizione adottato nel 2017 può aiutare a porre fine a decenni di paralisi nel disarmo.

E un faro di speranza in un tempo di oscurità. Consente ai paesi di iscriversi alla più alta norma  multilaterale disponibile contro le armi nucleari per creare una efficace pressione internazionale.

Come riconosce il suo preambolo, gli effetti delle armi nucleari “trascendono i confini nazionali, pongono gravi implicazioni per la sopravvivenza umana, l’ambiente, lo sviluppo socioeconomico, l’economia globale, la sicurezza alimentare e la salute sia per le generazioni presenti che future e hanno un impatto sproporzionato su donne e ragazze, anche a seguito di Radiazione ionizzanti”.

Con quasi 14.000 armi nucleari situate in dozzine di siti in tutto il mondo oltre che nei sottomarini che pattugliano gli oceani in ogni momento, la capacita di distruzione và oltre la nostra immaginazione. Tutti i leader responsabili devono agire ora per garantire che gli orrori del 1945 non siano mai più ripetuti. Prima o poi, la nostra fortuna finirà, a meno che non agiamo. Il Trattato per il divieto delle armi nucleari fornisce le basi per un mondo più sicuro, libero da questa ultima minaccia. Noi dobbiamo abbracciarlo ora e lavorare per coinvolgere gli altri. Non esiste una cura per una guerra nucleare. La prevenzione è la nostra unica opzione.

Firmata da:

Lloyd AXWORTHY  –  Ex ministro degli affari esteri del Canada

BAN Ki-moon  –  Ex segretario generale delle Nazioni Unite e ministro degli affari esteri della Corea del Sud

Jean-Jacques BLAIS  –  Ex ministro della difesa nazionale del Canada

Kjell Magne BONDEVIK  –  Ex Primo Ministro e Ministro degli affari esteri della Norvegia

Ylli BUFI  –  Ex primo ministro albanese

Jean CHRETIEN  –  Ex primo ministro del Canada

Willy CLAES  –  Ex ministro degli Affari esteri del Belgio e Segretario generale della NATO

Erik DERYCKE  –  Ex ministro degli affari esteri del Belgio

Joschka FISCHER  –  Ex ministro federale degli affari esteri della Germania

Franco FRATTINI  –  Gia Ministro degli Affari Esteri italiano e Vicepresidente della Commissione Europea

Ingibjorg Solrun GISLADOTTIR  –  Ex ministro degli affari esteri dell’Islanda

Bjorn Tore GODAL  –  Ex ministro degli affari esteri e ministro della difesa della Norvegia

Bill GRAHAM  –  Ex ministro degli affari esteri e ministro della difesa nazionale del Canada

HATOYAMA Yukio  –  Ex Primo Ministro del Giappone

Thorbjorn JAGLAND  –  Ex Primo Ministro e Ministro degli affari esteri della Norvegia

Ljubica JELUŠIČ  –  Ex ministro della difesa della Slovenia

Tālavs JUNDZIS  –  Ex ministro della difesa della Lettonia

Jan KAVAN  –  Ex ministro degli affari esteri della Repubblica ceca e presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Alojz KRAPEŽ  –  Ex ministro della difesa della Slovenia

Ģirts Valdis KRISTOVSKIS  –  Ex ministro degli affari esteri, ministro della difesa e ministro degli interni della Lettonia

Aleksander KWAŚNIEWSKI  –  Ex presidente della Polonia

Yves LETERME  –  Ex primo ministro e ministro degli affari esteri del Belgio

Enrico LETTA  –  Ex Primo Ministro italiano

Eldbjorg LOWER   –  Ex ministro della difesa della Norvegia

Mogens LYKKETOFT  –  Ex ministro degli affari esteri della Danimarca

John McCALLUM  –  Ex ministro della difesa nazionale del Canada

John MANLEY  –  Ex vice primo ministro e ministro degli affari esteri del Canada

Rexhep MEIDANI  –  Ex presidente dell’Albania

Zdravko MRŠIĆ  –  Ex ministro degli affari esteri della Croazia

Linda MŪRNIECE  –  Ex ministro della difesa della Lettonia

Fatos NANO  –  Ex primo ministro albanese

Holger K. NIELSEN  –  Ex ministro degli affari esteri della Danimarca

Andrzej OLECHOWSKI  –  Ex ministro degli affari esteri della Polonia

Kjeld OLESEN  –  Ex ministro degli affari esteri e ministro della difesa della Danimarca

Ana de PALACIO Y DEL VALLE-LERSUNDI  –  Ex ministro degli affari esteri della Spagna

Theodoros PANGALOS   –  Ex vice primo ministro e ministro degli affari esteri della Grecia

Jan PRONK  –  Ex ministro della difesa (ad interim) e ministro della cooperazione allo sviluppo dei Paesi Bassi

Vesna PUSIĆ  –  Ex vice primo ministro e ministro degli affari esteri ed europei della Croazia

Dariusz ROSATI  –  Ex ministro degli affari esteri della Polonia

Rudolf SCHARPING  –  Ex ministro federale della difesa della Germania

Juraj SCHENK  –  Ex ministro degli affari esteri della Slovacchia

Nuno SEVERIANO TEIXEIRA  –  Ex ministro della difesa nazionale del Portogallo

Johanna SIGURDARDOTTIR  –  Ex primo ministro islandese  – 

Ossur SKARPHEDINSSON  –  Ex ministro degli affari esteri dell’Islanda

Javier SOLANA  –  Ex ministro degli Affari esteri della Spagna e Segretario generale della NATO

Anne-Grete STROM-ERICHSEN  –  Ex ministro della difesa della Norvegia

Hanna SUCHOCKA  –  Ex Primo Ministro della Polonia 

SZEKERES Imre    ex ministro della difesa dell’Ungheria

TANAKA Makiko  –  Ex ministro degli affari esteri del Giappone

TANAKA Naoki  –  Ex ministro della difesa del Giappone

Danilo TURK  –  Ex presidente della Slovenia

Hikmet Sami TURK  –  Ex ministro della difesa nazionale della Turchia

John N. TURNER  –  Ex primo ministro del Canada

Guy VERHOFSTADT  –  Ex primo ministro del Belgio

Knut VOLLEBAK  –  Ex ministro degli affari esteri della Norvegia

Carlos WESTENDORP Y CABEZA  –  Ex ministro degli affari esteri della Spagna

vedi anche il testo integrale del TRATTATO SULLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI al seguente PDF

Interessante è anche il video circa il vero costo delle armi nucleari e che troverete grazie al link

https://www.peacelink.it/disarmo/a/47902.html