“Think tank”  è letteralmente  un “serbatoio di pensiero”  ossia un “gruppo di esperti impegnato  nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi specie in campo  economico, politico e militare.

Atilio Borón ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Harvard .

Ha lavorato come Professore di Scienze Politiche all’Istituto Latinoamericano di Scienze Sociali e all’Università di Buenos Aires . [3] Ha servito anche come Segretario Generale di CLACSO , un organismo accademico ombrello per l’America Latina.  Nel 2005 ha firmato il Manifesto di Porto Alegre del World Social Forum .

Presso l’ Istituto Transnazionale , è Direttore del Programma Latinoamericano di Educazione a Distanza per Buenos Aires, Argentina, e collaboratore del progetto New Politics.  È anche direttore del Centro per la ricerca europea e latinoamericana a Buenos Aires.  Scrive anche una rubrica su un quotidiano nazionale argentino. 

Ha definito gli Stati Uniti una “minaccia terroristica alla pace mondiale”.  È stato anche critico nei confronti del razzismo sistemico di Israele .  Ha espresso la sua disapprovazione per la gestione americana di Julian Assange .  Borón ha condannato anche Barack Obama per aver ordinato l’ omicidio di Muammar Gheddafi . 

Nel 2009 ha ricevuto il Premio Internazionale José Martí dall’UNESCO per il suo contributo all’integrazione dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi.


Pubblicato il 27/04/2022 dal quotidiano El Argentino

Di Carlos Pronzato e Lois Pérez Leira

 

Il sociologo, politologo, professore, scrittore argentino ed ex vice-rettore dell’UBA (Università di Buenos Aires), Atilio Borón, ha analizzato con precisione e nel dettaglio il conflitto tra Russia ed Ucraina, denunciando che si tratta di uno scenario orchestrato dalla RAND, un enorme “laboratorio di idee” (think tank) degli Stati Uniti che da anni pianifica questa guerra.

 

– Cosa pensa del conflitto russo-ucraino?

Prima di tutto vedo con orrore questa tragedia. Ciò che sta accadendo in Ucraina è terribile. C’è però un rischio: fermarsi a questa prima impressione e smettere di interrogarsi sulle cause di tutto questo. Come si è arrivati ad una situazione del genere? Quando è iniziata la guerra c’è stato molto dibattito, nel quale è passata l’idea, che ancora persiste nell’opinione pubblica, che ci sia un Paese aggressore ed un Paese aggredito. Inoltre in questo caso nel film c’è un cattivo ed è il Presidente Putin, poi c’è un eroe o una specie di “ragazzino” di Hollywood, il quale è Zelensky; ma indagando a fondo, si scopre che il problema ha caratteristiche totalmente diverse. La Russia stava per essere attaccata dalla NATO. Il piano era già stato elaborato in un documento molto importante dalla RAND Corporation degli Stati Uniti, con sede a Santa Monica (California).

 

– Che cos’è la RAND Corporation e qual è il suo obiettivo?

La RAND è un enorme think tank, impiega oltre 1.800 persone tra scienziati sociali e funzionari amministrativi. Hanno elaborato un documento nel 2019 ad uso esclusivo delle autorità degli Stati Uniti, il quale è passato inosservato, perché era riservato.

Ma ne è trapelato un riassunto alla stampa e ciò ha provocato uno scandalo, che è stato messo a tacere rapidamente. In esso si delinea la strategia per spingere la Russia ad entrare in guerra con l’Ucraina. Cioè l’idea era di costringerla, con una serie di provocazioni, in modo che non avesse altre alternative che reagire e dire: “Fino a qui questa è la linea rossa e se viene superata attaccheremo”. Tutto questo è stato preparato nel 2019 , mentre nel 2022 è stato eseguito alla lettera, come si può vedere leggendo il documento titolato: “Sovraccaricare e sbilanciare la Russia”.

Questo documento è davvero impressionante, poiché in esso si specificano tutti i passi da compiere affinché la Russia entri in guerra. Ad esempio quello di intensificare le sanzioni economiche; schierare “armi letali” (Sic) in Ucraina attraverso la NATO; impedire alla Russia di continuare a vendere gas e petrolio ai Paesi europei affinché gli Stati Uniti possano vendergli il proprio gas.

A parte questo, si raccomanda di tagliare tutti i legami della Russia con l’Europa; di porre fine alla neutralità di Paesi come la Svezia e la Finlandia e di aumentare ancor di più le misure coercitive

Quindi tutto ciò che è accaduto negli ultimi due mesi era già stato scritto nel 2019.

È come una sceneggiatura cinematografica, un copione cinematografico, che si è compiuto passo dopo passo. Quindi l’obiettivo era molto chiaro. La Russia era già circondata dal Baltico al Mar Nero da Paesi che avevano già permesso l’installazione di basi militari della NATO dotate di armi di distruzione di massa. La Bielorussia, che è un alleato di ferro della Russia, non lo ha permesso. Ma è l’Ucraina il Paese più importante, perché è una sorta di cuneo che penetra nel territorio russo.

Questa era la linea rossa che Putin ha detto di non oltrepassare, per una ragioni tecnico- militare e di estrema sicurezza nazionale: l’installazione di missili terra-aria degli Stati Uniti al confine tra l’Ucraina e la Russia farebbe sì che questi possano arrivare con la loro carica letale a San Pietroburgo oppure a Mosca in cinque minuti. Questo significa privare completamente i russi del tempo minimo di allerta per preparare la loro difesa. Ecco perché esigono che la NATO non si installi in Ucraina.

 

– Qual è il ruolo dell’Ucraina in questa trama elaborata negli Stati Uniti?

Il Governo ucraino per un quarto di secolo ha rispettato la richiesta russa, ma nel 2014 sono cambiati il Governo ed il suo orientamento a causa di un colpo di Stato apertamente orchestrato dagli Stati Uniti, attraverso la promozione di violente manifestazioni in piazza Euromaidan. Il ruolo principale di questa ingerenza è stato assunto dal sottosegretario agli Affari euroasiatici dell’amministrazione Barack Obama, Victoria Nuland, una superguerriera nord-americana sposata da molti anni con un super falco di nome Robert Kagan, uno dei principali consulenti in materia di politica estera degli ultimi governi degli Stati Uniti. Kagan è uno dei teorici neoconservatori più guerrafondai e genocidi dell’establishment diplomatico nord-americano. Nuland ha partecipato di persona all’Euromaidan, incitando gruppi di opposizione, soprattutto neonazisti e violenti, a prendere d’assalto il Palazzo del Governo. Ci sono anche foto e video di lei che consegna biscotti e bottiglie d’acqua ai manifestanti.

Ad un certo punto l’Ambasciatore nord-americano attraverso una telefonata, preoccupato per la questione, chiede a Victoria Nuland: “Signora, non sarà troppo quello che stiamo facendo, non dovremmo consultare i nostri partner dell’Unione Europea?”. Visto che Nuland non stava solo incitando la violenza di questi gruppi radicali di destra con le insegne naziste tatuate sulle braccia o sulle divise, ma proponeva anche chi dovesse essere il Presidente ad interim dell’Ucraina dopo la destituzione del Presidente Viktor Yanukych. Il preferito di Nuland era Oleksandr Turchynov, “Turchy”, come lo chiamava lei. Un uomo di totale fiducia di Washington, un agente al servizio dell’impero. Preoccupato per la sfrontatezza dell’ingerenza l’Ambasciatore nord-americano in Ucraina le chiede, durante una conversazione telefonica intercettata: “Signora, non le sembra eccessivo questo, non crede che dovremmo concordare il nome del nuovo mandatario con i Governi dell’Unione Europea?”. Questo è il momento in cui lei pronuncia la famosa frase “che vada a quel Paese l’Unione Europea!”, rivelando così la vera natura del rapporto tra Washington ed i suoi lacchè in Europa. In breve: hanno propiziato quel colpo di Stato, hanno cambiato il Governo con un burattino della Casa Bianca ed è così che è iniziato il conflitto.

Tutti i precedenti governi ucraini dalla caduta dell’URSS al 2014 erano stati fedeli alla tesi della neutralità. Con il nuovo Governo ed i suoi successori vengono avviate le trattative per l’adesione dell’Ucraina alla NATO e viene lanciata una campagna di sterminio della parte russofona dell’Ucraina, che è radicata nel Donbass, nel sud-est del Paese. Nonostante questo genocidio abbia mietuto quasi 15.000 vittime, né la NATO, né l’ONU, né il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, né l’Unione Europea hanno aperto la bocca, tanto meno organismi come Human Rights Watch, diligenti pedine della Casa Bianca, attente al più piccolo incidente della polizia a Cuba, in Nicaragua o in Venezuela, ma cieche, sorde e mute di fronte al massacro che stava annientando i russofoni in Ucraina.

Fu allora che dopo 15 anni, dico 15 anni perché ci fu una grande conferenza sulla sicurezza europea organizzata a Monaco di Baviera nel febbraio 2007, lo stesso Putin propose di raggiungere un accordo speciale di sicurezza reciproca con gli Stati Uniti e la NATO, che in un certo senso era poco meno che considerare un possibile ingresso della Russia nella NATO. La risposta di Bush figlio e dei Paesi europei, tutti vassalli ignobili del Governo degli Stati Uniti fu negativa e dispregiativa. Potremmo anche dire russofoba.

È importante che sia ben chiaro come i Governi europei siano ancora più ipocriti di quelli che abbiamo avuto in America Latina. Essi hanno ignorato la proposta di Putin, nonostante le sue insistenti rivendicazioni, non hanno prestato alcuna attenzione ad essa, così dopo 15 anni di negligenza e negazionismo del genocidio della popolazione ucraina di lingua russa, il Presidente russo ha deciso di lanciare la sua operazione militare su quel Paese.

Quando interviene l’esercito russo, come qualsiasi altro esercito, le vittime evidentemente proliferano e purtroppo molte persone innocenti muoiono. Putin aveva già avvertito i Governi ucraini con questa piccola limitazione: “Non c’è alcun problema se entrate nell’Unione Europea. Volete entrare, non c’è nessun problema. Il problema è la NATO”. Tuttavia, hanno insistito ed insistono fino ad oggi sull’adesione dell’Ucraina alla NATO. Questo finirà con la Russia che distruggerà l’Ucraina. Ma all’Europa, così come agli Stati Uniti non interessa affatto che due o tre milioni di ucraini muoiano. Questa è la triste verità. Ecco perché le provocazioni nei confronti della Russia continuano, seguendo le indicazioni della relazione della RAND.

 

– Chi è Zelenski e come arriva al potere?

Zelensky è un mascalzone ingaggiato dalla Casa Bianca, il quale con la sua insistenza nel far entrare la NATO in Ucraina, provoca il sacrificio del suo Popolo. Inoltre rappresenta un ignobile paradosso: un ebreo che agisce in complicità con gruppi profondamente antisemiti, che furono i più violenti nel perseguitare gli ebrei ucraini e che fecero di Stepan Bandera, il carnefice degli ebrei, un eroe nazionale. Così questa guerra è un’articolazione d’ interessi di personaggi, di fazioni e di brutalità che si condensano nell’enorme sofferenza che patisce il Popolo ucraino. La questione dell’ebraismo ha confuso molto l’opinione pubblica, non così il Governo di Israele che è rimasto ai margini di tutto questo. Perché non sono stupidi. Non è il primo ebreo traditore che si allea con i neonazisti. C’è stato un comunicato del Governo di Israele e della Knesset (il Parlamento israeliano) che ha condannato Zelensky per il suo assurdo paragone tra l’Olocausto ebraico e l’attualità ucraina. E gli hanno detto: “Stai minimizzando quello che è stato l’Olocausto, in più gli amici con cui stai sono tra coloro che hanno continuato a praticare l’Olocausto dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Tuttavia Douglas Mc Gregor, un colonnello in pensione dell’esercito degli Stati Uniti, ha sostenuto che non importa quello che dice Zelensky, perché «è solo un burattino della Casa Bianca”, e lo ha detto con queste parole: “He is the puppet from the White House”. Quindi parlare con Zelensky è una perdita di tempo. Questa affermazione è stata fatta durante un’intervista rilasciata a Fox News, la quale si può trovare facilmente su YouTube. “È con Biden che dobbiamo parlare”, ha detto Mc Gregor. Ma Joe Biden sta attraversando un processo accelerato di demenza senile, come lo si è visto l’altro giorno, quando al termine di una conferenza si è girato verso la sua destra e ha allungato la mano per salutare … ad un fantasma. Questo ci dice della gravità della situazione.

In questo scenario è coinvolto anche lo stesso figlio di Biden, Hunter Biden, un corrotto che per diversi anni ha gestito la più importante società di distribuzione del gas in Ucraina. Moriva dalla voglia di fare affari con il gas degli Stati Uniti, che sarebbe arrivato a prezzi molto più alti e che ovviamente avrebbe prodotto maggiori profitti. Quando il padre vinse la presidenza, Hunter Biden lasciò la sua posizione di amministratore delegato di quell’azienda e ne divenne capo del dipartimento legale. Ma è lui che gestisce direttamente quell’azienda. Questo ci parla del livello di corruzione che esiste in questa guerra.

 

– Cosa pensi della censura a livello mondiale imposta ai media russi?

La censura che abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina non c’è stata nemmeno all’epoca dell’Unione Sovietica. Ne sono assolutamente stupito. Perché ti ricordi quando alle Olimpiadi dell’80 ci fu un attacco, un boicottaggio da parte di molti Governi. Ma non ci fu alcuna politica di persecuzione nel Comitato Olimpico Internazionale, nella FIFA o in qualsiasi altra organizzazione sportiva internazionale. Ora Washington ha organizzato una mobilitazione generale e l’impero non solo ha utilizzato i governi fantoccio dell’Europa, oltre ad alcuni del sud-est asiatico come la Corea del Sud ed il Giappone, ma ha mobilitato un’infinità di organizzazioni internazionali ed imprese del settore privato. Naturalmente la stampa occidentale si è piegata docilmente dietro agli editti imperiali e riproduce senza il minimo accenno di rigore le menzogne diffuse dalla Casa Bianca. Nemmeno nell’epoca più acuta della Guerra Fredda si proibiva la circolazione delle notizie prodotte dall’Agenzia TASS o divulgate dalla Pravda.

Ora è molto peggio: non si può accedere a RT o a Sputnik se non attraverso complesse manovre informatiche e tutto ciò configura un brutale attacco alla libertà di stampa; il quale tuttavia non commuove i soliti custodi della democrazia, dei diritti umani e della società civile nei nostri Paesi. La sciagurata conseguenza di tutto questo è che l’opinione pubblica non sa quale sia la verità, perché i padroni del mondo non vogliono che la sappia.

Insisto: nemmeno nei momenti più aspri del confronto tra Stati Uniti e URSS c’è stata una campagna di disinformazione di questo calibro. Evidentemente i Governi europei sanno molto bene che per loro è fondamentale avere la popolazione disinformata, in modo tale da satanizzare la figura di Putin e da transormare Zelensky nel ragazzino del film che porta la Pace nel mondo, nonostante sia complice di tanti crimini e morti, per i quali prima o poi dovrà rispondere.

 

– Cosa pensi della posizione dell’Argentina all’ONU?

Ho un’opinione negativa sulla posizione argentina. In questo contesto il voto del nostro Paese all’Assemblea Generale dell’ONU, condannando la Russia per una presunta invasione o per una presunta aggressione, è una delle decisioni più sciagurate prese in materia di politica estera dal governo di Alberto Fernández. In verità l’Argentina avrebbe dovuto astenersi. Se non voleva respingere la proposta nord-americana, cosa molto difficile dato che il Paese è molto vulnerabile alle pressioni degli Stati Uniti sul tema del FMI e del debito estero, avrebbe comunque dovuto perlomeno astenersi, come del resto hanno fatto metà dei paesi della CELAC. Lo hanno fatto Barbados, Belize, Brasile, El Salvador, Guyana, Messico, Saint Kits, Saint Vincent/Granadines, Saint Cristobal, Suriname e Trinidad/Tobago. I Paesi più dipendenti dagli Stati Uniti, come l’Argentina, il Perù che sta vacillando, ed il Cile hanno condiviso questa sciagurata decisione.

 

– Credi possibile un accordo di Pace?

Penso che andrebbe fatto subito, ma sono pessimista perché un accordo di Pace richiede il consenso di due parti. E gli Stati Uniti non vogliono la Pace. Lo scopo del manuale delle operazioni della RAND Corporation è quello di dissanguare la Russia, per questo la guerra deve continuare il più possibile, anche se milioni di ucraini moriranno. Ciò che i criminali della RAND hanno in mente è riprodurre la palude in cui cadde l’URSS in Afghanistan. Inoltre vorrebbero fare della Russia ciò che hanno fatto in Jugoslavia: la divisione di questo grande Paese, come è la Russia. Farlo in sette o otto piccoli Stati che non siano più in grado di essere rivali degli Stati Uniti. In altre parole la Russia è molto grande, “too big” come dicono a Washington e per questo è necessario balcanizzare la Russia affinché smetta di essere una grande potenza che possa interferire od ostacolare i piani degli Stati Uniti. Raggiunto questo obiettivo è necessario isolare la Cina e poi lanciarsi in forze contro il gigante asiatico, usando la questione di Taiwan come pretesto.

 

– Erano stati presi degli impegni da parte degli Stati Uniti con la Russia per impedire l’allargamento ad est della NATO?

Non c’è mai stato un trattato. È ciò che Putin ha chiesto quindici anni fa dopo la Conferenza di Monaco. Quello che c’è è una promessa fatta da diversi leader: Bush (padre), Helmut Kohl, Tony Blair, poi da Bill Clinton e ribadita da Bush figlio. Nessuno di questi criminali di guerra ha mantenuto la promessa che la NATO non sarebbe avanzata “di un centimetro verso est”. Ciò fu affermato nel 1992 dopo che l’URSS cadde tra la fine del ’91 e l’inizio del ’92. Una volta disintegrata l’Unione Sovietica, lo promettono prima a Gorbaciov e poi ad Eltsin. Nessuno ha mantenuto le parola data. E a partire dal 1997, sei anni dopo il crollo sovietico e nonostante un anno prima, nel 1996, la Russia avesse già sciolto il Patto di Varsavia, Clinton dà il via libera all’espansione della NATO verso est.

Giova ricordare come la NATO è stata creata nel 1949 per contenere la presunta espansione comunista sovietica. L’URSS è scomparsa senza lasciare traccia, ma la NATO, lungi dal dissolversi, si allarga, cresce ed oggi ha come obiettivo non solo la Russia ma l’Asia, soprattutto la regione dell’Indo-Pacifico. L’ultima dichiarazione del Segretario Generale della NATO dell’11 aprile afferma che l’organizzazione deve riorientare i suoi sforzi al di là dell’Europa, con un occhio rivolto all’Indo-Pacifico, perché è lì che si trova la Cina che, secondo questo burocrate, è la più grande minaccia contro l’ordine mondiale vigente. Ma sappiamo che è la NATO ad essere un’organizzazione criminale che opera su scala mondiale ed è un pericolo per l’umanità.

 

– Quale sarà l’esito del conflitto?

Io credo che si concretizzerà l’occupazione della regione del Donbass da parte della Russia, come è stato fatto con la Crimea, che Mosca vi stabilirà una sorta di zona liberata, ma fortemente militarizzata con il fine di impedire che venga attaccata con missili dall’Ucraina. Ritengo improbabile che in questo contesto gli Stati Uniti o la NATO possano intervenire in Ucraina. Ma questo sarà un sacrificio costoso per la Russia, necessario per scoraggiare la risposta bellica dell’Ucraina contro le popolazioni filo-russe presenti nel sud e nell’est ucraino, la quale potrebbe culminare in un nuovo genocidio. È difficile dire quanto durerà questo accordo, ma non vedo molte alternative.

 

– Qual è il ruolo della Cina?

La Cina sta giocando come sempre sulla scena internazionale con molta cautela, con molta prudenza. Ma lo fa con un messaggio molto chiaro: la responsabilità di tutta la guerra e dei suoi orrori è degli Stati Uniti. Lo hanno detto i principali portavoce del Governo cinese, lo ha detto il Ministero degli Esteri ed alti funzionari del Partito Comunista Cinese. Il presidente della Cina, Xi Jinping, non l’ha ancora detto chiaramente, ma non c’è dubbio che le dichiarazioni precedenti siano state da lui approvate o motivate. Se le cose continueranno così in Ucraina, egli lo farà sicuramente, perché a Xi non sfugge che c’è una sequenza di attacchi: prima la Russia e poi toccherà alla Cina. Ecco perché la Cina sta sostenendo, ovviamente con molta discrezione, sotto al tavolo, gli sforzi della Russia nella guerra in Ucraina.

 

– Che posizione ha preso la sinistra argentina?

In America Latina la nostra sinistra ha una tendenza congenita alla confusione, anche se meno rispetto a quella in Europa. La nostra è molto poco sensibile al ruolo che l’imperialismo svolge sulla scena internazionale. Quando si osserva che alcuni piccoli partiti o organizzazioni di sinistra, per lo più trotskiste, chiedono di manifestare contro il governo di Cuba davanti alla sua Ambasciata di Buenos Aires, mi ricorda quello che diceva Arturo Jauretche, quando definiva la sinistra del nostro Paese come una “sinistra cipaya”, colonizzata dalla propaganda statunitense e docile; e questo voglio credere che lo faccia inconsciamente, quello di divenire strumento delle politiche imperialiste.

Molte volte si sente la sinistra argentina dire che «Putin è un autocrate» o di essere quasi come l’esistenza di Satana nella storia. Ma Biden non è un autocrate, vero? Quanti morti pesano sulla sua persona, dall’Iraq, dalla Siria, dalla Jugoslavia e dalla Libia, tra i tanti altri Paesi? E Zelinsky non è un autocrate? Che manda il suo popolo in un mattatoio per far entrare l’Ucraina nella NATO. Tutto questo, unito alla censura della stampa e alla penetrazione della propaganda “gringa”, genera un’enorme confusione nella sinistra e nel campo popolare. Ma fortunatamente ci sono sempre più settori che vedono il film molto chiaro e alla fine la gente prenderà coscienza di quello che sta succedendo in Ucraina.

 

 

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Fonte:

https://elargentinodiario.com.ar/…/atilio-boron…/

 

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