La lettera aperta di Silvio Salussolia al responsabile del Punto Pace di Ivrea, e quindi a tutti noi che ne facciamo parte, vuole ribadire la necessità di fare obiezione di coscienza economica nel momento in cui noi, che ci diciamo per la pace ed il disarmo, affidiamo i nostri risparmi a banche e a compagnie assicurative dal profilo etico non sempre chiaro.

Caro Gustavo,
Seguo e leggo sempre con piacere le tue preziose sollecitazioni.
Interessanti la scuola con la Pontificia università Lateranense/Pax Christi e tutte le discussioni dell’ultimo giorno dell’anno a Savona.
La difficoltà che ho è per il dopo:
come fare a tradurre in azioni quotidiane, fattibili, tutto quanto ascoltato?.
O meglio, come fare a elaborare un pensiero, piccolo ma mio(nostro), adatto alle mie(nostre) spalle che serva la mia(nostra) quotidianità?
La “Scuola d’Innovazione Sociale per la Pace e lo Sviluppo della Cooperazione Internazionale” con la Pontificia Università Lateranense è molto interessante, ma non tocca l’unica materia di partenza, il rapporto economia/armi, che necessariamente è il punto di partenza. Per la verità, si accenna qualcosa tra le diverse unità ma il rapporto armi/economia, cioè lo studio dell’incidenza delle spese militari sui bilanci degli Stati dev’essere il punto di partenza di ogni discorso sul disarmo e non una questione laterale.
(“Questa economia uccide – dice papa Francesco- in due modi, per i soldi spesi in armi e per l’enorme prevaricazione dei ricchi sui poveri”).
E pensare che il Centro Studi Pax Christi con l’Università Cattolica di Milano, a suo tempo, aveva fatto solo quello, ovvero aveva studiato il bilancio dello stato sulla questione armi.
Adesso che finalmente ci si occupa dell’archivio Pax Christi, portato da Ivrea a Firenze, qualcuno potrebbe vedere cosa a suo tempo era stato fatto?
Tuttavia, non serve piangere sul latte versato (o versare sul latte pianto): vediamo piuttosto di cogliere l’occasione per mettere un punto fermo.
Oggi (ma anche prima) le guerre si fanno con i soldi pubblici; anche quelle nucleari, che, diciamo, non si sono mai combattute, salvo una, così per prova, a Hiroshima e Nagasaki…
La voce del popolo è per stragrande maggioranza contro ogni guerra ma, magari anche solo per pigrizia, non ha ancora trovato una rappresentanza politica.


1 – LA GUERRA NUCLEARE IN CORSO
Oggi, però, dobbiamo dire che esiste una guerra nucleare in corso, che è finanziata con i soldi pubblici degli Stati che hanno arsenali nucleari (Cina, Francia, Regno Unito, Usa, Russia, India, Corea del Nord, Pakistan, Israele, più i paesi Nato aderenti alla condivisione nucleare: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia).
Questi paesi stanno già combattendo una guerra nucleare che ha le sue vittime tra i poveri e i bambini.
(il 31 Dicembre 2021 scorso d. Luigi Ciotti ha elencato bene nel suo intervento a Savona: “queste vittime presenti e future, 69 milioni bambini sotto i cinque anni, moriranno entro il 2030.”)
I numeri della pandemia sono gravi perché li vediamo quotidianamente con un bombardamento informatico, mentre i numeri dei morti a causa diretta o indiretta delle guerre sono più gravi ma non li vediamo, nè ce li fanno vedere!
Prendiamo pertanto atto che noi, cittadini di Stati nucleari, stiamo già pagando e combattendo la guerra nucleare, adesso, oggi, qui.


2 – I CITTADINI SOSTENGONO LE ARMI NUCLEARI IN TRE MODI:
Sono almeno tre i modi, a volte incoscienti ma non troppo, in cui noi cittadini sosteniamo le armi nucleari credendo di fare giustamente i nostri piccoli interessi:
I. I cittadini pagano le tasse e gli Stati, attraverso i bilanci della Difesa, sostengono direttamente le armi, anche quelle nucleari.
II. Una parte di noi (cittadini di Stati nucleari ma non solo, anche una piccola élite emergente dei paesi non nucleari), guadagna e fa affari attraverso le banche:
a) investendo direttamente
b) collocando anche solo i propri risparmi presso banche “grandi e sicure”
(Intesa s. Paolo e Unicredit, per ciò che riguarda l’Italia secondo ICAN; banche che hanno un significativo investimento finanziario in aziende che producono e sostengono direttamente le armi nucleari. ICAN individua in 25 le aziende a livello mondiale che fabbricano o gestiscono armi nucleari, e un nutrito elenco di istituzioni finanziarie che investono in armi nucleari).
Per le grandi banche mondiali avere investimenti in armi nucleari è quasi un obbligo, un finanziamento sicuro, in quanto garantito direttamente dagli Stati nucleari.
III.Sempre secondo ICAN, c’è un terzo aspetto meno visibile ma più diffuso: quello degli investimenti in fondi che hanno redditi finanziari da diverse aziende tra cui quelle nucleari.
Molti, quindi, investono i propri risparmi in fondi che a loro volta investono in fabbriche d’armi anche nucleari; ci sono addirittura fondi per pensioni che gestiscono le liquidita che i soci versano investendoli in aziende nucleari.


3 – GLI ESCLUSI
A livello mondiale i cittadini meno coinvolti in questo traffico finanziario sono gli ultimi, i poveri, gli scartati; una grossa parte della popolazione mondiale che vive di sussistenza o galleggia spendendo tutto quel che riesce a guadagnare per sopravvivere; non ha potere nè soldi per investire in nulla.
Eppure gli Stati riescono a prendere pure una piccolissima parte di soldi per le armi anche da queste persone, perché indirettamente questi ultimi, acquistando il necessario per la loro sopravvivenza, pagano un po’ di tasse; anch’essi, tuttavia, pagano direttamente, con la loro stessa vita, questo meccanismo perverso, poiché i soldi che “noi”, consci o incoscienti, deleghiamo vengano spesi per le armi, iniziando da quelle nucleari, sarebbero quelli che occorrerebbero loro per nutrirsi, per la loro salute e la loro cura.


4 – LE VIE D’USCITA, OVVERO I PERCORSI DI CONVERSIONE
Davanti a questa situazione non è semplice pensare ed elaborare una via d’uscita, già prendere coscienza che tale è la realtà è difficile; è certamente un percorso a lungo termine ma con inizio ora e immediato.
Pensare che la via sia solo politica non è realistico, mi pare.
Certo, sostenere con tutte le forze il “trattato di divieto di armi nucleari” recentemente approvato in sede Onu da 59 Stati su 50 necessari per l’approvazione (sebbene non sia firmato da nessuno Stato nucleare, una spaccatura fra chi possiede le armi nucleari e chi no) è un dovere fondamentale ma non sufficiente e, diciamolo, abbastanza marginale: non saranno i capi politici che toglieranno le armi anche nucleari ma solo una ampia presa di coscienza dal basso che senza clamore si muove e fa.
Vediamo i possibili percorsi di conversione:
I. Sostenere i trattati in tutti i modi, ben sapendo che, senza una ampia spinta dal basso, difficilmente qualcosa cambierà.
Domanda: quanti sono i partiti che mirano al governo, in Italia, in Europa e nel mondo che hanno nei loro programmi almeno la riduzione delle armi nucleari?
II. Nel mondo finanziario va facendosi strada l’idea che dire al cliente che non si investono soldi in armi ad iniziare dalle nucleari sia cosa positiva. E’ un numero significativo ancora molto minoritario ma le società che hanno scritto nei loro statuti il “no alle armi” inizia ad ampliarsi (società assicurative, fondi di investimento ecc.).
In pratica? Occorre che noi cittadini, quando paghiamo l’assicurazione dell’auto o altre polizze assicurative ed investimenti, domandiamo: “ma la tua società/banca investe in armi?”. E’ il solo strumento che abbiamo per fare crescere le coscienze.
III.Le banche svolgono un ruolo centrale in questo; pertanto, non solo occorre saper scegliere una banca che non abbia intrallazzi in armi e simili ma è necessario curare che i propri risparmi, magari attraverso canali poco trasparenti, non vengano investiti in armi. E’ un lavoro difficile e di responsabilità del cittadino ma è il solo che io conosca capace di portare a cambiamenti reali:
perdere tempo per capire dove la mia banca metta i miei risparmi è tempo dato alle vite altrui!
IV. Il mondo cattolico potrebbe dare significativi contributi in tal senso.
Per fare esempi concreti, sono ancora tantissime le istituzioni ecclesiali che usano banche “armate”; non solo la “Cei” usa Unicredit ma ad usare questa banca sono anche riviste come “Rocca” e molte altre. Sarebbe tempo che nel codice etico di tutte le attività cattoliche, venisse esplicitamente detto il no alle armi e a tutto ciò che li aiuta. Ad esempio Famiglia Cristiana nel suo codice etico non ne accenna neppure.
Sono riviste che, a parole, sostengono il disarmo ma per il loro interesse no.
L’elenco potrebbe allungarsi di molto; basta leggere dove versino i soldi le riviste dell’universo cattolico, che sono, appunto, un universo.
Quasi sempre le “banche armate” fanno prezzi di favore alle riviste, le parrocchie, gli enti di sostentamento del clero, e tutte le attività cattoliche: è tempo di uscire da questa contraddizione!
V. I soldi per la cosiddetta Difesa sono abbastanza blindati all’interno del bilancio dello stato; secondo la nostra Costituzione, che pure recita di ripudiare la guerra, stabilisce che in merito non si possano indire referendum; e, più di base, tutti pensiamo che avere un fucile sia meglio che non averlo.
Nonostante le attuali formazioni parlamentari, continuo a pensare che riuscire a far inserire nel “modello unico della dichiarazione dei redditi” la possibilità di scegliere se finanziare una Difesa armata o una Difesa nonviolenta sia una seria, attuabile e concretamente possibile proposta.
Abbiamo già gli strumenti di obiezione fiscale: l’8 per mille, il 5 per mille, il 2 per mille… perché non avere anche la scelta tra finanziare con le tasse la Difesa armata o quella nonviolenta?


5 – SIAMO DAVVERO PER LA PACE? FACCIAMO L’OBIEZIONE DI COSCIENZA ECONOMICA
Tutto questo “lavoro” può prendere il nome di obiezione di coscienza economica: è un’obiezione che ogni persona, credente o meno, dovrebbe fare propria, senza bisogno di alcuna approvazione da chicchessia: è, appunto, una questione di coscienza.
Diceva don Luigi Ciotti a Savona:
“Se il valore del denaro supera quello della vita, si è già in stato di conflitto.”
Il dialogo può aiutarci a camminare, ben sapendo che coloro che già pagano con la vita sono gli ultimi, i poveri, gli scartati.

Buon lavoro


Romano Canavese, 6 Gennaio 2022. Silvio Salussolia
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NOTE:
A) ICAN: https://www.icanw.org
Associazione premio Nobel per la pace, dal 2017 promotrice della campagna di abolizione delle armi nucleari nel mondo sfociata con la dichiarazione di illegalità delle armi nucleari nel mondo il 22 Gennaio 2021.
Sul suo sito è possibile trovare aggiornamenti continui sul rapporto economia e armi nucleari
B) I volti nel mondo dell’istruzione negata: alcune cifre sull’istruzione nel mondo usate da don Luigi Ciotti a Savona il 31-12-2021:
152 milioni i bambini/e adolescenti vittime di lavoro minorile(64ml donne-88ml maschi)
63 milioni i bambini/e coinvolti in attività pericolosissime(in particolare per la nostra elettronica)
167 milioni i bambini/e entro il 2030 vivranno in estrema povertà
69 milioni di bambini/e sotto i cinque anni moriranno entro il 2030
60 milione di bambini/e che non frequenteranno la scuola primaria
129 milioni di ragazze non vanno a scuola
Analfabetismo di ritorno dilagante in casa nostra
30% in più di ricoveri in psichiatria di ragazzi adolescenti durante l’ultima ondata di pandemia


collegamento di rete utile:

https://www.icanw.org/

2 Comments

  1. Carissimo Silvio, concordo su tutto. L’ignoranza su come siano investiti i nostri risparmi non è casuale ma metodicamente e progressivamente voluta dalla nostra pigrizia. Tuttavia, ecco alcune perplessità che prego considerare quali attenuanti generiche a beneficio di noi rei di indolenza a prender coscienza di cosa siano le nostre banche: 1)Banca Etica – ammesso sia davvero tale ma speriamolo – è davvero praticabile nei suoi servizi di utenza? 2) che io, singolo, vada una tantum allo sportello della mia banca o della mia agenzia di polizza a chiedere: “dove investite i miei soldi?” li fa alquanto ridere. Sarebbe più efficace, credo, lo facessimo tutti, ciascuno alla propria banca ma sincroni, alla medesima ora del medesimo giorno. 3) E per “noi” non intendo una ventina di anzianotti un po’ esaltati di Eporedia e dintorni (lo dico per farvi capire!) ma, fossimo mai davvero rete tra la diaspora dei vari gruppi pace italiani, tutti insieme noi di tutti i gruppi di pace presenti in Italia… Allora sì che i microbi, quali siamo noi di fronte alla struttura finanziaria, riuscirebbero a far starnutire il colosso!

  2. Mariella Carra Rispondi

    Grazie, Silvio per la tua lettera aperta che esprime una lucida, dettagliata e documentata analisi del problema armi e connivenze economiche pubbliche e purtroppo anche private….e grazie perchè non ti limiti solo a denunciare, ma proponi anche scelte, a livello personale e istituzionale, per uscire da questa situazione e attuare una difesa non violenta. Insieme possiamo aiutarci a diffondere queste idee e a realizzare qualche scelta concreta.

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