Nel 1972 quando entrò in vigore la legge  che riconosceva agli  obiettori di coscienza al servizio militare di fare un  servizio civile sostitutivo, la diocesi di Ivrea fu una delle prime (con la comunità di Capodarco a Fermo e con l’ospedale psichiatrico del prof Basaglia a Trieste) ad avere degli obiettori presso la Casa dell’Ospitalità della diocesi di Ivrea.  Uno dei primi a usufruire di questo servizio fu il romano Carlo Di Cicco.

Terminato il servizio civile scelse la strada del giornalismo e attraverso molte collaborazioni con testate nazionali, riviste e la RAI chiuse la sua carriera come vice-direttore dell’Osservatore Romano.

La sua presenza a Ivrea e il suo interesse per problematiche sociali lo portarono anche a seguire il movimento Pax Christi tanto che dal 1980 al 1990 fu direttore responsabile del bollettino nazionale del movimento.

Ora, pensando a quei momenti, al passato e al futuro del movimento, ha scritto un libro con l’intenzione di fissare un periodo importanti della sezione italiana.

Il libro ha un titolo un po’ strano: “Da Pinocchio a Pax Christi – La lunga marcia della pace” (edizione All Around), e il legame fra la storia del burattino monello e quella della pace viene ben spiegato all’interno del testo.

E cosa vuole essere il suo libro ce lo spiega bene nelle brevi righe di presentazione: “ non è una storia di Pax Christi, non è una sua apologia, né un grido di allarme per la pace, al tempo di speranze deboli minate dalla pandemia Covid-19, è piuttosto la memoria di una stagione breve e felice come una favola avverata, quando il movimento, nel decennio della caduta del muro, con la guida di Luigi Bettazzi e di Tonino Bello, nel solco del Vangelo riletto dal concilio vaticano II, sperimentò la fede in Gesù di Nazareth come fraternità liberante per la pace  – armonia delle diversità fondata su verità,, giustizia, amore e libertà  –  garantita dal dialogo , condivisa con i poveri e con “sora nostra Madre Terra. …”

Di Cicco nel testo ci parla della pace attraverso Pax Christi e viceversa,  ma se ci parla di un periodo passato è per proiettarci nel futuro.  

Sfogliando le pagine e leggendo qua e là a volte si resta felicemente sorpresi da quanto si sia cercato di realizzare e altre volte si resta un po’ sfiduciati se si pensa ai risultati ottenuti e a quanto resta ancora da fare.   Ma la visione di pace che Carlo Di Cicco ci propone attraverso l’esperienza di Pax Christi non è una visione  irenica ma reale e come tale frutto dell’impegno di tutti. Per chi ha vissuto quegli anni è un po’ come ricordare gli amori  giovanili e riprendere slancio e speranza, per chi ne ha solo sentito parlare è un‘occasione non solo per conoscere il passato ma soprattutto per  crescere in un cammino nuovo e con esperienze nuove ma nella continuità.

Grazie, Carlo, e auguri a te e famiglia.

gustavo gnavi  – Punto Pace Ivrea      

Lascia un Commento