facciamo nostra l’indignazione del nostro Presidente nazionale, vescovo Giovanni Ricchiuti, pubblicata sul sito di Pax Christi Italia

Sì, sono indignato! Non posso accettare, a proposito di questa pandemia, questo linguaggio bellico a cui assistiamo, questa cultura e queste scelte sempre più ispirate alla guerra.

SIAMO IN CURA, NON IN GUERRA!

Titoli di giornali. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che afferma: “Noi siamo in guerra. Servono norme da guerra.” Il Generale Figliuolo che dice: “quando i vaccini arriveranno di massa, si potrà fare ‘fuoco con tutte le polveri’.

No, io non ci sto, e con me credo tutta Pax Christi, e non solo!

Roma, 15-01-2017. Chiesa di San Callisto. La chiesa adibita a dormitorio dalla comunità di S.Egidio per i senzatetto.

Amiche e amici carissimi,

abbiamo da poco vissuto la nostra Assemblea Nazionale, lo scorso sabato 27 marzo. Esprimo la mia gratitudine a tutti gli aderenti per la partecipazione numerosa e per il clima bello, sereno e dialogante, che abbiamo vissuto. Abbiamo avuto la conferma che ognuno di noi ci tiene a Pax Christi. C’è una passione che viene da lontano… Questo costituisce un elemento di attenzione verso il movimento, da parte di molti, sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Come punto di riferimento, insieme a Pax Christi International, come impegno in un cammino di educazione e formazione alla pace. Con le varie iniziative e campagne. Ringraziamo il Signore di questo, e andiamo avanti!

                                La nostra assemblea era stata preceduta qualche giorno prima dalla memoria di Sant’Oscar Romero, vescovo di San Salvador, assassinato il 24 marzo 1980. C’è stata anche questa bella e interessante iniziativa: un gruppo di presbiteri, che da anni frequentano El Salvador e che si sono sforzati in questi anni di accompagnare il cammino di quella chiesa locale, delle sue comunità e del suo popolo, ha ritenuto di venire incontro al popolo di Dio proponendo alcuni testi per l’uso liturgico per favorire la preghiera e la memoria di questo vescovo martire. Infatti la memoria di Sant’Óscar Arnulfo Romero, pur essendo stata iscritta nell’Albo dei Santi il 14 ottobre 2018 non ha trovato spazio nel nuovo Messale Romano in lingua italiana.

            Speriamo che chi di dovere  ponga presto rimedio a questa “assenza”!

            Intanto stiamo vivendo i giorni della Settima Santa, in questo tempo di pandemia, di sofferenza, di dolore e di ancora tanti morti. Non possiamo accettare la logica di egoismi o di interessi vari a riguardo dei vaccini. Soprattutto i più poveri e i più deboli non devono essere esclusi, né i singoli né i popoli.

            Mentre scrivo queste considerazioni, e volevo far riferimento anche a tutto il mondo degli armamenti e degli affari, ben documentato dalla trasmissione PresaDiretta di Lunedì 22 marzo u.s. “La dittatura delle armi”, mi prende un moto di indignazione, guardando TV e giornali.

                             Sì, sono indignato! Non posso accettare, a proposito di questa pandemia, questo linguaggio bellico a cui assistiamo, questa cultura e queste scelte sempre più ispirate alla guerra.

                            SIAMO IN CURA, NON IN GUERRA!

Titoli di giornali. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che afferma: “Noi siamo in guerra. Servono norme da guerra.” Il Generale Figliuolo che dice: “quando i vaccini arriveranno di massa, si potrà fare ‘fuoco con tutte le polveri’.

            No, io non ci sto, e con me credo tutta Pax Christi, e non solo!

            Anche p. Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, che stimo e ringrazio, scriveva lo scorso 23 marzo 2020: “In questo tempo di #coronavirus abbiamo ascoltato una certa retorica della #guerra, come se fosse necessario un approccio militaristico. NON SIAMO IN GUERRA, bisogna rifiutare queste retoriche che sono funzionali a disegni politici pericolosi e inconfessabili: bisogna resistere.”

Io non ho vissuto la guerra, ma solo il periodo del dopo-guerra. Non credo che chi continua ad evocare questa tragica parola l’abbia mai vissuta. Credo proprio di no! E quindi chiedo che siano usate parole appropriate nel rispetto di chi ha bisogno di cure, nel rispetto di chi davvero ha vissuto la tragedia della guerra e nel rispetto anche della Costituzione Italiana che ‘ripudia la guerra’. La mia esperienza di Vescovo e di Governatore dell’Ospedale “F. Miulli”, in Acquaviva delle Fonti, mi fa continuamente incontrare con la sofferenza e con l’impegno, al limite delle forze fisiche e mentali, di tantissime persone chiamate non a “mobilitarsi” per una guerra ma solo e semplicemente a “prendersi cura” delle persone ammalate.

 Stiamo devastando la Terra. Dobbiamo curare il Creato, tutto. Non dichiarare guerra. Siamo custodi, né padroni e né guerrieri!

La luce del Cristo Risorto accompagni la Chiesa, e questa da Lui umanità amata fino a morire, nel difficile passaggio di questo giorni verso la speranza, la fraternità e la pace!

E’ il mio augurio di Pasqua che accompagno con un grande abbraccio!         

31 marzo 2021                                      +

Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi Italia


vedi anche https://ilmanifesto.it/lettere/siamo-in-cura-non-in-guerra/

1 Comment

  1. Mi permetto di dissentire. Forse siamo noi che esasperiamo ideologicamente un linguaggio sì duro, da “guerra” ma semplicemente prammatico; ne sono certo, esso è usato in buona fede in maniera strumentale, vista la sua idoneità, più che altri linguaggi, nel realizzare in tempi brevi e nella massima ottimizzazione di forze una organizzazione da emergenza nazionale e non soltanto.

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