a cura di Pierangelo Monti – MIR

7 Marzo 2021

Abbiamo seguito con vivo interesse e un po’ di ansia il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq. Un viaggio che resterà nel cuore del popolo iracheno, in particolare dei cristiani, come un balsamo per le ferite sofferte in decenni di guerra, terrorismo, dittature e odi. Il Papa ha preso visione della condizione delle genti di quello Stato e ha richiamato su di essa l’attenzione del mondo .

Col suo coraggio e la sua pacatezza ha incoraggiato il difficile cammino di ricostruzione e di pacificazione dell’Iraq. La via indicata, con i gesti oltre che con i discorsi, è quella dell’amore e della fratellanza come Gesù ha insegnato. Negli incontri avuti sono state mostrate significative testimonianze di fratellanza e di perdono: come quella di due giovani amici, uno cristiano e uno musulmano che condividono lo studio e una impresa lavorativa, e quella di una mamma, alla quale i terroristi dell’ISIS hanno ucciso il figlio, che ha detto di vincere l’odio col perdono. Questa testimonianza presentata nella chiesa di Qaraqosh, mi ha fatto ricordare l’intervista a una bambina che dovette lasciare Qaraqosh occupata dall’ISIS, che mi commuove ogni volta che la rivedo (si può vedere per esempio sul sito https://www.avsi.org/it/news/2018/03/01/womensday–iraq-myriam/1517/ ).

Come pellegrino di pace il Papa ovviamente ha parlato tante volte di pace e questo non solo a beneficio del popolo iracheno, ma di tutti.

Pensando di fare una cosa utile, ho estratto pezzi dei suoi discorsi pubblicati sul sito del Vaticano, nei quali il Papa fa riferimento alla pace e alla fratellanza. Vedete l’allegato.

Pace forza e gioia

Pierangelo


Dal discorso del Papa nell’incontro interreligioso in Iraq

Ur, 6 marzo 2021

Dio chiese ad Abramo di alzare lo sguardo al cielo e di contarvi le stelle (cfr Gen 15,5). In quelle stelle vide la promessa della sua discendenza, vide noi. […] Contemplando dopo millenni lo stesso cielo, appaiono le medesime stelle. Esse illuminano le notti più scure perché brillano insieme. Il cielo ci dona così un messaggio di unità: l’Altissimo sopra di noi ci invita a non separarci mai dal fratello che sta accanto a noi. […]

Da questo luogo sorgivo di fede, dalla terra del nostro padre Abramo, affermiamo che Dio è misericordioso e che l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello. Ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione. E noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione. Anzi, sta a noi dissolvere con chiarezza i fraintendimenti. Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell’odio! Sopra questo Paese si sono addensate le nubi oscure del terrorismo, della guerra e della violenza. Ne hanno sofferto tutte le comunità etniche e religiose. Vorrei ricordare in particolare quella yazida, che ha pianto la morte di molti uomini e ha visto migliaia di donne, ragazze e bambini rapiti, venduti come schiavi e sottoposti a violenze fisiche e a conversioni forzate. […] Ma anche in quel momento buio sono brillate delle stelle. Penso ai giovani volontari musulmani di Mosul, che hanno aiutato a risistemare chiese e monasteri, costruendo amicizie fraterne sulle macerie dell’odio, e a cristiani e musulmani che oggi restaurano insieme moschee e chiese. […]

Nelle tempeste che stiamo attraversando non ci salverà l’isolamento, non ci salveranno la corsa a rafforzare gli armamenti e ad erigere muri, che anzi ci renderanno sempre più distanti e arrabbiati. […] È indegno che, mentre siamo tutti provati dalla crisi pandemica, e specialmente qui dove i conflitti hanno causato tanta miseria, qualcuno pensi avidamente ai propri affari. Non ci sarà pace senza condivisione e accoglienza, senza una giustizia che assicuri equità e promozione per tutti, a cominciare dai più deboli. Non ci sarà pace senza popoli che tendono la mano ad altri popoli. Non ci sarà pace finché gli altri saranno un loro e non un noi. Non ci sarà pace finché le alleanze saranno contro qualcuno, perché le alleanze degli uni contro gli altri aumentano solo le divisioni. La pace non chiede vincitori né vinti, ma fratelli e sorelle che, nonostante le incomprensioni e le ferite del passato, camminino dal conflitto all’unità. […]

 Un’antica profezia dice che i popoli «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci» (Is 2,4). Questa profezia non si è realizzata, anzi spade e lance sono diventate missili e bombe. Da dove può cominciare allora il cammino della pace? Dalla rinuncia ad avere nemici. […] Sta a noi, umanità di oggi, e soprattutto a noi, credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare con forza i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti. Sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta: troppi sono privi di pane, medicine, istruzione, diritti e dignità! Sta a noi mettere in luce le losche manovre che ruotano attorno ai soldi e chiedere con forza che il denaro non finisca sempre e solo ad alimentare l’agio sfrenato di pochi. Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti! […]

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PAROLE INTRODUTTIVE DEL SANTO PADRE  alla PREGHIERA DI SUFFRAGIO PER LE VITTIME DELLA GUERRA

Mosul 7 marzo 2021

Oggi, tutti eleviamo le nostre voci in preghiera a Dio Onnipotente per tutte le vittime della guerra e dei conflitti armati. Qui a Mosul le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com’è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone – musulmani, cristiani, yazidi, che sono stati annientati crudelmente dal terrorismo, e altri – sfollati con la forza o uccisi! […]

Oggi, malgrado tutto, riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra. Questa convinzione parla con voce più eloquente di quella dell’odio e della violenza; e mai potrà essere soffocata nel sangue versato da coloro che pervertono il nome di Dio percorrendo strade di distruzione. […]

Se Dio è il Dio della vita – e lo è –, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome.
Se Dio è il Dio della pace – e lo è –, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome.
Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è –, a noi non è lecito odiare i fratelli.

[…] Preghiamo anche per tutti noi, perché, al di là delle appartenenze religiose, possiamo vivere in armonia e in pace, consapevoli che agli occhi di Dio siamo tutti fratelli e sorelle.

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Dal discorso del Papa nella Chiesa dell’Immacolata Concezione a Qaraqosh

Qaraqosh, 7 marzo 2021

Sono grato al Signore per l’opportunità di essere in mezzo a voi questa mattina. Ho atteso con impazienza questo momento. […]

Guardandovi, vedo la diversità culturale e religiosa della gente di Qaraqosh, e questo mostra qualcosa della bellezza che la vostra regione offre al futuro. La vostra presenza qui ricorda che la bellezza non è monocromatica, ma risplende per la varietà e le differenze.

Allo stesso tempo, con grande tristezza, ci guardiamo attorno e vediamo altri segni, i segni del potere distruttivo della violenza, dell’odio e della guerra. Quante cose sono state distrutte! E quanto dev’essere ricostruito! Questo nostro incontro dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Dio e al suo Figlio, vincitore del peccato e della morte. […] Adesso è il momento di ricostruire e ricominciare, affidandosi alla grazia di Dio, che guida le sorti di ogni uomo e di tutti i popoli. Non siete soli! La Chiesa intera vi è vicina, con la preghiera e la carità concreta.

[…] Una cosa che ha detto la Signora Doha mi ha commosso: ha detto che il perdono è necessario da parte di coloro che sono sopravvissuti agli attacchi terroristici. Perdono: questa è una parola-chiave. Il perdono è necessario per rimanere nell’amore, per rimanere cristiani. La strada per una piena guarigione potrebbe essere ancora lunga, ma vi chiedo, per favore, di non scoraggiarvi. Ci vuole capacità di perdonare e, nello stesso tempo, coraggio di lottare. So che questo è molto difficile. Ma crediamo che Dio può portare la pace in questa terra. Noi confidiamo in Lui e, insieme a tutte le persone di buona volontà, diciamo “no” al terrorismo e alla strumentalizzazione della religione. […] In ogni momento, rendiamo grazie a Dio per i suoi doni e chiediamogli di concedere pace, perdono e fraternità a questa terra e alla sua gente.


ALLA PARTENZA DEL PAPA VERSO L’IRAQ…

5 e 6 Marzo 2021

In questi giorni accompagniamo con il pensiero e la preghiera Papa Francesco, nel suo viaggio in Iraq, il primo dopo 15 mesi a causa del Covid 19. E’ un viaggio molto significativo. Il primo di un Papa in quel paese, che non ha pace da tanti decenni, che ha patito guerre, oppressioni, embarghi, terrorismo.  In gennaio si è ricordato l’inizio della prima guerra del Golfo di trenta anni fa e tra due settimane ricorderemo l’inizio della seconda Guerra del Golfo (20-03-2003). Dieci anni dopo è iniziata la  Guerra contro Daesh, il califfato islamista che ha perseguitato principalmente i Cristiani e gli Yazidi, che in gran parte (circa un milione di Cristiani) sono fuggiti dal loro paese. Il Papa con coraggio va a dare loro coraggio e a invocare con loro la pace.  Dirà agli iracheni, che si sono odiati per motivi politici, etnici, religiosi, nazionalistici, che sono tutti fratelli e nella fratellanza troveranno pace.

Papa Francesco nel messaggio prima di partire ha detto: “vengo come pellegrino di pace in cerca di fraternità, animato dal desiderio di pregare insieme e di camminare insieme, anche con i fratelli e le sorelle di altre tradizioni religiose, nel segno del padre Abramo, che riunisce in un’unica famiglia musulmani, ebrei e cristiani. […] Sono onorato di incontrare una Chiesa martire: grazie per la vostra testimonianza! I tanti, troppi martiri che avete conosciuto ci aiutino a perseverare nella forza umile dell’amore. […] Non arrendiamoci davanti al dilagare del male. […] E in questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace. Insieme, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa”.

Seguiremo con trepidazione il Papa, “pellegrino di pace”, nei tre giorni del suo pellegrinaggio nella terra da dove partì Abramo, il padre nella fede di Ebrei, Cristiani e Musulmani; ci sentiremo spiritualmente vicini a lui e ai rappresentanti delle confessioni religiose abramitiche che incontrerà a UR, la città natale di Abramo, con la speranza che finalmente, anche grazie alla forte testimonianza del Papa, il popolo iracheno trovi pace nella fratellanza e nella riconciliazione.

Pierangelo Monti

Presidente MIR

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