Rete Italiana Pace e Disarmo su revoca export di bombe e sulla applicazione della legge 185/90

Il Governo revoca l’export di bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi: soddisfazione delle organizzazioni della società civile, come il MIR, che hanno richiesto più volte di non vendere armi per la guerra in Yemen.



La Rete Italiana Pace e Disarmo con due esperti e il coordinatore Francesco Vignarca ha spiegato il significato di questa importante decisione del Governo, in una diretta che si può rivedere.

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Buon ascolto di questo breve video

Pierangelo

COMUNICATO AI MEDIA – 30 gennaio 2021
Rete Pace Disarmo: la legge 185/90 prevede revoca di licenze, le aziende rispettino le scelte legittime del Governo
Nota di risposta della Rete Italiana Pace alle dichiarazioni rilasciate dall’AD di RWM Italia
Notizie di stampa hanno riportato, nella giornata odierna, alcune dichiarazioni dell’amministratore delegato di RWM Italia con l’annuncio di un ricorso relativamente alle decisioni del Governo sulla revoca di licenze per l’export di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Pur non conoscendo nel dettaglio i termini di tale eventuale ed annunciato ricorso ci preme sottolineare l’inconsistenza delle motivazioni addotte per tale decisione che si possono desumere dalle già menzionate dichiarazioni. 
Relativamente al quadro normativo ci preme segnalare:

  • La legge 185 del 1990 prevede una serie di criteri molto chiari, così come fanno le norme internazionali, per la concessione di autorizzazioni all’export e armamenti. L’esportazione di sistemi d’arma non è infatti considerata un “business” usuale ma deve allinearsi alla politica estera dell’Italia e ai già ricordati i criteri, tra i quali figurano come principali l’impossibilità di vendere armi verso Paesi in stato di conflitto armato, Paesi in cui siano state verificate gravi violazioni diritti umani, Paesi che eccedono nella spesa militare. 
  • Se negli ultimi anni e in numerose occasioni tali criteri non sono stati rispettati de facto ciò non significa che si possano ignorare.
  • Proprio perché i criteri si applicano in base a situazioni che cambiano nel tempo (la produzione e le forniture militari per propria natura si protraggono per periodi medio lunghi), la stessa Legge 185/90 prevede la possibilità di revoca di tali licenze come esplicitato nell’articolo 15 (comma 1 “Le  autorizzazioni  di  cui  all’articolo  9  e  all’articolo  13  sono  soggette  a  sospensione  o  revoca  quando  vengano a cessare le condizioni prescritte per il rilascio”). 
  • Il Governo e le autorità preposte hanno quindi tutto il diritto di decidere una revoca legandola non solo ad eventuali mutate situazioni derivanti dalle aziende, ma soprattutto relative alle tipologie di armamento e ai Paesi destinatari. 
  • Fin dal 2019 è stato questo il quadro in cui si è inserita anche la sospensione delle licenze (vecchie e nuove) di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi, decisione contro la quale l’azienda non ha avuto nulla da eccepire. 
  • Le aziende che operano nel settore degli armamenti si mettono volontariamente e consapevolmente all’interno di norme chiare che delimitano il raggio d’azione di un settore economico che, come già ricordato, non può essere considerato standard. Devono quindi accettare il rischio d’impresa derivante da un mutamento delle condizioni dietro le quali vengono rilasciate le licenze. La stessa RWM ne è sempre stata consapevole, in particolare per le forniture verso i Paesi coinvolti nel conflitto yemenita, come testimoniano anche i bilanci societari degli anni recenti.

Riteniamo inoltre non solo inconsistente ma addirittura provocatoria e offensiva l’ulteriore motivazione addotta dall’AD di RWM per giustificare il cambio di valutazione rispetto alla sospensione operata nel 2019 che l’azienda non aveva contestato. Secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa il provvedimento sarebbe ingiusto e punitivo perché “pur riconoscendo la complessità della situazione yemenita, il periodo 2019-2020 ha registrato molti passi concreti nella direzione di una stabilizzazione e pacificazione dell’area, contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti” trovando quindi “la decisione del governo contraria alla verità dei fatti”. Sono invece queste dichiarazioni ad essere vergognose e lontane dai fatti. Basta leggere a riguardo le notizie riportate dai media di tutto il mondo, le prese di posizione e le analisi delle organizzazioni non governative impegnate nell’aiuto umanitario in Yemen, i documenti ufficiali delle Agenzie delle Nazioni Unite. In tutti questi documenti si rende evidente come quella dello Yemen sia la maggiore crisi umanitaria del pianeta e che la stragrande maggioranza degli yemeniti si trovi oggi in condizioni di povertà, di carestia, di precarietà dal punto di vista sanitario oltreché di pericolo indotto da un sanguinoso conflitto che continua tuttora. A riguardo riportiamo in particolare l’analisi effettuata dall’organizzazione di yemenita per i diritti umani Mwatana che nel suo rapporto annuale così descrive la situazione del proprio paese:Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, Mwatana ha documentato nel proprio report annuale sulla situazione dei diritti umani nello Yemen circa 1020 incidenti di danni a civili e oggetti civili, in cui più di 900 civili sono stati uccisi e feriti. Gli incidenti documentati in tutto il Paese sono stati commessi da tutte le parti in guerra che hanno continuato il loro più ampio assalto ai diritti umani con civili uccisi, feriti, detenuti arbitrariamente, scomparsi e torturati. Le parti in guerra hanno anche ostacolato gli aiuti umanitari, reclutato e usato bambini soldato, occupato scuole e ospedali e attaccato operatori sanitari e umanitari. Nel 2020, il conflitto in corso nello Yemen ha causato la morte di centinaia di civili e lo sfollamento di decine di migliaia. Le infrastrutture civili vitali, compresi gli ospedali e le strutture di servizio, sono state danneggiate e distrutte, mentre una pandemia infuriava in un paese che assiste a quella che l’ONU descrive come la peggiore crisi umanitaria del mondo. C’è stata un’escalation dei combattimenti in alcune aree, in particolare nei governatorati di Al Jawf, Ma’rib, Al-Bayda, Abyan e Taiz, con la violenza che ha preteso un chiaro tributo alle popolazioni civili.Invitiamo dunque i dirigenti di RWM a documentarsi meglio rispetto alla situazione dello Yemen e al coinvolgimento del loro “cliente” Arabia Saudita in questa drammatica guerra. Forse rendendosi conto delle situazioni di emergenza estrema dei civili yemeniti potranno riflettere prima di giustificare e richiedere la ripresa dei loro affari armati con inesistenti miglioramenti della situazione del Paese.Infine ancora una volta stigmatizziamo il solito tentativo di nascondersi dietro la situazione dei propri dipendenti e all’usuale “ricatto occupazionale” per cercare di ottenere approvazione relativamente a un’esportazione che a nostro parere viola tutti i principi normativi e anche morali. Il loro licenziamento o meno non dipende certo dalla revoca del contratto con l’Arabia Saudita (che era da anni ampiamente prevedibile) come dimostra anche la scheda di analisi allegata.SCHEDA RWM Ordinativi e Organico
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[MIR-forum] COMUNICATO – a cura di PierAngelo Monti

COMUNICATO AI MEDIA – 29 gennaio 2021

Il Governo revoca l’export di bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi: soddisfazione delle organizzazioni della società civile

Fermate definitivamente forniture autorizzate negli ultimi anni e relative ad ordigni utilizzati nella guerra sanguinosa dello Yemen. Le licenze erano state rilasciate dopo l’inizio del conflitto. Cancellato dal Governo con una decisione storica e grazie alla pressione della società civile l’invio di oltre 12.700 bombe.

Con un atto di portata storica – che avviene per la prima volta nei 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi – il Governo Conte ha deciso di revocare, non solo sospendere, le autorizzazioni in corso per l’esportazione di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Continua inoltre a rimanere in vigore anche la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi.

Secondo quanto appreso dalla Rete Italiana Pace e Disarmo il provvedimento riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni già sospese con decisione presa a luglio 2019 tra le quali la licenza MAE 45560 decisa verso l’Arabia Saudita nel 2016 durante il Governo Renzi (relativa a quasi 20mila bombe aeree della serie MK per un valore di oltre 411 milioni di euro). Secondo le elaborazioni di Rete Pace Disarmo e Opal la revoca decisa dall’Esecutivo per questa sola licenza andrà a cancellare la fornitura di oltre 12.700 ordigni.

Le nostre organizzazioni Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Medici Senza Frontiere, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Save the Children Italia insieme ai partner internazionali European Center for Constitutional and Human Rights e Mwatana for Human Rights esprimono grande soddisfazione per questo risultato, da loro fortemente richiesto, che diventa operativo in queste ore.

Una decisione che pone fine – una volta per tutte – alla possibilità che migliaia di ordigni fabbricati in Italia possano colpire strutture civili, causare vittime tra la popolazione o possano contribuire a peggiorare la già grave situazione umanitaria nel Paese. Un atto che, soprattutto, permette all’Italia di essere più autorevole sul piano diplomatico nella richiesta di una soluzione politica al conflitto.

Un sincero ringraziamento è dovuto ai membri del Parlamento ed in particolare della Commissione Esteri della Camera che hanno dedicato attenzione a questo tema, proponendo ed approvando un’importante Risoluzione nel dicembre 2020 che ha impegnato in primo luogo l’esecutivo a prorogare la sospensione all’export di armamenti verso i due Paesi della Penisola arabica. Esprimiamo inoltre soddisfazione per la rapidità e la fermezza con cui il Governo ha dato seguito a questo atto di indirizzo, orientandosi non solo verso la proroga della sospensione disposta nel luglio 2019 ma revocando anche le precedenti licenze come proposto dall’atto parlamentare.

Ringraziamo anche i numerosi sostenitori che ci hanno accompagnato e sostenuto nelle varie campagne di sensibilizzazione e attività di comunicazione su questo tema. La rilevanza che la questione della guerra in Yemen ha avuto e continua ad avere nell’opinione pubblica è stata uno stimolo ed un pungolo per i decisori politici. È fondamentale continuare a lavorare congiuntamente per mantenere alta l’attenzione e allargare la sospensione a tutte le categorie di armamento e verso tutti i membri della coalizione a guida saudita, proposta prospettata dalla stessa Risoluzione parlamentare del dicembre 2020.

Un rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite consegnato al Consiglio di Sicurezza nel gennaio del 2017 ha dichiarato che i bombardamenti della coalizione a guida saudita “possono costituire crimini di guerra”. Tra gli ordigni ritrovati dai ricercatori dell’Onu figurano anche le bombe prodotte dalla RWM Italia. Lo stesso Parlamento Europeo a settembre 2020 ha approvato ad ampia maggioranza una Risoluzione che condannando le azioni di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti invita il Vicepresidente/Alto rappresentante ad “avviare un processo finalizzato ad un embargo dell’UE sulle armi”verso gli stessi Paesi.

La decisione del Governo di revoca di queste licenze conferma dunque la necessità di indagare sulla responsabilità penale di UAMA e RWM Italia nelle esportazioni di bombe della serie MK durante il periodo del conflitto, come denunciato alla magistratura da alcune delle nostre organizzazioni ora in attesa di una decisione del GIP in merito al proseguimento dell’indagine.

Lo stop all’invio di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti non può da solo far cessare la guerra in Yemen ed alleviare le sofferenze di una popolazione stremata da conflitto, carestia e malattie, ma costituisce un passo necessario a creare le precondizioni per la Pace. In tal senso le nostre organizzazioni ricordano anche al Governo italiano la necessità di proseguire il sostegno all’azione umanitaria coordinata dalle Nazioni Unite confermando ed aumentando il contributo finanziario dell’Italia al Piano di risposta umanitario ONU.

Amnesty International Italia

Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile

European Center for Constitutional and Human Rights

Fondazione Finanza Etica

Medici Senza Frontiere

Movimento dei Focolari

Mwatana for Human Rights

Oxfam Italia

Rete Italiana Pace e Disarmo

Save the Children Italia 


Rete Italiana Pace e Disarmo 

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