(a cura di Gustavo Gnavi, responsabile PuntoPaceIvrea)

Dieci anni fa, il 18 Novembre, moriva la teologa  Adriana Zarri

Da tempo abitava in una cascina a Crotte, vicino a Ivrea, a contatto con la natura e con i suoi gatti e apriva il suo portone a tutti per scambiare qualche idea, per riflettere e pregare assieme, per dare la possibilità di passare qualche ora in silenzio.

Durante la sua vita ha dato molto alla Chiesa, anche se non sempre venne capita e accettata. Ma la strada  della fede non mai facile e lei l’ha percorsa con dignità, volontà  e perseveranza.

Fu sempre molto vicina a Pax Christi e al suo impegno per la pace e la ricordiamo pubblicando un articolo apparso sul numero di Novembre della rivista paolina Jesus di cui riporto la foto e, qui sotto, il testo:

Jesus San Paoloarticolo pubblicato il 17 Novembre 2020 

“ADRIANA ZARRI, DIECI ANNI DOPO UNA LEZIONE DIMENTICATA

Il 18 novembre ricorrono i dieci anni dalla morte della teologa. Il ricordo di Mariangela Meraviglia, studiosa di Storia della Chiesa e autrice della recentissima biografia “Semplicemente una che vive. Vita e opere di Adriana Zarri” (Il Mulino).

A dieci anni dalla morte, Adriana Zarri (1919-2010) è una grande dimenticata della storia del Novecento cattolico italiano. Prima donna laica che impose la sua voce in una Chiesa restia ad attribuire autorevolezza ai laici e alle donne, fu coraggiosa esponente di quel cattolicesimo di denuncia e di testimonianza che ha animato decenni di dibattito ecclesiale prima e dopo il Concilio Vaticano II.

La sua penna competente e implacabile non si sottrasse a nessuno dei temi più scottanti affrontati in decenni in cui si sognò di riconsegnare la Chiesa alla verità del Vangelo e alla fedeltà alla storia. Caldeggiò un ruolo dei laici non subalterno al potere clericale; rivendicò la fine di compromessi e collusioni con la politica; discusse su sessualità e condizione della donna, celibato dei preti, autonomia della legge civile dalla legge religiosa; promosse la liturgia come esperienza vitale e partecipata di tutto il popolo cristiano.

Il suo impegno traeva alimento da una originale teologia trinitaria che, scardinando un’immagine «monistica» di Dio, rinveniva nello scambio amoroso di Padre, Figlio, Spirito il fondamento della realtà umana e cosmica, e la fonte del pluralismo, della relazione, del dinamismo che percepiva in ogni dimensione del vivere. Era una teologia, la sua, che nasceva fuori da contesti accademici, dal vivo di un animo contemplativo che orientò Adriana a una giovanile scelta religiosa e, negli anni della maturità, alla creazione di eremi che divennero oasi di armonia e bellezza, prefigurazione di un «Eden» promesso e creduto, approdo di cristiani in ricerca o di chi avvertiva la nostalgia di un «assoluto» a cui non attribuiva alcun nome.

Tradusse il primato di Dio in potenziale di resistenza contro le storture del mondo; concretizzò il suo orizzonte evangelico in amore e cura della terra e delle sue creature; condivise una vocazione alla preghiera come esigenza di vita piena da ritrovare nella propria interiorità. Le sue pagine emanano il fascino di un’esistenza persuasa del senso profondo delle cose e la capacità di riconoscere, nell’umanità e nel cosmo, il mistero e la presenza di Dio.”

https://www.edicolasanpaolo.it/scheda/jesus.aspx

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