L’amico di Facebook Beppe Reburdo ci ha proposto, giustamente, l’articolo de “L’Avvenire” dedicato all’ultima pubblicazione del vescovo di Roma e che, sulla scia di Francesco d’Assisi, ha come tema la fratellanza universale…

Fratelli tutti“, titolo che cita Ammonizioni, 6, 1: FF 155 (da “i Fioretti di s. Francesco“) esce in un clima difficile, ed è accolta da sentimenti contrastanti sia all’interno che fuori il cattolicesimo…

La polemica forse più significativa viene da quelle molte donne che si sentono di fatto escluse dalla vita ministeriale di Chiesa.

Sebbene in maniera non polemica e decisamente più costruttiva, molte donne cattoliche si uniscono alla critica levata dai movimenti femministi, ritenendo esse una “scivolata” del papa il non aver attualizzato anche al femminile la citazione letterale della frase di Francesco d’Assisi.

Nell’augurio che lo Spirito supplisca alla lettera che potrebbe ucciderne la vitalità e l’universalità, a ciascuno di noi, oggi, è indirizzato l’estremo invito di un uomo vestito di bianco, apparentemente fuori dal mondo ma forse proprio per questo capace di vederne con distacco e lucidità la probabile fine se ci si ostina a mancare di fraternità e di empatia reciproca, gli uni con gli altri, nessuno escluso.

Non saranno i distinguo ma semmai quanto ci unisce a farci forti nello sperare in un mondo migliore, fratelli e sorelle tutti.

(Fausto)

4 Comments

  1. Mi unisco a Fausto nell’augurio che qualche polemica di forma non faccia ombra alla SOSTANZA di questa enciclica, che si preannuncia ricca e profetica per tutti, uomini e donne! E se qualche polemica servirà ad incuriosire e a far venire voglia di leggere… ben venga!

  2. se il titolo fosse stato in latino come nelle vecchie encicliche probabilmente avrebbe fatto meno colpo. ma più che le polemiche sarebbe bello che ci fossero dei commenti all’enciclica. E’ vero che è un po’ lunghetta ma papa Francesco scrive in modo molto semplice e la si può leggere benissimo poco per volta.
    Credo che certi punti, come quelli dal 47 al 50 sull’informazione senza saggezza o dal 118 al 120 sulla funzione sociale della proprietà, o quelli dal 225 al 270 contro le guerre e la pena di morte, per citarne solo alcuni, siano un invito alla riflessione e alla discussione, non tanto per polemizzare e contraddire ma per condividere e crescere assieme.
    gustavo

  3. “Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede.” (Fratelli tutti, 3).
    Confesso che il termine “sottomissione” mi fa particolare problema.
    Intanto occorre fare la distinzione dai tempi di Francesco ai tempi nostri:
    Francesco andò in terra musulmana per una temporanea missione di pace, per poi fare ritorno in Italia; gli extracomunitari islamici vengono da noi, e non vengono da noi come delegati di pace per poi far ritorno alle loro terre ma, facendosi integrare secondo le nostre leggi per lavoro o per motivi umanitari, vengono intenti a fermarsi stabilmente; sanno di venire a riempire un vuoto non soltanto democrafico ma soprattutto culturale, e sono più che intenzionati a riempirlo – moderati o integralisti essi siano – con la legge coranica.
    Una volta avuti i numeri demografici, chi impedirebbe loro di sfruttare gli strumenti del nostro sistema Democratico fino al punto di instaurare una teocrazia coranica?
    Molti di voi diranno: beh, è inevitabile. L’occidente ha sfruttato Africa e Medio Oriente per secoli depredando risorse e schiavizzando persone, ed ora la situazione si ribalta a tal punto che africani e mediorientali vengono da noi per “depredare e schiavizzare” quei diritti umani che le leggi di diritto sono riusciti a fissare nelle costituzioni democratiche.
    Personalmente non mi rassegno alla teoria della “ruota che gira” e, anzi, oggi più che ai tempi di Francesco che era loro ospite, trovo incauto e pericoloso invitare alla sottomissione di chi ospita a chi è ospitato, pur se questa ospitalità soffre di mille contraddizioni ed omissioni.
    Nel nome di un valore che io ritengo fondamentale, la laicità dello Stato, della Politica e – possibilmente – delle coscienze civili, non me la sento di preparare la strada all’avvento di una nuova teocrazia nel nome di una accoglienza priva di cautela, intelligenza e lungimiranza. Possibile che, proprio voi – unitamente a me così contrari al papa-re ed a una chiesa del potere – non fiutiate il pericolo di un nuovo medioevo?
    Il problema di coscienza dev’essere vostro, cristiani; e le vostre scelte personali non devono rappresentare un problema di sopravvivenza di tutti noi, non meno uomini e donne semplicemente perchè non credenti e non mossi da partigianesimo ideologico e dottrinale.
    Pur laici, siamo già qui a darvi una mano là dove lottate contro ogni disumanizzazione, anche di chi si dice cristiano e poi odia o sfrutta gli extracomunitari.
    Non pretendete, tuttavia,che noi rinunciamo alla laicità, madre di ogni vera accoglienza non nel nome di un dio ma in nome dell’umanità medesima… Non chiedeteci di rinunciare a nutrire forti riserve sull’Islam di ieri come di oggi, nè sul cristianesimo fanatico di destra come di sinistra, su chi cioè odia gli stranieri a partito preso e, parimenti, su chi li ama senza volerne considerare le differenze culturali che stridono con le nostre.

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