Evasori fiscali, non si tradiscono così Dio e la nazione

Egregi evasori fiscali, (e-gregio vuol dire infatti “fuori, al di sopra del
gregge”, della gente comune) da vescovo più giovane e da presidente di
Pax Christi, Movimento internazionale per la pace, m’era venuto di
scrivere ai politici del tempo – ad esempio al democristiano Benigno
Zaccagnini e al comunista Enrico Berlinguer – invitandoli a essere
coerenti con le loro scelte politiche e convergenti al bene della nazione,
ora, al termine della mia vita (ho ormai più di 96 anni), mi viene di
scrivere una lettera a voi. La pandemia che stiamo vivendo ci ha
obbligati a vivere più ritirati, quindi più pensosi per la nostra vita
personale e per il bene della collettività.

Ed è così, ad esempio, che ci siamo resi conto del lavoro delle varie mafie
che, attente a evitare situazioni più clamorose, come quelle che finiscono in
uccisioni e stragi, sfruttano la situazione per aumentare le loro ricchezze,
ad esempio con prestiti a usura a chi non riesce a trovare mezzi legali per
sovvenire alla mancanza di danaro causata dalla limitazione del lavoro o dalla sua
perdita. Al contrario, v’è chi arriva a frodare per avere sovvenzioni a cui
non ha diritto.

Questo ci ha fatto pensare come le limitazioni, sia del sistema sanitario
antecedente come dei provvedimenti per arginare l’espandersi della
pandemia e frenare le crisi dell’industria e delle aziende, derivi anche
dalle minori disponibilità economiche dovute anche a quanto viene
evaso da chi non paga le tasse, soprattutto di chi, con la ricchezza,
riesce a trovare i mezzi per portare i suoi beni nei cosiddetti paradisi
fiscali. Questa è una grossa ingiustizia perché quanto viene portato
fuori dalla nazione è stato raggranellato con il lavoro dei concittadini e
utilizzando le leggi (e le sottigliezze) dello Stato. È triste pensare che la
nazione vi abbia fatti crescere e sviluppare fino al punto di poterla
tradire.
Non voglio pensare che tra voi ci siano quelli che formalmente figurano
come rispettosi – o addirittura partecipi attivi – del cristianesimo che ha
accompagnato la storia della nostra nazione, ma poi trasgrediscono il
suo messaggio fondamentale, che è quello di non chiudersi nel proprio
egoismo, ma di aprirsi agli altri, proprio cominciando dai più piccoli, dai
più poveri, dai più emarginati. Così fanno i boss delle varie mafie, che
poi a copertura delle loro violenze proteggono le devozioni popolari e se
ne fanno riverire, o quei politici che nel mondo ostentano oggetti e
proteggono frange di strutture religiose per coprire le loro minori
attenzioni umane. Non vorrei che anche voi, magari sovvenendo
pubblicamente alcune opere di solidarietà, vogliate così “scontare” la
vostra ingiustizia di fondo.

È vero che alle volte, nel mondo, le tassazioni possono sembrare
eccessive o ingiuste. Ma, in democrazia, si devono trovare i mezzi,
soprattutto da parte dei più abbienti come siete voi, per correggerle,
non per avere un pretesto per evaderle, portando il proprio danaro negli…
inferni fiscali. Perché purtroppo il danaro diventa quasi una divinità, anzi
la vera alternativa a Dio: aveva già detto chiaramente Gesù (usando un
termine locale) che non si possono servire due padroni: o Dio o
mammona (il danaro).


Non so se anche qualche parroco vi ha mai detto che l’evasione
fiscale è peccato mortale
: l’ha detto qualche tempo fa laicamente
Romano Prodi, ve lo ripete oggi un vescovo, anche se emerito. Mi
verrebbe da ripetere la frase forte che san Giovanni Paolo II proclamò,
nella valle di Agrigento, contro le mafie: “Convertitevi! Un giorno dovrete
risponderne di fronte a Dio”. E allora non ci saranno pretesti e
coperture. Vi chiedo scusa se vi ho attaccati pubblicamente. Spero
comunque di avervi fatto pensare. Da vescovo, pregherò per voi, per le
vostre famiglie e per le vostre attività, ovviamente purché siano oneste.

Vescovo emerito di Ivrea

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