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Per non dimenticare “che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7).

Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.”

(dalla “Laudato si'” di papa Francesco)


Ringraziamo di questa iniziativa il nostro Silvio Salussolia di Pax Christi PuntoPace Ivrea  e la sua famiglia.

La terra tra gli ultimi Invito

Senzatomica e Rete Pace Disarmo: “Passo positivo, ora l’Italia partecipi alla Conferenza di Vienna”

Disarmo nucleare: "M5S era a favore, ma Italia non ratifica trattato"

Finalmente una buona notizia!
La Commissione esteri della Camera ha approvato le indicazioni per il Governo affinché si attivino i percorsi per il disarmo nucleare come indicato dal Trattato dell’ONU per la proibizione delle armi nucleari.
Sarà solo un primo passo, un piccolo passo ma speriamo possa essere l’inizio di passi più importanti e di decisioni fondamentali.
“Passo positivo, ora l’Italia partecipi alla Conferenza di Vienna (…)
Siamo soddisfatti di questo storico risultato a favore dell’impegno dell’Italia per il disarmo nucleare”.
Senzatomica e Rete italiana Pace e Disarmo esprimono soddisfazione per il voto di oggi in Commissione Esteri alla Camera che esprime indicazioni per il Governo affinché si attivi in percorsi concreti di disarmo nucleare e di avvicinamento ai contenuti del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW). Nella risoluzione si sottolinea come le armi nucleari costituiscano ancora oggi una grave minaccia per l’umanità come sia quindi fondamentale continuare gli sforzi per la loro riduzione con l’obiettivo di una definitiva eliminazione.
Con il documento a prima firma Laura Boldrini (ma sottoscritto anche dai Deputati Graziano Delrio, Paola De Micheli, Piero Fassino, Francesca La Marca, Erasmo Palazzotto, Lia Quartapelle Procopio, Yana Chiara Ehm, Gennaro Migliore, Mirella Emiliozzi), il Parlamento fornisce al Governo sollecitazioni chiare e indicazioni realizzabili per perseguire percorsi concreti di disarmo nucleare globale e definitivo: un obiettivo che tutti i recenti esecutivi italiani hanno confermato come prioritario.
Dopo un dibattito di alcune settimane, è stato approvato un testo che non solo richiama in via generale il disarmo nucleare, ma indica al Governo come poterlo realizzare nel quadro del percorso individuato dal Trattato TPNW, scaturito dalla “Iniziativa Umanitaria” della società civile internazionale. Anche se l’Italia finora ha deciso, come tutti gli alleati NATO, di rimanere al di fuori del percorso che sta coinvolgendo decine di Paesi del mondo è importante che ci sia un avvicinamento ai contenuti pratici e concreti proposti dal Trattato e un confronto con tutti gli Stati che stanno mettendo il disarmo nucleare al centro della propria azione politica.
L’Italia può e deve mettere in campo la parte migliore delle proprie risorse per costruire il disarmo nucleare, come sottolineato nella parte dispositiva della Risoluzione, che impegna il Governo “a continuare a valutare, in questo contesto, compatibilmente con l’obiettivo delineato, con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e con l’orientamento degli altri Alleati, possibili azioni di avvicinamento ai contenuti del Trattato TPNW, in particolare per quanto riguarda azioni di «Assistenza alle vittime e risanamento ambientale», considerando la grande tradizione umanitaria dell’Italia e come previsto dall’articolo VI dello stesso Trattato”.
“Finché ci saranno le armi nucleari, ci sarà sempre il rischio che vengano utilizzate – afferma Daniele Santi, Presidente di Senzatomica – Le dichiarazioni della classe governativa russa relativamente alla guerra in Ucraina hanno mostrato in maniera inequivocabile il vero volto della deterrenza nucleare quale strumento di ricatto che pone l’umanità sull’orlo della catastrofe. L’unica via per prevenire il loro uso è la loro eliminazione totale e per realizzare questo esiste oggi uno strumento: il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Mai come ora è necessario perseguire una politica che punti al disarmo nucleare e alla distensione dei conflitti tra le superpotenze. Al mondo esistono quasi 13mila testate nucleari, 40 delle quali sul territorio italiano. Siamo arrivati a un punto cruciale nelle iniziative per abolire le armi nucleari, uno scopo tanto agognato da molte generazioni in tutto il mondo a partire dagli hibakusha, le vittime dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Il TPNW è indispensabile per proteggere la pace dell’umanità nel suo complesso”.
“Solo ricordandoci della nostra umanità e decidendo un percorso serio e concreto di disarmo nucleare globale il mondo potrà smettere di basare un’effimera idea di sicurezza sulla possibilità di distruggere in pochi minuti intere città e milioni di persone” – sottolinea Lisa Clark, responsabile per il disarmo nucleare di Rete Italiana Pace e Disarmo e coordinatrice di “Sindaci per la Pace” in Italia.
L’occasione per raggiungere questo risultato è rappresentata dalla Prima Conferenza degli Stati Parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW) che si svolgerà a Vienna dal 21 al 23 giugno prossimo. La campagna “Italia, ripensaci” sostenuta da Senzatomica e Rete italiana Pace e Disarmo (organizzazioni italiane partner di ICAN la campagna internazionale per la proibizione delle armi nucleari vincitrice del premio Nobel nel 2017) chiede al Governo una decisione in tal senso facendo eco a quanto votato dalla Commissione Esteri della Camera, che impegna l’esecutivo a “considerare, in consultazione con gli Alleati, l’ipotesi di partecipare come «Paese osservatore» alla Prima Riunione degli Stati Parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW) (…) tenendo conto della partecipazione dei Governi di Paesi NATO, come la Norvegia e la Germania”.

 

 

 

 

“Think tank”  è letteralmente  un “serbatoio di pensiero”  ossia un “gruppo di esperti impegnato  nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi specie in campo  economico, politico e militare.

Atilio Borón ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Harvard .

Ha lavorato come Professore di Scienze Politiche all’Istituto Latinoamericano di Scienze Sociali e all’Università di Buenos Aires . [3] Ha servito anche come Segretario Generale di CLACSO , un organismo accademico ombrello per l’America Latina.  Nel 2005 ha firmato il Manifesto di Porto Alegre del World Social Forum .

Presso l’ Istituto Transnazionale , è Direttore del Programma Latinoamericano di Educazione a Distanza per Buenos Aires, Argentina, e collaboratore del progetto New Politics.  È anche direttore del Centro per la ricerca europea e latinoamericana a Buenos Aires.  Scrive anche una rubrica su un quotidiano nazionale argentino. 

Ha definito gli Stati Uniti una “minaccia terroristica alla pace mondiale”.  È stato anche critico nei confronti del razzismo sistemico di Israele .  Ha espresso la sua disapprovazione per la gestione americana di Julian Assange .  Borón ha condannato anche Barack Obama per aver ordinato l’ omicidio di Muammar Gheddafi . 

Nel 2009 ha ricevuto il Premio Internazionale José Martí dall’UNESCO per il suo contributo all’integrazione dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi.


Pubblicato il 27/04/2022 dal quotidiano El Argentino

Di Carlos Pronzato e Lois Pérez Leira

 

Il sociologo, politologo, professore, scrittore argentino ed ex vice-rettore dell’UBA (Università di Buenos Aires), Atilio Borón, ha analizzato con precisione e nel dettaglio il conflitto tra Russia ed Ucraina, denunciando che si tratta di uno scenario orchestrato dalla RAND, un enorme “laboratorio di idee” (think tank) degli Stati Uniti che da anni pianifica questa guerra.

 

– Cosa pensa del conflitto russo-ucraino?

Prima di tutto vedo con orrore questa tragedia. Ciò che sta accadendo in Ucraina è terribile. C’è però un rischio: fermarsi a questa prima impressione e smettere di interrogarsi sulle cause di tutto questo. Come si è arrivati ad una situazione del genere? Quando è iniziata la guerra c’è stato molto dibattito, nel quale è passata l’idea, che ancora persiste nell’opinione pubblica, che ci sia un Paese aggressore ed un Paese aggredito. Inoltre in questo caso nel film c’è un cattivo ed è il Presidente Putin, poi c’è un eroe o una specie di “ragazzino” di Hollywood, il quale è Zelensky; ma indagando a fondo, si scopre che il problema ha caratteristiche totalmente diverse. La Russia stava per essere attaccata dalla NATO. Il piano era già stato elaborato in un documento molto importante dalla RAND Corporation degli Stati Uniti, con sede a Santa Monica (California).

 

– Che cos’è la RAND Corporation e qual è il suo obiettivo?

La RAND è un enorme think tank, impiega oltre 1.800 persone tra scienziati sociali e funzionari amministrativi. Hanno elaborato un documento nel 2019 ad uso esclusivo delle autorità degli Stati Uniti, il quale è passato inosservato, perché era riservato.

Ma ne è trapelato un riassunto alla stampa e ciò ha provocato uno scandalo, che è stato messo a tacere rapidamente. In esso si delinea la strategia per spingere la Russia ad entrare in guerra con l’Ucraina. Cioè l’idea era di costringerla, con una serie di provocazioni, in modo che non avesse altre alternative che reagire e dire: “Fino a qui questa è la linea rossa e se viene superata attaccheremo”. Tutto questo è stato preparato nel 2019 , mentre nel 2022 è stato eseguito alla lettera, come si può vedere leggendo il documento titolato: “Sovraccaricare e sbilanciare la Russia”.

Questo documento è davvero impressionante, poiché in esso si specificano tutti i passi da compiere affinché la Russia entri in guerra. Ad esempio quello di intensificare le sanzioni economiche; schierare “armi letali” (Sic) in Ucraina attraverso la NATO; impedire alla Russia di continuare a vendere gas e petrolio ai Paesi europei affinché gli Stati Uniti possano vendergli il proprio gas.

A parte questo, si raccomanda di tagliare tutti i legami della Russia con l’Europa; di porre fine alla neutralità di Paesi come la Svezia e la Finlandia e di aumentare ancor di più le misure coercitive

Quindi tutto ciò che è accaduto negli ultimi due mesi era già stato scritto nel 2019.

È come una sceneggiatura cinematografica, un copione cinematografico, che si è compiuto passo dopo passo. Quindi l’obiettivo era molto chiaro. La Russia era già circondata dal Baltico al Mar Nero da Paesi che avevano già permesso l’installazione di basi militari della NATO dotate di armi di distruzione di massa. La Bielorussia, che è un alleato di ferro della Russia, non lo ha permesso. Ma è l’Ucraina il Paese più importante, perché è una sorta di cuneo che penetra nel territorio russo.

Questa era la linea rossa che Putin ha detto di non oltrepassare, per una ragioni tecnico- militare e di estrema sicurezza nazionale: l’installazione di missili terra-aria degli Stati Uniti al confine tra l’Ucraina e la Russia farebbe sì che questi possano arrivare con la loro carica letale a San Pietroburgo oppure a Mosca in cinque minuti. Questo significa privare completamente i russi del tempo minimo di allerta per preparare la loro difesa. Ecco perché esigono che la NATO non si installi in Ucraina.

 

– Qual è il ruolo dell’Ucraina in questa trama elaborata negli Stati Uniti?

Il Governo ucraino per un quarto di secolo ha rispettato la richiesta russa, ma nel 2014 sono cambiati il Governo ed il suo orientamento a causa di un colpo di Stato apertamente orchestrato dagli Stati Uniti, attraverso la promozione di violente manifestazioni in piazza Euromaidan. Il ruolo principale di questa ingerenza è stato assunto dal sottosegretario agli Affari euroasiatici dell’amministrazione Barack Obama, Victoria Nuland, una superguerriera nord-americana sposata da molti anni con un super falco di nome Robert Kagan, uno dei principali consulenti in materia di politica estera degli ultimi governi degli Stati Uniti. Kagan è uno dei teorici neoconservatori più guerrafondai e genocidi dell’establishment diplomatico nord-americano. Nuland ha partecipato di persona all’Euromaidan, incitando gruppi di opposizione, soprattutto neonazisti e violenti, a prendere d’assalto il Palazzo del Governo. Ci sono anche foto e video di lei che consegna biscotti e bottiglie d’acqua ai manifestanti.

Ad un certo punto l’Ambasciatore nord-americano attraverso una telefonata, preoccupato per la questione, chiede a Victoria Nuland: “Signora, non sarà troppo quello che stiamo facendo, non dovremmo consultare i nostri partner dell’Unione Europea?”. Visto che Nuland non stava solo incitando la violenza di questi gruppi radicali di destra con le insegne naziste tatuate sulle braccia o sulle divise, ma proponeva anche chi dovesse essere il Presidente ad interim dell’Ucraina dopo la destituzione del Presidente Viktor Yanukych. Il preferito di Nuland era Oleksandr Turchynov, “Turchy”, come lo chiamava lei. Un uomo di totale fiducia di Washington, un agente al servizio dell’impero. Preoccupato per la sfrontatezza dell’ingerenza l’Ambasciatore nord-americano in Ucraina le chiede, durante una conversazione telefonica intercettata: “Signora, non le sembra eccessivo questo, non crede che dovremmo concordare il nome del nuovo mandatario con i Governi dell’Unione Europea?”. Questo è il momento in cui lei pronuncia la famosa frase “che vada a quel Paese l’Unione Europea!”, rivelando così la vera natura del rapporto tra Washington ed i suoi lacchè in Europa. In breve: hanno propiziato quel colpo di Stato, hanno cambiato il Governo con un burattino della Casa Bianca ed è così che è iniziato il conflitto.

Tutti i precedenti governi ucraini dalla caduta dell’URSS al 2014 erano stati fedeli alla tesi della neutralità. Con il nuovo Governo ed i suoi successori vengono avviate le trattative per l’adesione dell’Ucraina alla NATO e viene lanciata una campagna di sterminio della parte russofona dell’Ucraina, che è radicata nel Donbass, nel sud-est del Paese. Nonostante questo genocidio abbia mietuto quasi 15.000 vittime, né la NATO, né l’ONU, né il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, né l’Unione Europea hanno aperto la bocca, tanto meno organismi come Human Rights Watch, diligenti pedine della Casa Bianca, attente al più piccolo incidente della polizia a Cuba, in Nicaragua o in Venezuela, ma cieche, sorde e mute di fronte al massacro che stava annientando i russofoni in Ucraina.

Fu allora che dopo 15 anni, dico 15 anni perché ci fu una grande conferenza sulla sicurezza europea organizzata a Monaco di Baviera nel febbraio 2007, lo stesso Putin propose di raggiungere un accordo speciale di sicurezza reciproca con gli Stati Uniti e la NATO, che in un certo senso era poco meno che considerare un possibile ingresso della Russia nella NATO. La risposta di Bush figlio e dei Paesi europei, tutti vassalli ignobili del Governo degli Stati Uniti fu negativa e dispregiativa. Potremmo anche dire russofoba.

È importante che sia ben chiaro come i Governi europei siano ancora più ipocriti di quelli che abbiamo avuto in America Latina. Essi hanno ignorato la proposta di Putin, nonostante le sue insistenti rivendicazioni, non hanno prestato alcuna attenzione ad essa, così dopo 15 anni di negligenza e negazionismo del genocidio della popolazione ucraina di lingua russa, il Presidente russo ha deciso di lanciare la sua operazione militare su quel Paese.

Quando interviene l’esercito russo, come qualsiasi altro esercito, le vittime evidentemente proliferano e purtroppo molte persone innocenti muoiono. Putin aveva già avvertito i Governi ucraini con questa piccola limitazione: “Non c’è alcun problema se entrate nell’Unione Europea. Volete entrare, non c’è nessun problema. Il problema è la NATO”. Tuttavia, hanno insistito ed insistono fino ad oggi sull’adesione dell’Ucraina alla NATO. Questo finirà con la Russia che distruggerà l’Ucraina. Ma all’Europa, così come agli Stati Uniti non interessa affatto che due o tre milioni di ucraini muoiano. Questa è la triste verità. Ecco perché le provocazioni nei confronti della Russia continuano, seguendo le indicazioni della relazione della RAND.

 

– Chi è Zelenski e come arriva al potere?

Zelensky è un mascalzone ingaggiato dalla Casa Bianca, il quale con la sua insistenza nel far entrare la NATO in Ucraina, provoca il sacrificio del suo Popolo. Inoltre rappresenta un ignobile paradosso: un ebreo che agisce in complicità con gruppi profondamente antisemiti, che furono i più violenti nel perseguitare gli ebrei ucraini e che fecero di Stepan Bandera, il carnefice degli ebrei, un eroe nazionale. Così questa guerra è un’articolazione d’ interessi di personaggi, di fazioni e di brutalità che si condensano nell’enorme sofferenza che patisce il Popolo ucraino. La questione dell’ebraismo ha confuso molto l’opinione pubblica, non così il Governo di Israele che è rimasto ai margini di tutto questo. Perché non sono stupidi. Non è il primo ebreo traditore che si allea con i neonazisti. C’è stato un comunicato del Governo di Israele e della Knesset (il Parlamento israeliano) che ha condannato Zelensky per il suo assurdo paragone tra l’Olocausto ebraico e l’attualità ucraina. E gli hanno detto: “Stai minimizzando quello che è stato l’Olocausto, in più gli amici con cui stai sono tra coloro che hanno continuato a praticare l’Olocausto dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Tuttavia Douglas Mc Gregor, un colonnello in pensione dell’esercito degli Stati Uniti, ha sostenuto che non importa quello che dice Zelensky, perché «è solo un burattino della Casa Bianca”, e lo ha detto con queste parole: “He is the puppet from the White House”. Quindi parlare con Zelensky è una perdita di tempo. Questa affermazione è stata fatta durante un’intervista rilasciata a Fox News, la quale si può trovare facilmente su YouTube. “È con Biden che dobbiamo parlare”, ha detto Mc Gregor. Ma Joe Biden sta attraversando un processo accelerato di demenza senile, come lo si è visto l’altro giorno, quando al termine di una conferenza si è girato verso la sua destra e ha allungato la mano per salutare … ad un fantasma. Questo ci dice della gravità della situazione.

In questo scenario è coinvolto anche lo stesso figlio di Biden, Hunter Biden, un corrotto che per diversi anni ha gestito la più importante società di distribuzione del gas in Ucraina. Moriva dalla voglia di fare affari con il gas degli Stati Uniti, che sarebbe arrivato a prezzi molto più alti e che ovviamente avrebbe prodotto maggiori profitti. Quando il padre vinse la presidenza, Hunter Biden lasciò la sua posizione di amministratore delegato di quell’azienda e ne divenne capo del dipartimento legale. Ma è lui che gestisce direttamente quell’azienda. Questo ci parla del livello di corruzione che esiste in questa guerra.

 

– Cosa pensi della censura a livello mondiale imposta ai media russi?

La censura che abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina non c’è stata nemmeno all’epoca dell’Unione Sovietica. Ne sono assolutamente stupito. Perché ti ricordi quando alle Olimpiadi dell’80 ci fu un attacco, un boicottaggio da parte di molti Governi. Ma non ci fu alcuna politica di persecuzione nel Comitato Olimpico Internazionale, nella FIFA o in qualsiasi altra organizzazione sportiva internazionale. Ora Washington ha organizzato una mobilitazione generale e l’impero non solo ha utilizzato i governi fantoccio dell’Europa, oltre ad alcuni del sud-est asiatico come la Corea del Sud ed il Giappone, ma ha mobilitato un’infinità di organizzazioni internazionali ed imprese del settore privato. Naturalmente la stampa occidentale si è piegata docilmente dietro agli editti imperiali e riproduce senza il minimo accenno di rigore le menzogne diffuse dalla Casa Bianca. Nemmeno nell’epoca più acuta della Guerra Fredda si proibiva la circolazione delle notizie prodotte dall’Agenzia TASS o divulgate dalla Pravda.

Ora è molto peggio: non si può accedere a RT o a Sputnik se non attraverso complesse manovre informatiche e tutto ciò configura un brutale attacco alla libertà di stampa; il quale tuttavia non commuove i soliti custodi della democrazia, dei diritti umani e della società civile nei nostri Paesi. La sciagurata conseguenza di tutto questo è che l’opinione pubblica non sa quale sia la verità, perché i padroni del mondo non vogliono che la sappia.

Insisto: nemmeno nei momenti più aspri del confronto tra Stati Uniti e URSS c’è stata una campagna di disinformazione di questo calibro. Evidentemente i Governi europei sanno molto bene che per loro è fondamentale avere la popolazione disinformata, in modo tale da satanizzare la figura di Putin e da transormare Zelensky nel ragazzino del film che porta la Pace nel mondo, nonostante sia complice di tanti crimini e morti, per i quali prima o poi dovrà rispondere.

 

– Cosa pensi della posizione dell’Argentina all’ONU?

Ho un’opinione negativa sulla posizione argentina. In questo contesto il voto del nostro Paese all’Assemblea Generale dell’ONU, condannando la Russia per una presunta invasione o per una presunta aggressione, è una delle decisioni più sciagurate prese in materia di politica estera dal governo di Alberto Fernández. In verità l’Argentina avrebbe dovuto astenersi. Se non voleva respingere la proposta nord-americana, cosa molto difficile dato che il Paese è molto vulnerabile alle pressioni degli Stati Uniti sul tema del FMI e del debito estero, avrebbe comunque dovuto perlomeno astenersi, come del resto hanno fatto metà dei paesi della CELAC. Lo hanno fatto Barbados, Belize, Brasile, El Salvador, Guyana, Messico, Saint Kits, Saint Vincent/Granadines, Saint Cristobal, Suriname e Trinidad/Tobago. I Paesi più dipendenti dagli Stati Uniti, come l’Argentina, il Perù che sta vacillando, ed il Cile hanno condiviso questa sciagurata decisione.

 

– Credi possibile un accordo di Pace?

Penso che andrebbe fatto subito, ma sono pessimista perché un accordo di Pace richiede il consenso di due parti. E gli Stati Uniti non vogliono la Pace. Lo scopo del manuale delle operazioni della RAND Corporation è quello di dissanguare la Russia, per questo la guerra deve continuare il più possibile, anche se milioni di ucraini moriranno. Ciò che i criminali della RAND hanno in mente è riprodurre la palude in cui cadde l’URSS in Afghanistan. Inoltre vorrebbero fare della Russia ciò che hanno fatto in Jugoslavia: la divisione di questo grande Paese, come è la Russia. Farlo in sette o otto piccoli Stati che non siano più in grado di essere rivali degli Stati Uniti. In altre parole la Russia è molto grande, “too big” come dicono a Washington e per questo è necessario balcanizzare la Russia affinché smetta di essere una grande potenza che possa interferire od ostacolare i piani degli Stati Uniti. Raggiunto questo obiettivo è necessario isolare la Cina e poi lanciarsi in forze contro il gigante asiatico, usando la questione di Taiwan come pretesto.

 

– Erano stati presi degli impegni da parte degli Stati Uniti con la Russia per impedire l’allargamento ad est della NATO?

Non c’è mai stato un trattato. È ciò che Putin ha chiesto quindici anni fa dopo la Conferenza di Monaco. Quello che c’è è una promessa fatta da diversi leader: Bush (padre), Helmut Kohl, Tony Blair, poi da Bill Clinton e ribadita da Bush figlio. Nessuno di questi criminali di guerra ha mantenuto la promessa che la NATO non sarebbe avanzata “di un centimetro verso est”. Ciò fu affermato nel 1992 dopo che l’URSS cadde tra la fine del ’91 e l’inizio del ’92. Una volta disintegrata l’Unione Sovietica, lo promettono prima a Gorbaciov e poi ad Eltsin. Nessuno ha mantenuto le parola data. E a partire dal 1997, sei anni dopo il crollo sovietico e nonostante un anno prima, nel 1996, la Russia avesse già sciolto il Patto di Varsavia, Clinton dà il via libera all’espansione della NATO verso est.

Giova ricordare come la NATO è stata creata nel 1949 per contenere la presunta espansione comunista sovietica. L’URSS è scomparsa senza lasciare traccia, ma la NATO, lungi dal dissolversi, si allarga, cresce ed oggi ha come obiettivo non solo la Russia ma l’Asia, soprattutto la regione dell’Indo-Pacifico. L’ultima dichiarazione del Segretario Generale della NATO dell’11 aprile afferma che l’organizzazione deve riorientare i suoi sforzi al di là dell’Europa, con un occhio rivolto all’Indo-Pacifico, perché è lì che si trova la Cina che, secondo questo burocrate, è la più grande minaccia contro l’ordine mondiale vigente. Ma sappiamo che è la NATO ad essere un’organizzazione criminale che opera su scala mondiale ed è un pericolo per l’umanità.

 

– Quale sarà l’esito del conflitto?

Io credo che si concretizzerà l’occupazione della regione del Donbass da parte della Russia, come è stato fatto con la Crimea, che Mosca vi stabilirà una sorta di zona liberata, ma fortemente militarizzata con il fine di impedire che venga attaccata con missili dall’Ucraina. Ritengo improbabile che in questo contesto gli Stati Uniti o la NATO possano intervenire in Ucraina. Ma questo sarà un sacrificio costoso per la Russia, necessario per scoraggiare la risposta bellica dell’Ucraina contro le popolazioni filo-russe presenti nel sud e nell’est ucraino, la quale potrebbe culminare in un nuovo genocidio. È difficile dire quanto durerà questo accordo, ma non vedo molte alternative.

 

– Qual è il ruolo della Cina?

La Cina sta giocando come sempre sulla scena internazionale con molta cautela, con molta prudenza. Ma lo fa con un messaggio molto chiaro: la responsabilità di tutta la guerra e dei suoi orrori è degli Stati Uniti. Lo hanno detto i principali portavoce del Governo cinese, lo ha detto il Ministero degli Esteri ed alti funzionari del Partito Comunista Cinese. Il presidente della Cina, Xi Jinping, non l’ha ancora detto chiaramente, ma non c’è dubbio che le dichiarazioni precedenti siano state da lui approvate o motivate. Se le cose continueranno così in Ucraina, egli lo farà sicuramente, perché a Xi non sfugge che c’è una sequenza di attacchi: prima la Russia e poi toccherà alla Cina. Ecco perché la Cina sta sostenendo, ovviamente con molta discrezione, sotto al tavolo, gli sforzi della Russia nella guerra in Ucraina.

 

– Che posizione ha preso la sinistra argentina?

In America Latina la nostra sinistra ha una tendenza congenita alla confusione, anche se meno rispetto a quella in Europa. La nostra è molto poco sensibile al ruolo che l’imperialismo svolge sulla scena internazionale. Quando si osserva che alcuni piccoli partiti o organizzazioni di sinistra, per lo più trotskiste, chiedono di manifestare contro il governo di Cuba davanti alla sua Ambasciata di Buenos Aires, mi ricorda quello che diceva Arturo Jauretche, quando definiva la sinistra del nostro Paese come una “sinistra cipaya”, colonizzata dalla propaganda statunitense e docile; e questo voglio credere che lo faccia inconsciamente, quello di divenire strumento delle politiche imperialiste.

Molte volte si sente la sinistra argentina dire che «Putin è un autocrate» o di essere quasi come l’esistenza di Satana nella storia. Ma Biden non è un autocrate, vero? Quanti morti pesano sulla sua persona, dall’Iraq, dalla Siria, dalla Jugoslavia e dalla Libia, tra i tanti altri Paesi? E Zelinsky non è un autocrate? Che manda il suo popolo in un mattatoio per far entrare l’Ucraina nella NATO. Tutto questo, unito alla censura della stampa e alla penetrazione della propaganda “gringa”, genera un’enorme confusione nella sinistra e nel campo popolare. Ma fortunatamente ci sono sempre più settori che vedono il film molto chiaro e alla fine la gente prenderà coscienza di quello che sta succedendo in Ucraina.

 

 

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Fonte:

https://elargentinodiario.com.ar/…/atilio-boron…/

 

Il 24 Marzo 1980 veniva ucciso Mons. Oscar Romero profeta di nonviolenza.
Nel giorno anniversario del martirio del santo Mons. Oscar Arnulfo Romero, ci fa bene richiamare la sua forte testimonianza di vescovo difensore degli oppressi.

Testimonianza di chi si impegnò per la giustizia, la libertà e la pace con metodi nonviolenti, rifacendosi a Gesù e al suo Vangelo.

Chiese alle parti in conflitto nel Salvador di deporre le armi, rivolgendo appelli anche ai soldati, fino
all’ultimo giorno prima di essere giustiziato da parte di chi credeva uccidendolo di non far più sentire
la sua voce profetica: “Fratelli, voi uccidete i vostri stessi fratelli contadini! Mentre di fronte a un
ordine di uccidere dato a un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice: Non uccidere! Nessun
soldato è obbligato a obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio. Una legge immorale,
nessuno è tenuto a osservarla. È ormai tempo che riprendiate la vostra coscienza e obbediate alla
vostra coscienza piuttosto che alla legge del peccato. La Chiesa, sostenitrice dei diritti di Dio, della
dignità umana, della persona, non può restarsene silenziosa davanti a tanto abominio”.
Anche oggi abbiamo bisogno di profeti come lui, che danno speranza a un mondo, incapace di
cambiare l’impostazione politica, che porta alle guerre, alla miseria per un miliardo di persone, al
degrado ambientale. Abbiamo quotidianamente bisogno delle parole di un profeta come lui, delle
parole di Papa Francesco, che anche oggi ha ripetuto, all’incontro col Centro Italiano Femminile,
l’appello a porre fine alla guerra «frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la
cosiddetta geopolitica. […] si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti
studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri. La vera risposta dunque non sono
altre armi, altre sanzioni. Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono
impegnati a spendere il due per cento del Pil […] nell’acquisto di armi, come risposta a questo che
sta succedendo adesso. La pazzia! La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre
sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il
mondo ormai globalizzato – non facendo vedere i denti, come adesso –, un modo diverso di
impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo
è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare. Perché ho voluto fare con
voi questa riflessione? Perché voi siete un’associazione di donne, e le donne sono le protagoniste di
questo cambiamento di rotta, di questa conversione. Purché non vengano omologate dal sistema di
potere imperante. […] Voi potete cambiare il sistema, le donne possono cambiare il sistema se
riescono, per così dire, a convertire il potere dalla logica del dominio a quella del servizio, a quella
della cura.»
Prendiamo ispirazione da questi profeti, che fedelmente comunicano l’amore fraterno: quello che
Gesù Cristo ha manifestato, l’amore che vince ogni male (come recita lo Statuto del MIR art. 2), che
dà forza e porta la pace.

24 Marzo 2022 Pierangelo Monti
Presidente MIR


altri riferimenti di rete sull’argomento:

Mir Italia (sito)

Mir Italia (Facebook)

Il Presidente del MIR  propone la nonviolenza attiva, come terza via alla pace tra la passività e la guerra al nemico: con le trattative, la resistenza nonviolenta, la disobbedienza civile e il boicottaggio, le sanzioni e la solidarietà internazionale con la lotta nonviolenta degli ucraini, fino alla caduta del regime di Putin isolato da tutti e la riconciliazione tra Ucraina e Russia.

Quale via alla pace in Ucraina? – MIR Italia

La guerra in Ucraina scatenata dalla Russia di Putin e condotta aldilà di ogni più funerea previsione, pone a tutti l’interrogativo: cosa si può fare per interromperla? Posto che tutti condannano l’invasione russa, come si può fermarla?

Così come è capitato per la lotta al Covid 19, si è passati da una fase iniziale, nella quale c’è stato un comune accordo nel condannare il nemico virus e il nemico invasore russo, alla successiva fase, con divergenze e toni polemici, a proposito dei provvedimenti concreti da prendere per fermare la pandemia e l’invasione russa.
Prima di esporre il mio pensiero sulla soluzione del conflitto, premetto alcune considerazioni.
Ci sono state e ci sono tante guerre nel mondo, ma per la prima volta dalla seconda guerra mondiale si è di fronte al rischio reale di estendere una guerra fino a livello mondiale e in più con armi nucleari. Perciò occorre innanzitutto assolutamente evitare questa terribile eventualità. Diciamo pure che se non ci fosse questo rischio, la Nato sarebbe già intervenuta, come accadde in Jugoslavia negli anni 90, in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Libia. Ma contro la Russia nessuno stato della Nato può andare in guerra, perché si andrebbe verso la catastrofe mondiale. Dunque la guerra deve, senza alcun dubbio, rimanere circoscritta entro i confini ucraini, o al massimo dei paesi non appartenenti alla Nato.

L’ultima minaccia di Putin, che considera: «qualsiasi tentativo da parte di altri Paesi di stabilire una no-fly zone sull’Ucraina come una partecipazione alle ostilità» e che già ha considerato come azione di guerra l’invio di armi all’Ucraina, va presa sul serio, perché Putin è cinico. Il rischio che capiti, volutamente o no, un incidente che possa coinvolgere un paese della Nato e quindi tutta la Nato nella guerra, è elevato. Certo è più che comprensibile e lecito il diritto dell’Ucraina di difendere la sua libertà e la sovranità, anzi va aiutata (come poi dirò), ma non si deve assolutamente correre il rischio della guerra tra Russia e paesi della Nato, perché sarebbe comunque distrutta l’Ucraina. La guerra anche di difesa, con le armi di distruzione totale, non è ammissibile. Nessuna delle guerre contemporanee ha portato la pace ai popoli coinvolti, ma solo morte, distruzione e impoverimento ulteriore. A chi giova la guerra? Solo ai signori che governano i complessi militari industriali.
Eppure sono ancora tanti, troppi, non solo tra i potenti, coloro che considerano necessarie le operazioni militari belliche per risolvere i conflitti. Così anche l’Italia ha deciso di inviare armi agli ucraini in guerra, in deroga alla legge 185/90, che vieta di vendere armi a paesi in guerra.

In mano di chi andranno queste armi durante e dopo la guerra? Serviranno a salvare l’Ucraina? Non credo, perché la Russia militarmente è più forte e queste armi non faranno che prolungare la guerra, con tutte le conseguenze, compresa l’inimicizia tra russi e ucraini, che in futuro bene o male dovranno convivere o vivere vicini. E più si fanno del male ora, più difficile sarà la loro convivenza.
Non si doveva neppure arrivare a questo punto della guerra.
Ma cosa poteva e doveva fare l’Ucraina? Consegnarsi all’invasore? Rinunciare a difendere la libertà e l’indipendenza? Certo che no. E noi paesi occidentali che condanniamo l’invasione russa e il regime russo, dovremmo stare a guardare? No. Ma tra la passività e la guerra al nemico c’è una terza via: la nonviolenza attiva.
E’ un percorso lungo e articolato, difficile perché poco praticato, che non esclude sofferenze e sconfitte temporanee (comunque molto inferiori a quelle della guerra), ma che si propone come meta non la sconfitta dei nemici, ma un futuro di pace tra ucraini e russi.

La condanna unanime della guerra e la solidarietà con il popolo ucraino espresse nelle manifestazioni in tutte le città europee è importante. Ma questa guerra conferma che il metodo nonviolento di gestione dei conflitti è poco considerato, dai politici, dai mass media e di conseguenza dall’opinione pubblica.
La manifestazione di Roma contro la guerra “Per un’Europa di pace”, indetta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo ed altre organizzazioni, è stata imponente e partecipata, ma avendo criticato l’invio di armi all’Ucraina deciso dall’Italia e dall’Europa, non ha ottenuto una adeguata copertura mediatica. Ancora una volta chi non si schiera con uno degli eserciti in conflitto viene accusato di fare il gioco del nemico: succede da noi come succede ai pacifisti e agli obiettori di coscienza in Ucraina e in Russia. Eppure mai come questa volta è chiara la condanna di chi (Putin) ha scatenato la guerra di occupazione, dopo averla preparata e premeditata.

Circa le motivazioni della guerra ci sarebbe molto da dire, sia nei riguardi dell’imperialismo di Putin, sia sulle responsabilità di una Nato in continua espansione e sulla politica dell’Ucraina, nella gestione delle regioni a maggioranza russofona. Il punto è che le nazioni dicono di volere la pace, ma non si impegnano per la giustizia e i diritti, poi preparano le guerre, spendono tantissimo per le forze armate e molto meno per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli. Così crescono i nazionalismi, i muri di divisione, gli odi e i conflitti, come quelli per l’indipendenza della Crimea e del Donbass, regioni dove si combatte da 8 anni. La speranza è che gli Ucraini e tutti gli Europei non identifichino il regime di Putin al popolo russo, se non altro per rispetto degli oppositori russi che manifestano con coraggio contro la guerra. A costoro e ai nonviolenti ucraini deve andare tutta l’ammirazione e il sostegno, perché sono loro che potranno riconciliare e costruire un futuro di pace tra le due nazioni.

Indubbiamente prima per evitare e ora per fermare la guerra servirebbe un’ONU funzionante, che gli Stati hanno creato perchè fosse arbitro sopra le parti, proprio per evitare le guerre. Ma anche ora, pur con la sua debolezza dovuta ai veti incrociati delle superpotenze, l’ONU deve attivarsi per costringere le parti in guerra a dialogare, a venire a compromessi e innanzitutto a interrompere le ostilità. L’Europa purtroppo, con l’invio di armi all’Ucraina, ha perso la possibilità di mediare tra i due Stati in guerra.
Torna dunque la domanda: Se non si può fermare l’esercito russo invasore sostenendo militarmente gli Ucraini, per non provocare la reazione nucleare russa, in quale altro modo si può fermare la guerra? O meglio, come si può arrivare alla pace in Ucraina?
La risposta non è semplice, ma c’è. E’ la via della NONVIOLENZA.

Innanzitutto per esclusione della guerra, di ogni guerra, perché non c’è guerra buona. La storia insegna che rispondere con la guerra alla guerra ha portato a immani tragedie, durate anni, che hanno sfinito i popoli e non hanno risolto i problemi, anzi li hanno aumentati. E poi perché la guerra ha dei costi umani, ambientali ed economici inaccettabili.
“Con la guerra tutto è perduto” e “La guerra va messa fuori dalla storia”, non devono essere solo belle espressioni. Penso principalmente con angoscia ai bambini, vittime innocenti (e non solo loro) delle azioni belliche. Ripenso al grido di Papa Giovanni Paolo II, che una settimana prima del Natale 1994 intimò ai signori della guerra in Bosnia e di tutte le guerre «Fermatevi! Fermatevi davanti al bambino!». Un grido che dovremmo ripetere tutti oggi. Perché, come canta Francesco Guccini nella sua “Canzone del bambino nel vento”: «Ancora tuona il cannone – Ancora non è contento – di sangue la belva umana. – Io chiedo quando sarà – Che l’uomo potrà imparare – A vivere senza ammazzare».

E’ sconvolgente vedere le immagini della guerra: come in pochi giorni ha ridotto l’Ucraina e la sua popolazione.
E allora? Allora vorrei mettermi a supplicare Putin di smettere la sua folle operazione. E poi penso che il presidente Zelensky avrebbe dovuto (e anche oggi dovrebbe) insistere nelle trattative, accettando dei compromessi; penso che di fronte alla irremovibilità di Putin avrebbe dovuto (e dovrebbe) consegnarsi eroicamente a lui, come porgendogli l’altra guancia, dicendo di farlo per evitare la guerra al suo popolo, invitando intanto il suo popolo a non collaborare con l’invasore, a incrociare le braccia, scioperare, disobbedire alle leggi dell’oppressore, boicottare ogni sua attività, fare cioè una resistenza nonviolenta. La Russia che guadagno avrebbe dall’occupazione di una nazione che non collabora? E poi la Russia avrebbe contro tutti gli Stati, non solo con le sanzioni ma con la diretta partecipazione alla resistenza nonviolenta degli ucraini, con invio ai confini e dentro i confini dell’Ucraina di tante persone nonviolente di ogni nazionalità, di ogni estrazione, le autorità politiche, religiose, del mondo dello spettacolo e dello sport, a portare messaggi di solidarietà e incoraggiamento agli Ucraini, insieme a cose buone per tutta la popolazione. E poi portare messaggi e fiori anche ai soldati russi, invitandoli a obiettare contro i comandi, come fecero i giovani a Praga nel 1968 e come ha fatto pochi giorni fa a San Pietroburgo Yelena Osipova, la straordinaria nonnina che è stata fermata dalla polizia perché portava il cartello con la scritta «Soldato, metti giù le tue armi e sarai un vero eroe». Tutta questa opposizione all’invasione russa sarebbe contagiosa e incoraggerebbe tantissime persone in Russia a protestare contro il regime, molte di più di quelle che già oggi con coraggio manifestano il loro dissenso e affrontano la polizia e le leggi repressive.

Allora Putin, che in un primo tempo risulterebbe facile vincitore, col tempo, isolato e boicottato da ogni parte, sarebbe costretto ad abbandonare il suo folle progetto e forse anche il potere. Poi gli Ucraini e i Russi troverebbero una soluzione comune per le regioni contese del Donbass e della Crimea. E sarebbe risolta anche la questione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, perché l’Ucraina sarebbe lì a dimostrare che non serve un’alleanza militare.
Questa è la via nonviolenta alla pace. E’ una utopia? Non è fattibile? Ma se è fattibile la follia della guerra ed è possibile persino la guerra nucleare, perchè non dovrebbe essere percorribile la via della nonviolenza? Ovviamente sarebbe più realizzabile se fosse ben preparata, come noi movimenti per la pace chiediamo da anni con la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, che ha portato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare, per una difesa civile non armata nonviolenta.
Del resto questa è la via indicata e percorsa dai profeti della nonviolenza, i grandi maestri di vita, come Gesù, Tolstoj, Gandhi, Martin Luther King, Mandela, Capitini, i giovani del gruppo della Rosa Bianca, Don Milani, Mons. Tonino Bello, Papa Francesco, il Dalai Lama, ecc.
A loro pensavo portando alla manifestazione di Roma il cartello con scritto: «COSA FAREBBE GESÙ, TOLSTOJ, GANDHI, MARTIN LUTHER KING»?
Sarà bene andare a riprendere i loro scritti e le loro testimonianze, per scegliere la strada da percorrere, e da percorrere con coerenza e con fiducia.
Ora, pensando ai bambini ucraini, pur nello sconforto e nel pianto, continuo a sperare e augurare che aleggi ovunque, anche sopra i capi delle nazioni, lo spirito di pace e di nonviolenza.

Ivrea, 11 marzo 2022

Pierangelo Monti
Presidente del MIR

Abbiamo da poco iniziato la Quaresima mentre seguiamo con apprensione e speranza gli eventi che vede un Putin ostinato a fare guerra contro l’Ucraina nonostante l’opinione pubblica sia contraria e gran parte delle nazioni non intendano sostenerlo in questa folle scelta. Ma si stanno commettendo errori da ambo le parti, Europa e occidente compresi. E le troppe parole rischiano di confondere e disorientare chiunque intendesse comprendere la gravità della situazione che si sta creando nel mondo intero.

Il cessate il fuoco non sarà immediato e gli incontri diplomatici al momento non sortiscono soluzioni rassicuranti. Siamo contrari a far pervenire armi all’Ucraina e a intervenire militarmente.

E vorremmo che i politici di qualsiasi colore evitassero gli sproloqui e di muoversi in solitaria e con toni troppo aggressivi. La pace vera chiede di disarmarci tutti, gettando a terra anche le pietre che vorremmo scagliare contro chiunque riteniamo colpevole. Dialogo e confronto sincero e disinteressato sono mai come ora un dovere.

Nel frattempo proseguiamo i nostri incontri convinti che non possiamo perdere di vista neppure quanto si sta celebrando a livello di Chiesa.

All’amico Vito Mancuso chiederemo o diremo come vediamo  e viviamo questa nostra Chiesa in stato di sinodalità e  degli ultimi drammatici venti di guerra…

Ognuno può  liberamente interloquire ponendo domande o raccontandosi. Vorrebbe essere una esperienza concreta di vivere la sinodalità tra amici e simpatizzanti dando un nostro modesto contributo al cammino sinodale. Potete intervenire a voce o potete inviare in anticipo direttamente a me le vostre domande o considerazioni.

Grazie

donmario


Vi segnalo pure la serata dibattito sull’Ucraina, organizzata da Libera-Biella per mercoledì 16 Marzo con P. Alex Zanotelli e il Prof. Giorgio Cella. 

BIBLIOGRAFIA ITALIANA SULLA GUERRA IN UCRAINA

MOSAICO DI PACE:

“Fare Pace”, Alex Zanotelli, editoriale Mosaico di pace, maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022

 

“Da Sarajevo a Leopoli”, Tonio Dell’Olio, Mosaico di pace maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022/3006-da-sarajevo-a-leopoli

 

“La Delegazione di pace entra in Ucraina”, video, Tonio Dell’Olio, 2 aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/approfondimenti/documenti/2938-la-delegazione-di-pace-entra-in-ucraina

 

“Stop the war”, Riccardo Michelucci, Mosaico di pace, maggio 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/maggio-2022/3005-stop-the-war

 

Dossier Armi in Europa, Mosaico di pace, maggio 2022

 

“Fermiamoci”, Alex Zanotelli, editoriale Mosaico di pace, aprile 2022

 

“Una crisi globale”, Fulvio Scaglione, Mosaico di pace aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2958-una-crisi-globale

 

“A proposito di armi”, Giorgio Beretta, Mosaico di pace, aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2956-a-proposito-di-armi

 

“Obiettare sotto le bombe”, a cura di Diego Cipriani, aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/archivio/2022/aprile-2022/2956-a-proposito-di-armi

 —-

FAMIGLIA CRISTIANA:

Dossier: L’abisso nella guerra (31/03/2022):

https://www.famigliacristiana.it/articolo/armi-all-ucraina-e-spese-militari-lecito-non-vuol-dire-sempre-etico.aspx

 

Intervista mons. Ricchiuti: La profezia di Isaia e la guerra in Ucraina (31/03/2022): https://www.famigliacristiana.it/articolo/le-tre-questioni-sull-ucraina-e-la-guerra-.aspx

 

“Sulle orme di Francesco. Noi pellegrini di pace”, Tonio Dell’Olio, 2/04/2022:

https://www.famigliacristiana.it/articolo/sulle-orme-di-san-francesco-noi-pellegrini-di-pace.aspx

 

“Aiuti umanitari, dialogo, preghiera, la pace cammina per le vie di Leopoli”, Tonio Dell’Olio, 03/04/2022

https://www.famigliacristiana.it/articolo/stop-the-war-now-aiuti-umanitari-dialogo-preghiera-la-pace-cammina-per-le-vie-di-leopoli.aspx 

“Noi, Sasha, Marina e i loro tre figli in fuga dall’orrore: quell’abbraccio che profuma di pace”, Tonio Dell’Olio, 04/04/2022:

https://www.famigliacristiana.it/articolo/stop-the-war-ucraina-noi-sasha-marina-e-i-loro-tre-figli-in-fuga-dall-orrore-quell-abbraccio-che-costruisce-la-pace-.aspx

AVVENIRE:

sezione Ucraina (diversi articoli):  

https://www.avvenire.it/Search/ucraina

 

“Si parte ricordando don Tonino”, Riccardo Michelucci, 1 aprile 2022

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/iniziative/eventi/2936-la-carovana-nonviolenta-verso-l-ucraina

 

«Caschi blu in Ucraina e non armi». Il popolo della pace chiede la svolta, a cura di Luca Liverani, 1 marzo 2022:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/caschi-blu-in-ucraina-e-non-armi-popolo-pace-chiede-svolta

 

I PACIFISTI  E L’UCRAINA, e-book gratuito, pubblicazione a cura di Sbilanciamoci e Rete italiana Pace e Disarmo: https://sbilanciamoci.info/i-pacifisti-e-l-ucraina/

 

ALCUNI ARTICOLI E COMUNICATI PX:

Comunicato Stampa Pax Christi, “Se vuoi la pace prepara la pace”, 12 febbraio2022

https://www.paxchristi.it/?p=19289

 

Pace senza armi: Mosca e Kiev unite dalla nonviolenza, Avvenire 14 aprile 2022

https://www.paxchristi.it/?p=19954

 

La razionale «follia» del grido “Tacciano le armi!”, don Renato Sacco:

Ucraina: la razionale «follia» del grido «Tacciano le armi!»

 

don Fabio e don Renato a Brescia davanti alla Leonardo: VIDEO – (6 marzo 2022)

( Video 5′)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=5236909536375076&id=100003200740603&sfnsn=scwspwa

 

Giorgio Beretta sulla Fiera delle armi: 12 maggio 2022

https://www.lavocedelpopolo.it/opinioni/fiere-di-armi-in-tempi-di-guerra

 

La rivoluzione cristiana, don Fabio Corazzina: 10 maggio 2022,

Quella della pace è un’opera comune nella quale i cristiani hanno una responsabilità particolare, soprattutto nella sua realizzazione

https://www.lavocedelpopolo.it/opinioni/la-rivoluzione-cristiana

 

 Da cristiani di fronte alla guerra: utopia o realismo? (video, 11 marzo 2022)

Rocco D’Ambrosio e Fabio Corazzina: https://www.moltefedi.it/news/da-cristiani-di-fronte-alla-guerra.html

 

La pace proibita, Teatro Ghione di Roma, 2 maggio 2022, a cura di Michele Santoro

https://www.peacelink.it/pace/a/49131.html

Disarmo, collegamenti di rete utili

https://retepacedisarmo.org/

https://www.banchearmate.org/

https://sipri.org/

https://www.archiviodisarmo.it/

https://sbilanciamoci.info/

https://www.opalbrescia.org/

 

Ucraina ieri e oggi:

https://www.monasterodibose.it/comunita/finestra-ecumenica/14995-ucraina-ieri-e-oggi

 

UCRAINA E CHIESA ORTODOSSA:

collegamenti di rete utili:

https://www.unistrasi.it/1/10/7042/Voci_contro_la_guerra.htm

https://roar-review.com/ROAR-First-Issue-9b481dcf93ce4ff696ec537cad10f3a9

 

BIBLIOGRAFIA

Regno-documenti 5/2022

Le croci e la guerra {Le reazioni dei capi delle Chiese ortodosse e cattoliche sull’invasione della Federazione russa in Ucraina} – Il patriarca ecumenico Bartolomeo – Il patriarca ortodosso di Mosca – Il capo della Chiesa ucraina fedele a Mosca – Il capo della Chiesa ucraina indipendente – Ucraina: l’appello della Santa Sede (Francesco; card. P. Parolin) – I capi della Chiesa in Russia e Ucraina (Infografica di Lorenzo Tamberi) – L’arcivescovo greco-cattolico di Kiev

Regno-attualità 6/2022:

  1. Bremer, Ucraina – Ortodossia russa Storia di una deriva

Aa. Vv, Scienziati: no alla guerra

  1. Tamberi, Infografica: l’Ucraina religiosa
  2. Milani, Ucraina – Ortodossia e potere Europa, la nuova Russia

M.E. Gandolfi Russia-Cirillo: l’omelia

 


Papa Francesco attacca Putin e il Vaticano guarda oltre: è l’ora di un patto planetario

Marco Politi su “Il FattoQ.it” del 14 Marzo 2022

Papa Francesco attacca Putin e il Vaticano guarda oltre: è l’ora di un patto planetario

Papa Francesco ha perso la pazienza con Putin. “Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi – ha scandito all’Angelus domenica – non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri”.

Ma il Vaticano guarda anche al di là della guerra in Ucraina. La lunga stagione successiva al crollo del Muro di Berlino è tramontata: è l’ora di un patto fra tutti i protagonisti della scena mondiale. Nessuno si è accorto, fortunatamente, del lapsus sfuggito a Mario Draghi durante il dibattito in Parlamento, quando è stato autorizzato l’invio di armi all’Ucraina.

Perché la favoletta sulla giungla della storia (la violenza del despotismo) che irrompe con l’intento di deturpare il “giardino di pace” in cui vivevamo non è di un personaggio qualsiasi. Robert Kagan, il saggista e politologo statunitense citato dal premier, fa parte di quel gruppo di ideologi fanatici che sul finire degli anni Novanta lanciarono il “Progetto per un secolo americano”.

Ne faceva parte la crema dei falchi tra cui Donald Rumsfield e Paul Wolfowitz, rispettivamente capo e vicecapo del Pentagono durante la prima presidenza di George W. Bush, e Dick Cheney suo vicepresidente. Ubriachi per il collasso dell’Urss, eccitati dalla vittoria degli Stati Uniti nella guerra fredda, propugnavano l’espansione mondiale del modello di mercato americano e dello schema liberaldemocratico americano e naturalmente della “leadership americana” sul pianeta.

Erano anni in cui imperversava in una parte notevole dell’establishment statunitense un delirio di onnipotenza. Espresso nella convinzione che a Mosca spettasse d’ora in avanti un ruolo minoritario e che nessun altro Stato al mondo potesse sottrarsi all’egemonia degli Usa. E tradottosi, quindi, nella sistematica espansione della Nato nei paesi prima appartenenti al Patto di Varsavia e nello spazio a suo tempo non-allineato della ex Jugoslavia. Ma non bastava. Bisognava mostrare che il modello americano era capace di imporsi anche nel cuore del Medio Oriente e nel centro nevralgico del continente asiatico. E avvenne (con George W. Bush) l’occupazione dell’Afghanistan e l’invasione dell’Iraq.

Entrambe le avventure si sono schiantate in un mare di sangue e distruzioni. Questa fase trentennale è finita e chiunque segua con attenzione le vicende geopolitiche sa anche che non ci sarà più un “secolo” segnato dalla leadership a stelle e strisce. Karol Wojtyla, un pontefice che aveva un senso acuto per la filosofia della storia, lo aveva presentito già nel 1999: in quell’anno – era gennaio – volò a Cuba e poi negli Stati Uniti dove incontrò Bill Clinton. A St. Louis celebrò messa e tenne una singolare omelia, ricordando che i cambiamenti radicali nella politica mondiale aumentavano le responsabilità dell’America. Citò l’episodio biblico di Mosè e del Faraone, il cui esercito finì notoriamente travolto dalle acque del Mar Rosso.

Dio disperde i superbi, esclamò Giovanni Paolo, e innalza gli umili. Il disastro della ritirata dall’Afghanistan ha chiuso dunque un’epoca e l’avventurismo di Putin, con la brutale invasione dell’Ucraina, non è un tentativo di riscrivere la storia del Novecento – come superficialmente è stato sostenuto –bensì una scossa sismica che prelude a un riassestamento complessivo degli equilibri mondiali. Gli Stati, che guardano con allarme e diffidenza alle implicazioni di potere geopolitico che caratterizzano il conflitto in corso tra Nato e Russia (e per questo hanno votato contro o si sono astenuti in sede Onu dal condannare Mosca), rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale. Basti solo citare Cina, India, Pakistan oltre a paesi asiatici e africani. Se poi si vuole fare appello alla battaglia tra liberal-democrazie e autocrazie, precise inchieste prodotte negli Stati Uniti registrano che sulla scena planetaria le democrazie sono da anni in regressione. Rappresentano poco più di un quarto della popolazione mondiale. Il che, se stimola a difendere i valori democratici, rappresenta un monito a non pensare di guidare il mondo facendo i maestrini. Tutti questi problemi sembrano però drammaticamente assenti dal dibattito nelle sedi politiche istituzionali. La discussione in Parlamento è stata finora estremamente povera.

Del ruolo specifico che durante la guerra fredda l’Italia ha sempre saputo giocare nei rapporti con Mosca, pur restando saldamente ancorata al patto atlantico, non si vede neanche l’ombra. Nel frangente attuale l’area cattolica appare forse l’unico spazio in cui si riflette sulle implicazioni più ampie della guerra d’Ucraina e si dibatte sul quadro geopolitico complessivo verso cui tendere. Su Avvenire il sociologo Mauro Magatti sottolinea come sia in corso un “lento e delicatissimo processo di formazione di aree politiche-economiche-culturali omogenee, che cercano di ridefinire il loro posizionamento strategico a livello regionale e globale”. Negli scontri “calcolati” e incalcolabili è ora entrata la dimensione delle ritorsioni economiche planetarie, che lacerando l’interdipendenza globale rendono molto difficile a qualunque attore calcolare la conseguenza delle proprie iniziative.

Oltre a Putin e ai suoi disegni neo-imperiali ci sono le pretese della Cina su Taiwan, le ambizioni della Turchia, il nuovo ruolo dell’India e la stessa crescita della Nato. L’alternativa ai conflitti, spiega Magatti, è la “ricerca di composizioni che possono nascere solo attraverso l’ascolto e il dialogo”. Perché è importante sapere già ora che in questa guerra d’Ucraina non ci saranno vincitori. Per questo è fondamentale “lavorare a un metodo per comporre le tante fratture che spaccano il mondo”. Serve una visione di ampio respiro nella consapevolezza di tutti gli elementi in gioco. Il disegno neo-imperiale di Putin è da bloccare, non dimenticando al tempo stesso – come ricorda Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio – che la “Russia è stata umiliata e circondata dalla Nato”.

Serve una nuova architettura delle relazioni internazionali. Da questa guerra, insiste lo storico Agostino Giovagnoli, emerge un mondo “quantomeno tripolare (Usa, Russia, Cina) e con l’Occidente non più in una posizione dominante”.

Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, invita i leader politici a fare autocritica: “Bisogna riconoscere che non siamo stati capaci di costruire, dopo la caduta del Muro di Berlino, un nuovo sistema di convivenza fra le nazioni, che andasse al di là delle alleanze militari o delle convenienze economiche”. La Santa Sede ritiene che da tutte le parti ci siano “interessi legittimi” da tutelare. Per il mondo cattolico la pace si costruisce lavorando a un patto di convivenza planetario.

 


SABATO 12 MARZO, IN PIEMONTE


CESSATE IL FUOCO – Contro la guerra, cambia la vita.

Dai una possibilità alla pace

l’invito di RETE PACE E DISARMO

Bisogna fermare la guerra in Ucraina.
Bisogna fermare tutte le guerre del mondo.
Condanniamo l’aggressione e la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina.
Vogliamo il “cessate il fuoco”, chiediamo il ritiro delle truppe.
Ci vuole l’azione dell’ONU che con autorevolezza e legittimità conduca il negoziato tra le parti.
Chiediamo una politica di disarmo e di neutralità attiva.
Dall’Italia e dall’Europa devono arrivare soluzioni politiche e negoziali.
Protezione, aiuti umanitari, diritti alla popolazione di tutta l’Ucraina, senza distinzione di lingua e cultura.
Diamo segnali concreti di solidarietà. Ognuno contribuisca all’accoglienza e al soccorso degli Ucraini in fuga.
Costruiamo ponti e solidarietà tra i popoli, non con le armi ma con la democrazia, i diritti, la pace.
Basta armi, basta violenza, basta guerra!
Vogliamo un’Europa di pace.

https://retepacedisarmo.org/2022/cessate-il-fuoco-manifestazione-nazionale-roma-5-marzo-2022/

Per gridare la condanna della guerra,  per elevare la voce della nonviolenza, del disarmo e della solidarietà con le vittime, siamo tutte e tutti invitati a partecipare alla grande manifestazione indetta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e tante altre organizzazioni per questo sabato 5 Marzo a Roma.

Diffondiamo l’invito e partecipiamo numerosi alla manifestazione, con le bandiere e i cartelli, con i quali diremo anche la contrarietà  all’uso delle armi per arrivare alla pace, chiederemo di sostenere gli obiettori di coscienza e la resistenza nonviolenta degli ucraini e dei russi alla politica di guerra.

Poichè la manifestazione avrà un costo notevole si chiede a tutti di contribuire come indicato in calce a questo messaggio.

Pierangelo Monti

————————

Sottoscrizione contro la guerra, contro tutte le guerre, per la pace in Ucraina per la pace in Europa

I fondi raccolti saranno utilizzati per sostenere la manifestazione del 5 Marzo 2022 e le mobilitazioni organizzate dalla Rete italiana Pace e Disarmo, da sindacati, associazioni, studenti, lavoratori, lavoratrici, pensionati.

I fondi rimasti saranno impiegati a sostegno della resistenza nonviolenta in Ucraina e dei pacifisti in Russia

Per Donazioni:

Causale: Per una Europa di Pace

Tramite Bonifico sul Conto Corrente IT35N0501811700000012455267
Intestazione: Movimento Nonviolento

On line tramite PayPal (possibile anche con Carta di Credito o Carta di Debito con il medesimo circuito) tramite questo link


IN PIEDI, COSTRUTTORI DI PACE – manifestazione a Roma Sabato 5 Marzo contro la guerra in Ucraina

l’invito della segreteria nazionale di Pax Christi Italia

Ciao a tutti,

questi tragici momenti per l’Ucraina  stanno dimostrando la debolezza politica dell’Unione Europea divisa ed asservita alla logica del blocco NATO, di cui  stiamo subendo le conseguenze. Ed oggi anche l’Italia ha votato l’invio di armi, compiendo un passo da “belligerante”. Un passo gravissimo. Da sempre noi diciamo ” un’altra difesa è possibile”, se fatto per tempo e per bene. Fortunatamente assistiamo, a numerose iniziative per la pace su tutto il territorio nazionale.

Rete Italiana Pace e Disarmo, cui abbiamo aderito, ha pensato di mettere in campo per la giornata di Sabato prossimo, 5 Marzo, con raduno alle ore 13.30 in Piazza Repubblica e corteo fino in Piazza San Giovanni in Laterano, una grande manifestazione a Roma per testimoniare la solidarietà al popolo ucraino ed il No alla guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali.

Pertanto, insieme alla prioritaria richiesta del CESSATE IL FUOCO, in Ucraina, si vuole  mettere l’accento sulle seguenti questioni:

  • ritiro delle truppe di occupazione russe dal suolo ucraino;
  • intervento dell’ONU, unico organismo riconosciuto e deputato a gestire le controversie internazionali;
  • neutralità attiva dell’Europa e dell’Italia per soluzioni politiche e non aiuti militari;
  • apertura di corridoi umanitari per profughi;
  • solidarietà con la società civile, i movimenti, le lavoratrici e i lavoratori ucraini e russi che si oppongono alla guerra con la nonviolenza;
  • revisione del ruolo della NATO nel continente europeo che si vuole libera dalle armi nucleari.

Invitiamo quindi i Punti Pace e  gli aderenti a Pax Christi a partecipare, per quanto possibile, alla manifestazione in  collaborazione con le associazioni promotrici del  territorio.

Speriamo entro la serata di oggi di potervi fornire il testo definitivo dell’appello con l’elenco delle associazioni promotrici in  modo che possiate contattare quelle del vostro territorio per organizzare insieme il trasferimento a Roma.

La guerra ci incalza e non abbiamo tempo, dobbiamo reagire ADESSO.

Ringraziamo don Salvatore Leopizzi per averci offerto una traccia di preghiera per la pace che condividiamo con tutti voi (in allegato).

Norberto Julini, coordinatore nazionale

Mauro Scaroni, referente in RIPD

— Segreteria Nazionale Pax Christi Italia Via Quintole per le Rose, 13150023 Impruneta (FI)Tel. 055 2020375


TACCIANO LE ARMI – dichiarazione del vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi nazionale 

Abbiamo accolto l’invito di Papa Francesco per la giornata di preghiera e digiuno per la pace, ieri, Mercoledì delle Ceneri. Un invito anche alla conversione. Mi unisco al dolore per le vittime di questa guerra in Ucraina, e di tutte le guerre. Dalle tante coscienze, da numerose piazze d’Italia sale sempre più forte il grido di pace e di no alla guerra. Si chiede il non coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto né con armi e né con preparazione di uomini.

Certo, la condanna all’aggressione operata da Putin è totale. La guerra è sempre una tragedia. Ma non possiamo con questo dimenticare, o peggio ancora assolvere, la NATO (di cui l’Italia fa parte) dalle sue gravi responsabilità.

Sono sconcertato dalla decisione del Governo e del nostro Parlamento di inviare armi all’Ucraina. E, ancora di più, resto senza parole leggendo le dichiarazioni del nostro ministro della difesa, Lorenzo  Guerini, su La Stampa di oggi, che  oltre a ritenere uno scenario possibile una guerra che può durare 10-20 anni, alla domanda del giornalista sulla decisione della Germania di aumentare le spese militari fino al 2% del Pil, risponde: “Noi abbiamo un trend in crescita da quando sono ministro: da settembre del 2019 a oggi, il bilancio della Difesa è cresciuto di oltre 3 miliardi e mezzo, siamo all’1,4% del Pil. Si tratta di fare più investimenti per presidiare un pezzo della nostra sovranità nazionale e tecnologica».

No, Signor Ministro, “mostrare i muscoli” non può essere, e non potrà esere la strada che porta alla pace!  Io non ci sto! E con me credo tantissime donne e uomini di buona volontà, di Pax Christi e non solo. Che credono e vogliono la pace. “Se vuoi la pace, prepara la Pace, non la guerra!” Mi sembra che qui si vedano ben chiari i grandi interessi delle lobby delle armi. Non per niente da tempo sono in aumento le spese militari. Non ci sono i soldi per tante necessità ma per le armi si trovano sempre. E si decide addirittura di destinarle a zone di guerra, rendendoci, secondo alcuni esperti analisti, un Paese ‘belligerante’.

Proprio un anno fa, papa Francesco nel suo viaggio in Iraq affermava, a Ur dei Caldei,: “Un’antica profezia dice: «Verranno giorni in cui spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. E un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo” (Is 2,4). Questa profezia non si è realizzata, anzi spade e lance sono diventate missili e bombe!”.

Come cittadino che fa riferimento alla Costituzione Italiana (Art. 11) che ripudia la guerra, e da credente e vescovo che fa riferimento al Vangelo, credo sia mio e nostro dovere offrire solidarietà umana e accoglienza a chi fugge dalla guerra, ma è altrettanto doveroso un impegno deciso e radicale contro l’irrazionalità e   l’immoralità di ogni guerra e la sua preparazione. Non possiamo versare benzina sul fuoco. E’ questa è la conversione che vogliamo chiedere anche in questo tempo quaresimale.

Pax Christi sarà a Roma il prossimo 5 marzo con tante donne e uomini per chiedere pace.

Mi auguro che allo jus in bello si sostituisca il Diritto Internazionale alla Pace.

Impruneta (Fi), Casa per la Pace, 3 marzo 2022

+ Giovanni Ricchiuti,

Presidente Nazionale di Pax Christi

Vescovo di Altamura-Gravina – Acquaviva delle Fonti

“FINISCA LA NATO E L’ONU SIA PIU’ DEMOCRATICA”

Parole incisive ed inequivocabili quelle del vescovo Luigi Bettazzi nell’intervista fattagli lo scorso 27 Marzo da Nandino Capovilla e che potete ascoltare grazie al qui sotto riferimento di rete:

Video intervista a mons. Luigi Bettazzi


OGGI, SABATO 12 MARZO, ORE 11

a IVREA PORTA VERCELLI (PIAZZA BALLA)

PRESIDIO PER LA PACE IN UCRAINA

E ALLE ORE 21 ALLO ZAC

VEGLIA PER LA PACE

Poichè si starà nell’area esterna, copriti bene, porta la bandiera della Pace e un telo o un cuscino per sedersi.
Se vuoi, porta una lettura da condividere (una poesia, una canzone) anche se abbiamo tanto bisogno di momenti di silenzio.con letture e silenzio.
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Circa l’intervista di Mercoledì 2 Marzo per TG3 Piemonte al vescovo Luigi Bettazzi…

…. la tendenza mediatica è di farla passare semplicemente come invito a pregare mentre ha usato poche, incisive parole di vera e propria politica internazionale.

collegamento di rete da Rainews
Dell’intervista su TG3 Piemonte al vescovo Luigi Bettazzi, autorevole nell’essere storicamente credibile, sarebbe bene sviluppare ed interpretare parole come: 1) l’invito all’Europa, ritrovatasi UNITA contro una invasione, di essere INDIPENDENTE; 2) chi punta il dito contro qualcuno, oggi contro Putin, ne punta almeno tre verso se stesso… In 2 minuti ha toccato il punto senza nominarlo: la dipendenza a Nato e Stati Uniti ha provocato: 1) l’asservimento economico, finanziario e militare delle sovranità europee che rischiano, se già non lo sono, di essere democrazie fantoccio; 2) l’irritazione, comprensibile ma non condivisibile, guerrafondaia e nostalgica di un capo sia comunista che liberista.

MANIFESTAZIONE DI SABATO 26 FEBBRAIO IN PIAZZA NAZIONALE

IVREA – Massiccia presenza, pomeriggio, Sabato 26 Febbraio 2022, in piazza Ferruccio Nazionale a Ivrea dove sindacati, associazioni e partiti hanno chiamato a raccolta la società civile per una prima manifestazione-presidio contro la guerra in Ucraina.

Presenti tanti ragazzi, il sindaco Stefano Sertoli insieme a diversi colleghi di altri Comuni della zona, una nutrita rappresentanza di sindacati e partiti.

Quasi una trentina le associazioni della città che si sono fatte promotrici del presidio sotto le finestre del municipio.

da QUOTIDIANO DEL CANAVESE di Sabato 26 Febbraio scorso.


Vi giro, alcune foto della manifestazione presidio per la Pace ad Ivrea di Sabato scorso.
Sono foto prese con il cellulare e che mi hanno girato (io ero un pò imbandierata ed avevo le mani occupate….)
C’era parecchia gente.
Maria Assunta, Punto Pace Ivrea

 

L’orchestra del Titanic

di  DOMENICO GALLO

l’Italia, accodandosi alla bellicosità USA ha scelto di indurire il confronto militare fra i due blocchi ed è assurdo che questa scelta insensata ed irresponsabile venga presentata come un impulso al dialogo e ad una soluzione diplomatica della crisi.

Di fronte alla prospettiva del ritorno della guerra in Europa presagita dalla crescente pressione militare fra la NATO e la Russia sul fronte della crisi dell’Ucraina, stupisce il silenzio assordante dell’Italia, che appare completamente afona. La spiegazione ufficiale di questo silenzio ci è stata fornita l’8 febbraio attraverso le comunicazioni alle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato del ministro degli esteri Di Maio e del Ministro della difesa Guerini.

Adesso sappiamo perché non si sente la voce dell’Italia sul piano internazionale, perché non abbiamo niente da dire rispetto alla nuova guerra fredda che stiamo vivendo, salvo che noi siamo membri attivi di questo scenario e non abbiamo alcuna intenzione di dissociarci.

Per dire signorsì, non c’è bisogno di alzare la voce, né di gridarlo sui tetti. Anche per questo la posizione espressa dal Governo italiano sulla crisi dell’Ucraina è passata completamente sotto silenzio nella stampa e nei media. Di fronte a tanta sprovvedutezza, l’impressione è quella dell’orchestra che suona sul Titanic.

Di Maio e Guerini hanno cantato in coro: siamo i più fedeli alleati della NATO. “Il rapporto transatlantico è il cardine della sicurezza e della pace in Europa e chi coltiva l’obiettivo di dividerci resterà deluso” ha dichiarato con fierezza Guerini.

Per spiegare quanto siamo fedeli al rapporto transatlantico, il Ministro della Difesa ha specificato che occorre rafforzare il dispositivo militare della NATO specialmente sul fronte dell’Europa orientale ed ha rivendicato il contributo militare dell’Italia per “rafforzare la deterrenza”.

Ha anche fatto cenno alle manovre militari in corso che oltre ad essere utili per testare l’operatività delle forze armate “svolgono anche un ruolo essenziale nella comunicazione strategica nei confronti della controparte”. In altre parole con le manovre militari noi mostriamo i muscoli al nostro avversario.

Quindi ha precisato che le misure militari esposte “da un lato consentono un rafforzamento della deterrenza e dall’altro rappresentano un impulso a continuare il dialogo per favorire una soluzione diplomatica”.

Orbene quando le scelte politiche e militari determinano, come in questo caso, una crescita della tensione sul campo, astrattamente vi sono solo due vie di uscita: o si inizia una de-escalation militare (e di conseguenza politica) ovvero si insiste nell’accumulare la minaccia militare sperando di scoraggiare l’avversario con una dimostrazione soverchiante di forza.

Evidentemente l’Italia, accodandosi alla bellicosità USA ha scelto questa seconda strada, ovvero di indurire il confronto militare fra i due blocchi ed è assurdo che questa scelta insensata ed irresponsabile venga presentata come un impulso al dialogo e ad una soluzione diplomatica della crisi.

Da questo punto di vista non sono rassicuranti le comunicazioni del Ministro Di Maio, che sulla questione politica centrale, vero nodo della crisi, ovvero l’ingresso della NATO e dei suoi armamenti in Ucraina ha chiuso la porta ad ogni dialogo ribadendo che la scelta della porta aperta della NATO nei confronti di Ucraina e Georgia rappresenta “un principio irrinunciabile”.

Per Di Maio l’Ucraina ben può diventare la lancia della NATO nel costato della Russia e ciò non deve preoccupare Putin. Preoccupa invece, che la Bielorussia possa diventare la lancia della Russia nel costato dell’Europa orientale.“In un contesto di crescente tensione sul versante dell’Europa orientale – ha osservato

Di Maio – è un elemento di forte preoccupazione la tenuta in Bielorussia il prossimo 27 Febbraio del referendum confermativo di una nuova Costituzione. L’articolo 18 di questo progetto di riforma non prevede più il concetto di neutralità internazionale della Bielorussia e in più apre le porte anche all’eventuale dispiegamento di armi nucleari sul territorio bielorusso, a tal riguardo lavoreremo in stretto raccordo in ambito e con i nostri alleati NATO per concordare una posizione comune rispetto a questo nuovo scenario”.

Se deve essere neutrale la Bielorussia, forse dovrebbe esserlo anche l’Ucraina. In una recente intervista l’ex ambasciatore italiano a Mosca, nel tempo della guerra fredda, Sergio Romano ha dichiarato: “il Paese doveva diventare neutrale. C’erano anche ottime ragioni perché l’Unione europea si esprimesse in questi termini, però devo confessare che non avevo fatto i conti con gli Stati Uniti. Non avevo fatto i conti con il fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di un nemico. Hanno bisogno di un grande nemico perché il nemico giustifica la loro politica, la loro politica delle armi, la loro industria delle armi. Quelle grandi industrie militari della California che cosa farebbero se non ci fosse un nemico?”

Poiché i nostri interessi non coincidono con quelli del complesso militare industriale americano, è giunto il caso di chiederci se non è giunto il momento di smantellare il nemico. Per favore, fermate l’orchestra ed invertite la rotta, prima che il Titanic vada a sbattere contro l’iceberg.


MARTEDÌ LA GUERRA

di RANIERO LA VALLE

Newsletter n. 249 del 16 Febbraio 2022

Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri

 

Cari Amici,

domenica scorsa “la Repubblica” ha annunciato con un lungo articolo a pag. 3 che ieri, martedì, la Russia avrebbe invaso l’Ucraina, e quindi oggi o domani sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale, in quanto Biden e gli alleati occidentali erano uniti per “far pagare alla Russia il prezzo più alto che abbia mai visto finora”.

Forse è bene ricordare che tra i prezzi più alti finora pagati dalla Russia ci sono stati Napoleone alle porte di Mosca e l’assedio nazista di Leningrado, e che la prima guerra mondiale è scoppiata per molto meno.

A pag. 2 dello stesso numero domenicale della “Repubblica” si dava la notizia dell’ultimatum di Biden a Putin, a pag. 4 si annunciava che mille militari italiani avrebbero partecipato a questa nuova campagna di Russia schierandosi sul fianco Sud-Est; per il “Corriere della Sera” sarebbero stati duemila, ma mille più o mille meno non importa, l’effetto mediatico è lo stesso; tutti i giornali informavano inoltre che gli occidentali, compresi i nostri compatrioti, erano stati invitati dai rispettivi governi e ministri degli Esteri a fuggire dall’Ucraina prossima all’invasione e a tornare a casa, ciò che però gli italiani, in un’Ucraina che per parte sua si diceva tranquilla, si guardavano bene dal fare.

Tutte le notizie sulla minaccia russa la “Repubblica” le aveva sapute dalle agenzie, che le avevano sapute da Biden, che le aveva sapute dall’ “intelligence” (che tradotto vuol dire “intelligenza”) la quale le aveva sapute dai generali russi che spensieratamente si comunicavano per telefono, in linguaggio non cifrato, i piani d’invasione, discutendo l’alternativa se fare “la terra bruciata” o marciare direttamente su Kiev.

Il “casus belli” era che la NATO  voleva estendersi in Europa fino a inglobare l’Ucraina, giungendo a un passo da Mosca. I russi, sentendosi minacciati, reagivano  schierando la loro armata sul confine.  Non potevano certo, per difendersi,  contare come a suo tempo  sul “generale Inverno”, perché  il clima intanto si era riscaldato, le divise nemiche erano molto più pesanti e da fronteggiare non c’erano i fanti o la cavalleria di Napoleone ma i carri ed i missili dell’alleanza atlantica; del resto i russi si ricordavano bene che quando  Krusciov aveva voluto mettere i missili balistici a Cuba, in risposta a quelli americani in Turchia, gli Stati Uniti non ci avevano pensato due volte a mandare la loro flotta e allestire  il blocco navale dell’isola e dunque era altrettanto giustificata ora la loro reazione di inscenare una dimostrazione di forza sulla linea di confine.

Quella volta era intervenuto papa Giovanni a scongiurare i contendenti a fermarsi prima di cadere nel baratro; questa volta papa Francesco  lo ha fatto domenica all’Angelus, rivolgendosi ai responsabili politici con una sobrietà che faceva supporre un suo intervento ben altrimenti pressante.

Lunedì gli americani trasferivano la loro ambasciata da Kiev a Leopoli, pensando forse che avviata la terza guerra mondiale,  il vero problema sarebbe stato che la loro rappresentanza e la loro bandiera continuassero a esibirsi in Europa, lontano dal fronte.  Le notizie si facevano poi più incalzanti. Secondo la CNN l’invasione sarebbe avvenuta oggi mercoledì, la CBS riferiva da parte sua l’affermazione del segretario di Stato americano secondo cui Putin aveva già messo  i suoi obici in posizione di tiro, una “esperta” a “Otto e mezzo” diceva che avendo Putin schierato tante truppe, avrebbe fatto una brutta figura se poi non avesse dato corso all’invasione, dando perciò anche lei la guerra per scontata.

Però né ieri né oggi l’Ucraina è stata invasa, le artiglierie pronte all’uso non hanno sparato,  un po’ di soldati russi sono tornati indietro,  i militari italiani sono rimasti a casa (perché semmai deve decidere il Parlamento, e questa è una bella novità); tuttavia Biden non si è dato pace e ha ripetuto ieri che Putin “pagherà un prezzo immenso”, giornali e televisioni hanno continuato ad accusare la Russia del crimine di voler stabilire una sua zona d’influenza in Europa, mentre nessuno si era preoccupato quando alla vigilia del Duemila dei compassati signori negli Stati Uniti volevano instaurare “il nuovo secolo americano”  estendendo la zona di influenza e la sovranità americana su tutto il mondo.

Dunque la bella notizia è che per ora la terza guerra mondiale non è scoppiata, per il semplice fatto che una parola rassicurante l’ha detta a Putin il cancelliere tedesco ritirando la minaccia di un ingresso dell’Ucraina nella NATO, e che oggi siamo ancora qui, non inceneriti, a raccontarlo  (anche se il generale americano Allen aveva detto: “il conflitto è già iniziato”); ma la cattiva notizia è che siamo in mano a degli irresponsabili che sono al comando delle nazioni, e a dei garruli informatori che ignorano il senso delle loro parole, e tutti insieme rendono di giorno in giorno più precario il nostro futuro e la nostra vita.

Se una conclusione da tutto ciò si può trarre è che una grande riforma si deve fare sul modo di stare sulla Terra, e che bisogna passare dal diritto sovrano e discrezionale degli Stati alla guerra, al diritto collettivo e indisponibile dei popoli alla pace; una Costituzione mondiale che “ripudi la guerra” appare dopo questi fatti politicamente più lontana, ma nel contempo ancora più necessaria ed urgente, e sono  i popoli che  ne devono prendere in mano la causa.

Nel sito pubblichiamo un articolo di Domenico Gallo sulla colpevole acquiescenza dell’Italia, a cui sembra che la NATO vada bene comunque, dovunque voglia arrivare, e una significativa lettera paterna a Giancarla Codrignani, in occasione della sua “entrata in politica”. Con i più cordiali saluti

Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell’ “estate incandescente”.

In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare.

18 febbraio 2022

Alex Zanotelli

segue testo riportato su Peacelink il cui collegamento di rete da Peacelink è https://www.peacelink.it/pace/a/48994.html

<<Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell’ “ estate incandescente”! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale.

In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare. Tutto questo è il frutto amaro di una folle corsa mondiale al riarmo, soprattutto atomico. Stiamo infatti militarizzando il cielo e la terra.

Alex Zanotelli

Il cielo è diventato anch’esso teatro di scontro. L’uomo più ricco della terra, Elon Musk, ha già inviato nello spazio 1.900 satelliti , ma ha già intenzione di spedirne altri 42.000. La Cina lo ha già accusato di spionaggio a favore degli USA e ha testato il suo razzo ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ (le guerre stellari), come le chiamava Reagan. Ma non contenti di militarizzare il cielo, stiamo supermilitarizzando il Pianeta Terra che è diventato una discarica di armi(non dimentichiamo che le armi sono, insieme allo stile di vita di pochi, la causa del disastro ambientale.)

Nel 2021 la spesa militare mondiale si aggira sui duemila miliardi di dollari(nel 2020 eravamo a 1.981 miliardi !) Quasi metà di queste assurde spese sono da attribuirsi a USA/NATO, seguiti a grande distanza da Russia e Cina. E questo riarmo è contagioso. La notevole militarizzazione della Cina, per esempio, spinge ora le nazioni del Pacifico:Giappone, Indonesia, Corea del Sud, Malesia e Taiwan a fare altrettanto.

Ma anche l’Africa è sempre più militarizzata. Nel 2020 le spese per le armi hanno superato i 43 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale nei paesi del Sahel. Ma ancora più agghiacciante è la corsa al riarmo nucleare, da parte delle grandi potenze, soprattutto USA, Russia e Cina. Gli USA, già con l’amministrazione Obama, avevano stanziato mille miliardi di dollari per modernizzare il loro armamentario atomico. Così ora abbiamo le nuove e più micidiali bombe atomiche, B61-12 che arriveranno presto anche in Italia per rimpiazzare una settantina  di vecchie B61. La Cina, che ha oggi circa 200 testate nucleari, vuole entro il 2030, arrivare a circa mille. Gli USA ne hanno già pronte al lancio 3.750.

Il nuovo accordo militare tra USA, Gran Bretagna e Australia(AUKS) per la difesa della zona del Pacifico, incrementerà questa corsa al riarmo nucleare. Infatti gli USA hanno già venduto all’Australia i ‘sottomarini atomici’. Lo scontro fra USA /NATO e la Russai sull’Ucraina ha già portato la Russia a siglare un’alleanza con la Cina. E siamo di ritorno ai blocchi Est-Ovest, alla Guerra Fredda e al nuovo riarmo mondiale.

Infatti gli scienziati atomici hanno già posto le lancette dell’ “Orologio dell’Apocalisse” a 100 secondi dall’inverno nucleare. E il nostro paese partecipa allegramente a questa corsa al riarmo. Lo scorso anno per armare l’Italia, il governo Draghi ha investito in armi circa trenta miliardi di euro. Non solo, il Ministero della Difesa (Guerini) e dello Sviluppo Economico (Giorgetti) hanno presentato progetti per trenta miliardi presi dal Recovery Fund.

Per di più le Forze Armate italiane stanno armando i droni Reaper , i sottomarini, le fregate FREMM con i missili Cruise, permettendole così di condurre missioni di attacco in qualsiasi parte del mondo. Così i nostri droni passeranno da semplici vedette a killer di precisione.( in barba alla Costituzione italiana!)  Non solo, ma il Ministro Guerini ha trasformato il Ministero della Difesa nel Ministero della Guerra facendo del suo decastero un agente di commercio dell’industria bellica nazionale. Le grandi aziende belliche, Leonardo(ex-Finmeccanica) e Fincantieri (a partecipazione statale) sono in piena attività.

L’Italia vende armi a tutti: l’importante è fare affari. Sta perfino vendendo armi all’Egitto del dittatore Al-Sisi: un giro di affari del valore di 9-10 miliardi di dollari (in barba a Giulio Regeni e a Patrick Zaky!). Inoltre il governo italiano sta finanziando sempre più missioni militari con lo pseudonimo di ‘missioni di pace’.

L’esempio più clamoroso è la missione in Afghanistan: vent’anni di guerra a fianco della NATO che ci è costata sette miliardi di dollari e agli alleati tremila miliardi di dollari, per produrre quella vergognosa ritirata(altro che esportare democrazia!).Non contenta, l’Italia ha accettato il comando del contingente NATO in Iraq, dopo che abbiamo distrutto quel paese, con una spaventosa guerra costruita su bugie!

Ora l’Italia si sta cimentando con le missioni in Africa. In Niger sta costruendo una base militare con la presenza di oltre duecento militari ed ha inviato soldati in Mali per partecipare all’operazione anti-jihadista Takuba (mentre la Francia si ritira!). Invece di soldati e di armi, la disperata popolazione del Sahel ha bisogno di aiuto per risollevarsi, non di armi.

E tutto questo sta avvenendo nell’indifferenza e nel silenzio del popolo italiano. E’ scandaloso il silenzio del Parlamento davanti a un governo Draghi che investe sempre più in armi e taglia i fondi alla sanità pubblica e alla scuola. In un tale contesto non dovremmo meravigliarci se la crisi Ucraina in Europa o su Taiwan in Asia, potrebbero farci precipitare in una guerra nucleare con la Russia o con la Cina. Basta un incidente ed è la fine. E’ questa militarizzazione mondiale che ci porterà nel baratro dell’inverno nucleare!

“La pandemia è ancora in pieno corso – ha detto recentemente Papa Francesco – la crisi sociale ed economica è ancora pesante, specialmente per i più poveri. Malgrado questo, ed è scandaloso, non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari.

E QUESTO E’ LO SCANDALO! >>