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Centotrenta uomini, donne, bambini, sono morti a causa dell’indifferenza verso i migranti. Diciamo pure che la sorte dei migranti non sta a cuore alle autorità politiche degli stati europei e neppure a tanta parte dei cittadini.

di Pierangelo Monti, MIR

Le autorità europee sapevano da due giorni che nel Canale di Sicilia c’erano 3 barconi nel mare al largo della Libia, ma nessuno ha inviato navi di soccorso.

Sono persone, sono vite umane. E’ il momento della vergogna” ha detto il Papa oggi a mezzogiorno.

Safa Mshli, la portavoce dell’Oim, l’organizzazione dell’Onu per i migranti ha denunciato: “Gli Stati si sono opposti e si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone. Hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero del Mediterraneo. Lasciati morire in mare. L’umanità è annegata.  È questa l’eredità dell’Europa?”.

Carlotta Sami, portavoce dell’alto commissariato per i rifugiati (Unhcr-Acnur): “Quando sarà abbastanza? Povere persone. Quante speranze, quante paure. Destinate a schiantarsi contro tanta indifferenza”.

Il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli: “La vicenda è dolorosa, terribile e ferisce la nostra umanità. Non si perda altro tempo e non si metta a rischio altra povera gente. I governi nazionali diano poteri e mandato all’Unione europea per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un’accoglienza obbligatoria. È necessario perché è oramai chiaro che le politiche nazionali non sono in grado di gestire con umanità ed efficacia i movimenti di migranti e richiedenti asilo”.

L’Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice: “Il lungo temporeggiare sull’obbligo del soccorso e l’accavallarsi confuso delle giustificazioni sul perché non si sia fatto nulla per precipitarsi a salvare 130 persone innocenti in evidente pericolo – uomini, donne e bambini che avevano nel cuore solo la grande speranza di ricevere la nostra accoglienza e l’opportunità di un futuro – continuano purtroppo a dimostrarci che non è più possibile che si ritardi nella ricerca di una soluzione politica a livello europeo, una soluzione umanamente sostenibile che ponga fine una volta per tutte a questa straziante barbarie”.

Ripensiamo alle parole pronunciate da Papa Francesco a Lampedusa nel 2013: “Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi e in coloro che con l’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.

Abbiamo il dovere di continuare ad impegnarci nella resistenza all’indifferenza, fino alla liberazione da un sistema ingiusto che permette simili tragedie.

Sosteniamo quanti sono impegnati nel soccorso dei profughi e dei migranti, nei corridoi umanitari, nelle opere di accoglienza e integrazione di chi 

Pierangelo Monti

Presidente MIR

Allego il giusto e severo comunicato dell’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Nella Giornata mondiale della Terra è quanto mai appropriato richiamare la necessità di difendere il pianeta e chi lo abita. Difenderlo innanzitutto dall’azione umana che più lo distrugge: la guerra. E difenderlo da ogni spreco di risorse, cominciando con le risorse sprecate nella produzione di armi che servono alle guerre. Sosteniamo dunque questo Appello diffuso dalla Rete Italiana Pace Disarmo, per le Giornate Globali di azione sulle spese militari, per chiedere di nuovo che i governi riducano le spese militari. Purtroppo i governi Hanno scelto le armi, compreso l’attuale governo italiano, che continua a sostenere le spese militari e le industrie belliche. (Pierangelo Monti, MIR)

Aprendone il collegamento di rete, sono da leggere le seguenti due denunce di RETE ITALIANA PACE E DISARMO nei confronti del Governo che, anche di fronte alle carenze sanitarie manifestate nella pandemia, continua con l’acquisto di armamenti:

Ridurre la spesa militare, difendere le persone e il pianeta

Il mondo ha bruciato 1.920 miliardi di dollari in spesa militare nel 2019, un aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente e la cifra più alta dalla fine della Guerra Fredda. Le risorse militari sempre maggiori a disposizione dei governi, in nome della sicurezza nazionale, si sono dimostrate completamente inutili nel difendere la popolazione dalla pandemia COVID-19, né possono tenerci al sicuro da altre emergenze globali come il cambiamento climatico. Inoltre, come possono testimoniare le vittime delle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen e molti altri Paesi, lungi dal risolvere i conflitti, il militarismo li aggrava soltanto.

Hanno scelto le armi

Cosa ci difende meglio oggi dalla pandemia? Un nuovo cacciabombardiere o 500 posti di terapia intensiva in più e 5mila infermieri e dottori che potrebbero essere assunti per tre anni con gli stessi soldi? 

da L’arte della guerra. La rubrica a cura di Manlio Dinucci,

IL MANIFESTO del 20.04.2021 https://ilmanifesto.it/ordine-usa-contro-la-russia-italia-sullattenti/


Il ministro degli Esteri Di Maio e il ministro della Difesa Guerini sono stati convocati d’urgenza al quartier generale della Nato a Bruxelles, per una riunione straordinaria del Consiglio Nord Atlantico il 15 aprile: il giorno stesso in cui, a Washington, il presidente Biden firmava l’«Ordine esecutivo contro le dannose attività estere del governo russo».

L’Ordine non decreta solo espulsioni di diplomatici e sanzioni economiche, come hanno riportato i media. «Se la Russia prosegue o intensifica le sue destabilizzanti azioni internazionali», stabilisce l’Ordine, «gli Stati uniti imporranno costi tali da provocare un impatto strategico sulla Russia». Proprio per preparare l’«impatto strategico», ossia una intensificata escalation politico-militare contro la Russia, è stato convocato il Consiglio Nord Atlantico a livello dei ministri degli Esteri e della Difesa dei 30 paesi della Nato, presieduto formalmente dal segretario generale Stoltenberg, di fatto dal segretario di Stato Usa Blinken e dal segretario Usa alla Difesa Austin.

Il Consiglio Nord Atlantico – l’organo politico dell’Alleanza che, secondo le norme Nato, decide non a maggioranza ma sempre «all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con quanto deciso a Washington – ha approvato immediatamente, all’unanimità, una «Dichiarazione di solidarietà con gli Stati uniti sulle azioni, annunciate il 15 aprile, per rispondere alle attività destabilizzanti della Russia». Elenca quindi, con le stesse parole dell’Ordine esecutivo di Biden, i capi di accusa alla Russia: «Comportamento destabilizzante e provocatorio, violazione della integrità territoriale di Ucraina e Georgia, interferenza nelle elezioni degli Usa e degli Alleati, vasta campagna di disinformazione, uso di gas nervino contro Navalny, sostegno agli attacchi contro le forze Usa/Nato in Afghanistan, violazione degli accordi sulla non-proliferazione e il disarmo».

Sulla fondatezza di tali accuse basti considerare, una per tutte, quest’ultima: ad accusare la Russia di aver violato gli accordi sulla non-proliferazione e il disarmo sono gli Stati uniti, che hanno sempre violato il Trattato di non-proliferazione, schierando armi nucleari in Italia e altri paesi europei, e che hanno stracciato il Trattato Inf riaprendo la via all’installazione di nuovi missili nucleari in Europa.

L’escalation non è solo verbale. Il giorno prima del Consiglio Nord Atlantico, l’Esercito Usa in Europa ha comunicato che, dovendo ricevere nei prossimi mesi due nuove unità operative, conserverà in Germania tre basi che avrebbe dovuto restituire al governo tedesco. Il giorno dopo il Consiglio Nord Atlantico, gli Stati uniti hanno annunciato un accordo con la Norvegia, che permette loro di disporre di 4 basi aeree e navali ai confini con la Russia. Nel frattempo è rientrato in Europa il cacciatorpediniere Usa Arleigh Burke, sottoposto a un ammodernamento che ha «accresciuto il raggio e la capacità dei suoi armamenti». L’Arleigh Burke è una delle 4 unità lanciamissili a spiegamento avanzato della Sesta Flotta che, agli ordini del Comando delle forze navali Usa in Europa (con quartier generale a Napoli-Capodichino), operano soprattutto nel Baltico e nel Mar Nero.

Queste navi sono dotate di lanciatori verticali Mk 41 della Lockheed Martin, in grado di lanciare (secondo le specifiche tecniche ufficiali) «missili per tutte le missioni: anti-aeree, anti-nave, e di attacco contro obiettivi terrestri». Questi ultimi, tra cui il missile Tomahawk, possono essere armati di testata convenzionale o di testata nucleare. Non potendolo sapere, la Russia dà per scontato che, a bordo di queste navi in prossimità del suo territorio, vi siano missili da attacco nucleare. Mentre anche Londra annuncia il prossimo invio di una unità lanciamissili nel Mar Nero, Mosca comunica che, dal 24 aprile al 31 ottobre, non sarà concesso alcun passaggio di navi da guerra straniere attraverso le acque territoriali russe in tre aree del Mar Nero.

La situazione diverrà ancora più tesa quando, l’estate prossima, si svolgerà nel Mar Nero l’esercitazione Usa-Ucraina Sea Breeze, cui parteciperanno anche altri paesi Nato, con oltre 30 navi, appoggiate da aerei, elicotteri e droni.

Con commozione ho appreso la notizia della morte questa mattina di Liliana Barbaglia, vedova Curzio, una donna ammirevole, che ha vissuto una lunga vita impegnata con la sua famiglia per l’Italia e un mondo migliori. Come ricorda il presidente dell’ANPI di Ivrea, cominciò da ragazzina a lottare per la libertà come staffetta partigiana in Valsesia. Da quella esperienza imparò ad amare la pace, la giustizia, la solidarietà.  La passione sociale l’ha accompagnata sia nella formazione dei giovani come insegnante che negli incontri pubblici, ai quali partecipava assiduamente; la ricordo da sempre presente alle manifestazioni, alle riunioni in ambito sociale ed ecclesiale, delle quali, finchè ha potuto, scriveva puntuali articoli per il Risveglio popolare. E’ stata prima presidente e poi presidente onoraria del Centro Documentazione Pace.

Ricorderemo in tanti con riconoscenza l’amica Liliana, donna semplice, colta, ecumenica, autentica operatrice di pace.

Pierangelo Monti, MIR


Il sorriso non è di coloro che sognano e basta;
il sorriso è di coloro che non delegano ma rischiano in prima persona pur che si realizzi il sogno di un mondo più bello
nel quale le giuste uguaglianze e le giuste differenze sanno convivere nel reciproco riconoscersi e completarsi.
Il sorriso non è di chi nutre nascostamente pie fantasie;
il sorriso è di coloro che condividono con altri la giustizia e la verità:
senza questa condivisa partecipazione, giustizia e verità resterebbero pigre fantasie o tristi lamentazioni

“Liliana ci ha lasciati oggi, alle 11,15. E’ passata in cielo, senza soffrire, travolta da una polmonite e dai suoi 93 anni”. Così il commosso messaggio del figlio Leonardo, che invia un grosso abbraccio a tutti quelli che sono vicini alla famiglia nel dolore.

E il dolore è veramente grande, perché non importa quanti anni abbiano i nostri Partigiani; ai nostri occhi sono sempre giovani e forti, colti nei giorni irripetibili della loro Resistenza. Li vorremmo sempre con noi, anche se i capelli diventano bianchi, le spalle si incurvano, la voce diventa esile. Quella voce che tante volte, negli incontri con gli studenti, abbiamo sentito raccontare la storia di una ragazzina minuta che a Boca, in Valsesia, accompagnava i prigionieri inglesi a sconfinare in Svizzera. Per quell’unica parola d’inglese che conosceva: “Come on”, “andiamo” si erano convinti che padroneggiasse quella lingua, e volevano lei nel pericoloso cammino verso la libertà. “Maschietto”, così veniva chiamata, fu quindi Staffetta partigiana, e raccontava ai ragazzi rapiti le sue piccole-grandi avventure in una guerra feroce. Suo riferimento era Vincenzo Cino Moscatelli, Comandante delle Brigate Garibaldi in Valsesia. Negli ultimi anni si stancava, Liliana, ma non mancò mai alla passione e al dovere della Memoria.

La foto che accompagna questa triste comunicazione venne scattata durante l’annuale fiaccolata del 29 gennaio 2012 a Lace. Fu sempre presente alle cerimonie della Resistenza, e attiva nel Centro Documentazione Pace, e insegnante.

La ricordiamo ancora la notte di un 25 Aprile ad Ivrea. Faceva un freddo micidiale, tirava un gran vento, ma lei era lì, aveva voluto esserci ad ogni costo, e Francesco e Silvia s’eran dovuti arrendere. Venne anche premiata al Teatro Regio di Torino il 19 novembre 2011, e poi ancora ad Ivrea nel 2016, quando il Ministero della Difesa le conferì la “Medaglia della Liberazione” in occasione del 70° anniversario della Lotta di Liberazione.

Ci lascia un vuoto immenso, che non si colmerà mai. Anche nel suo nome e con il suo esempio, continueremo nell’impegno lungo la strada che lei aveva intrapreso più di 77 anni fa, e che non aveva mai abbandonata.

Ai figli e a tutta la famiglia vanno un abbraccio commosso e le condoglianze più sentite da parte di tutta l’Anpi, degli Iscritti e del Direttivo.

Mario Beiletti, Presidente ANPI sezione Ivrea e Basso Canavese

Domenica 18 Aprile 2021


altri riferimenti in rete: https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/04/19/news/addio_liliana_barbaglia_la_professoressa_curzio_staffetta_partigiana_di_ivrea-297075654/

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA FRANCESCO NEL GIORNO DI PASQUA

La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo di oggi.

Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua! Buona, Santa e serena Pasqua!

Oggi riecheggia in ogni parte del mondo l’annuncio della Chiesa: “Gesù, il crocifisso, è risorto, come aveva detto. Alleluia”.

L’annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando. La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo di oggi.

Di fronte, o meglio, in mezzo a questa realtà complessa, l’annuncio di Pasqua racchiude in poche parole un avvenimento che dona la speranza che non delude: “Gesù, il crocifisso, è risorto”. Non ci parla di angeli o di fantasmi, ma di un uomo, un uomo in carne e ossa, con un volto e un nome: Gesù. Il Vangelo attesta che questo Gesù, crocifisso sotto Ponzio Pilato per aver detto di essere il Cristo, il Figlio di Dio, il terzo giorno è risorto, secondo le Scritture e come Egli stesso aveva predetto ai suoi discepoli.

Il crocifisso, non un altro, è risorto. Dio Padre ha risuscitato il suo Figlio Gesù perché ha compiuto fino in fondo la sua volontà di salvezza: ha preso su di sé la nostra debolezza, le nostre infermità, la nostra stessa morte; ha patito i nostri dolori, ha portato il peso delle nostre iniquità. Per questo Dio Padre lo ha esaltato e ora Gesù Cristo vive per sempre, e Lui è il Signore.

I testimoni riferiscono un particolare importante: Gesù risorto porta impresse le piaghe delle mani, dei piedi e del costato. Queste piaghe sono il sigillo perenne del suo amore per noi. Chiunque soffre una dura prova, nel corpo e nello spirito, può trovare rifugio in queste piaghe, ricevere attraverso di esse la grazia della speranza che non delude.

Cristo risorto è speranza per quanti soffrono ancora a causa della pandemia, per i malati e per chi ha perso una persona cara. Il Signore dia loro conforto e sostenga le fatiche di medici e infermieri. Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta. Nello spirito di un “internazionalismo dei vaccini”, esorto pertanto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri.

Il Crocifisso Risorto è conforto per quanti hanno perso il lavoro o attraversano gravi difficoltà economiche e sono privi di adeguate tutele sociali. Il Signore ispiri l’agire delle autorità pubbliche perché a tutti, specialmente alle famiglie più bisognose, siano offerti gli aiuti necessari a un adeguato sostentamento. La pandemia ha purtroppo aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione di migliaia di persone.

«Occorre che i poveri di tutti i tipi riprendano a sperare», diceva san Giovanni Paolo II nel suo viaggio ad Haiti. E proprio al caro popolo haitiano va in questo giorno il mio pensiero e il mio incoraggiamento, perché non sia sopraffatto dalle difficoltà, ma guardi al futuro con fiducia e speranza. E io direi che va specialmente il mio pensiero a voi, carissime sorelle e fratelli haitiani: vi sono vicino, sono vicino a voi e vorrei che i problemi si risolvessero definitivamente per voi. Prego per questo, cari fratelli e sorelle haitiani.

Gesù risorto è speranza pure per tanti giovani che sono stati costretti a trascorrere lunghi periodi senza frequentare la scuola o l’università e condividere il tempo con gli amici. Tutti abbiamo bisogno di vivere relazioni umane reali e non solamente virtuali, specialmente nell’età in cui si forma il carattere e la personalità. Lo abbiamo sentito venerdì scorso nella Via crucis dei bambini. Sono vicino ai giovani di tutto il mondo e, in quest’ora, specialmente a quelli del Myanmar, che si impegnano per la democrazia, facendo sentire pacificamente la propria voce, consapevoli che l’odio può essere dissipato solo dall’amore.

La luce del Risorto sia fonte di rinascita per i migranti, in fuga da guerra e miseria. Nei loro volti riconosciamo il volto sfigurato e sofferente del Signore che sale al Calvario. Non manchino loro segni concreti di solidarietà e di fraternità umana, pegno della vittoria della vita sulla morte che celebriamo in questo giorno. Ringrazio i Paesi che accolgono con generosità i sofferenti che cercano rifugio, specialmente il Libano e la Giordania, che ospitano moltissimi profughi fuggiti dal conflitto siriano.

Il popolo libanese, che sta attraversando un periodo di difficoltà e incertezze, sperimenti la consolazione del Signore risorto e sia sostenuto dalla Comunità internazionale nella propria vocazione ad essere una terra di incontro, convivenza e pluralismo.

Cristo nostra pace faccia finalmente cessare il fragore delle armi nell’amata e martoriata Siria, dove milioni di persone vivono ormai in condizioni disumane, come pure in Yemen, le cui vicende sono circondate da un silenzio assordante e scandaloso, e in Libia, dove si intravvede finalmente la via di uscita da un decennio di contese e di scontri cruenti. Tutte le parti coinvolte si impegnino effettivamente per far cessare i conflitti e consentire a popoli stremati dalla guerra di vivere in pace e di avviare la ricostruzione dei rispettivi Paesi.

La Risurrezione ci porta naturalmente a Gerusalemme. Per essa imploriamo dal Signore pace e sicurezza (cfr Sal 122), perché risponda alla chiamata ad essere luogo di incontro dove tutti possano sentirsi fratelli, e dove Israeliani e Palestinesi ritrovino la forza del dialogo per raggiungere una soluzione stabile, che veda due Stati vivere fianco a fianco in pace e prosperità.

In questo giorno di festa, il mio pensiero torna pure all’Iraq, che ho avuto la gioia di visitare il mese scorso, e che prego possa continuare il cammino di pacificazione intrapreso, perché si realizzi il sogno di Dio di una famiglia umana ospitale e accogliente verso tutti i suoi figli.[1]

La forza del Risorto sostenga le popolazioni africane che vedono il proprio avvenire compromesso da violenze interne e dal terrorismo internazionale, specialmente nel Sahel e in Nigeria, come pure nella regione del Tigray e di Cabo Delgado. Continuino gli sforzi per trovare soluzioni pacifiche ai conflitti, nel rispetto dei diritti umani e della sacralità della vita, con un dialogo fraterno e costruttivo in spirito di riconciliazione e di solidarietà fattiva.

Troppe guerre e troppe violenze ci sono ancora nel mondo! Il Signore, che è la nostra pace, ci aiuti a vincere la mentalità della guerra. Conceda a quanti sono prigionieri nei conflitti, specialmente nell’Ucraina orientale e nel Nagorno-Karabakh, di ritornare sani e salvi alle proprie famiglie, e ispiri i governanti di tutto il mondo a frenare la corsa a nuovi armamenti. Oggi, 4 aprile, ricorre la Giornata mondiale contro le mine antiuomo, subdoli e orribili ordigni che uccidono o mutilano ogni anno molte persone innocenti e impediscono all’umanità di «camminare assieme sui sentieri della vita, senza temere le insidie di distruzione e di morte».[2] Come sarebbe meglio un mondo senza questi strumenti di morte!

Cari fratelli e sorelle, anche quest’anno, in diversi luoghi, molti cristiani hanno celebrato la Pasqua con forti limitazioni e, talvolta, senza nemmeno poter accedere alle celebrazioni liturgiche. Preghiamo che tali limitazioni, come ogni limitazione alla libertà di culto e di religione nel mondo, possano essere rimosse e a ciascuno sia consentito di pregare e lodare Dio liberamente.

Tra le molteplici difficoltà che stiamo attraversando, non dimentichiamo mai che noi siamo sanati dalle piaghe di Cristo (cfr 1 Pt 2,24). Alla luce del Risorto le nostre sofferenze sono trasfigurate. Dove c’era morte ora c’è vita, dove c’era lutto, ora c’è consolazione. Nell’abbracciare la Croce Gesù ha dato senso alle nostre sofferenze e ora preghiamo che gli effetti benefici di questa guarigione si espandano in tutto il mondo. Buona, Santa e serena Pasqua!

facciamo nostra l’indignazione del nostro Presidente nazionale, vescovo Giovanni Ricchiuti, pubblicata sul sito di Pax Christi Italia

Sì, sono indignato! Non posso accettare, a proposito di questa pandemia, questo linguaggio bellico a cui assistiamo, questa cultura e queste scelte sempre più ispirate alla guerra.

SIAMO IN CURA, NON IN GUERRA!

Titoli di giornali. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che afferma: “Noi siamo in guerra. Servono norme da guerra.” Il Generale Figliuolo che dice: “quando i vaccini arriveranno di massa, si potrà fare ‘fuoco con tutte le polveri’.

No, io non ci sto, e con me credo tutta Pax Christi, e non solo!

Roma, 15-01-2017. Chiesa di San Callisto. La chiesa adibita a dormitorio dalla comunità di S.Egidio per i senzatetto.

Amiche e amici carissimi,

abbiamo da poco vissuto la nostra Assemblea Nazionale, lo scorso sabato 27 marzo. Esprimo la mia gratitudine a tutti gli aderenti per la partecipazione numerosa e per il clima bello, sereno e dialogante, che abbiamo vissuto. Abbiamo avuto la conferma che ognuno di noi ci tiene a Pax Christi. C’è una passione che viene da lontano… Questo costituisce un elemento di attenzione verso il movimento, da parte di molti, sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Come punto di riferimento, insieme a Pax Christi International, come impegno in un cammino di educazione e formazione alla pace. Con le varie iniziative e campagne. Ringraziamo il Signore di questo, e andiamo avanti!

                                La nostra assemblea era stata preceduta qualche giorno prima dalla memoria di Sant’Oscar Romero, vescovo di San Salvador, assassinato il 24 marzo 1980. C’è stata anche questa bella e interessante iniziativa: un gruppo di presbiteri, che da anni frequentano El Salvador e che si sono sforzati in questi anni di accompagnare il cammino di quella chiesa locale, delle sue comunità e del suo popolo, ha ritenuto di venire incontro al popolo di Dio proponendo alcuni testi per l’uso liturgico per favorire la preghiera e la memoria di questo vescovo martire. Infatti la memoria di Sant’Óscar Arnulfo Romero, pur essendo stata iscritta nell’Albo dei Santi il 14 ottobre 2018 non ha trovato spazio nel nuovo Messale Romano in lingua italiana.

            Speriamo che chi di dovere  ponga presto rimedio a questa “assenza”!

            Intanto stiamo vivendo i giorni della Settima Santa, in questo tempo di pandemia, di sofferenza, di dolore e di ancora tanti morti. Non possiamo accettare la logica di egoismi o di interessi vari a riguardo dei vaccini. Soprattutto i più poveri e i più deboli non devono essere esclusi, né i singoli né i popoli.

            Mentre scrivo queste considerazioni, e volevo far riferimento anche a tutto il mondo degli armamenti e degli affari, ben documentato dalla trasmissione PresaDiretta di Lunedì 22 marzo u.s. “La dittatura delle armi”, mi prende un moto di indignazione, guardando TV e giornali.

                             Sì, sono indignato! Non posso accettare, a proposito di questa pandemia, questo linguaggio bellico a cui assistiamo, questa cultura e queste scelte sempre più ispirate alla guerra.

                            SIAMO IN CURA, NON IN GUERRA!

Titoli di giornali. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che afferma: “Noi siamo in guerra. Servono norme da guerra.” Il Generale Figliuolo che dice: “quando i vaccini arriveranno di massa, si potrà fare ‘fuoco con tutte le polveri’.

            No, io non ci sto, e con me credo tutta Pax Christi, e non solo!

            Anche p. Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, che stimo e ringrazio, scriveva lo scorso 23 marzo 2020: “In questo tempo di #coronavirus abbiamo ascoltato una certa retorica della #guerra, come se fosse necessario un approccio militaristico. NON SIAMO IN GUERRA, bisogna rifiutare queste retoriche che sono funzionali a disegni politici pericolosi e inconfessabili: bisogna resistere.”

Io non ho vissuto la guerra, ma solo il periodo del dopo-guerra. Non credo che chi continua ad evocare questa tragica parola l’abbia mai vissuta. Credo proprio di no! E quindi chiedo che siano usate parole appropriate nel rispetto di chi ha bisogno di cure, nel rispetto di chi davvero ha vissuto la tragedia della guerra e nel rispetto anche della Costituzione Italiana che ‘ripudia la guerra’. La mia esperienza di Vescovo e di Governatore dell’Ospedale “F. Miulli”, in Acquaviva delle Fonti, mi fa continuamente incontrare con la sofferenza e con l’impegno, al limite delle forze fisiche e mentali, di tantissime persone chiamate non a “mobilitarsi” per una guerra ma solo e semplicemente a “prendersi cura” delle persone ammalate.

 Stiamo devastando la Terra. Dobbiamo curare il Creato, tutto. Non dichiarare guerra. Siamo custodi, né padroni e né guerrieri!

La luce del Cristo Risorto accompagni la Chiesa, e questa da Lui umanità amata fino a morire, nel difficile passaggio di questo giorni verso la speranza, la fraternità e la pace!

E’ il mio augurio di Pasqua che accompagno con un grande abbraccio!         

31 marzo 2021                                      +

Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi Italia


vedi anche https://ilmanifesto.it/lettere/siamo-in-cura-non-in-guerra/

facciamo nostro il contributo di RETE PACE E DISARMO

Nel testo recentemente licenziato dalla Camera si raccomanda di “incrementare, considerata la centralità del quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare”.

Decisione che RIPD ritiene inaccettabile: non solo contraddice le finalità del Piano europeo per la ripresa, ma accantonando le proposte delle organizzazioni della società civile (e del mondo del lavoro) considera il settore militare, già ampiamente finanziato, come fattore di ripresa per il Paese.

Sorpresa nell’uovo di Pasqua: una parte dei fondi del Recovery Plan verrebbe destinata per rinnovare la capacità e i sistemi d‘arma a disposizione dello strumento militare. Un tentativo di greenwashing, di lavaggio verde, dell’industria delle armi che la Rete Italiana Pace e Disarmo stigmatizza e rigetta.

Ad aprire a questa possibilità è stato il Parlamento, a quanto risulta dalle Relazioni definite e votate in questi giorni dalle Commissioni competenti. Nel testo licenziato dalla Camera si raccomanda di “incrementare, considerata la centralità del quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, anche in favore degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto”.

Per il Senato “occorre, inoltre, promuovere una visione organica del settore della Difesa, in grado di dialogare con la filiera industriale coinvolta, in un’ottica di collaborazione con le realtà industriali nazionali, think tank e centri di ricerca”. Viene inoltre ipotizzata la realizzazione di cosiddetti “distretti militari intelligenti” per attrarre interessi e investimenti.

Diversamente dalle bozze implementate dal precedente Governo, in cui l’ambito militare veniva coinvolto nel PNRR solo per aspetti secondari come l’efficienza energetica degli immobili della Difesa e il rafforzamento della sanità militare, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) potrebbe quindi destinare all’acquisizione di nuove armi i fondi europei per la rinascita dell’Italia dopo la pandemia.Un comparto che, è bene ricordarlo, già riceverà almeno il 18% (quasi 27 miliardi di euro) dei Fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034.

Le indicazioni inviate al Governo derivano da dibattiti nelle Commissioni Difesa della Camera e del Senato che hanno approvato all’unanimità i pareri consultivi relativi. Ciò evidenzia un sostegno trasversale all’ipotesi di destinare i fondi del PNRR anche al rafforzamento dello strumento militare. Addirittura alla Camera i Commissari hanno concentrato il loro dibattito sulla “opportunità” di accrescere ulteriormente i fondi a favore della spesa militare fornita dal Piano. Da notare come il rappresentante del Governo abbia sottolineato come i pareri votati “corrispondano alla visione organica del PNRR” dello stesso esecutivo Draghi, che dunque ritiene che la ripresa del nostro Paese  realizzare anche favorendo la corsa agli armamenti.

Anche se green le bombe sono sempre strumenti di morte, non portano sviluppo, non producono utili, non garantiscono futuro. La Rete italiana Pace e disarmo denuncia la manovra dell’industria bellica per mettere le mani sui una parte dei fondi europei destinati alla Next Generation.

Inascoltate le associazioni pacifiste, spazio solo ai produttori di armi.

Nel corso della discussione di queste settimane sono stati auditi rappresentanti dell’industria militare (AIAD, Anpam, Leonardo spa) mentre non sono state prese in considerazione le “12 Proposte di pace e disarmo per il PNRR” elaborate dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e inviate a tutte le Commissioni competenti. Per tale motivo chiediamo ora al Governo che le proposte della società civile fondate sulla costruzione della convivenza e della difesa civile nonviolenta (con un impegno esteso alla difesa dell’occupazione in un’economia disarmata e sostenibile) siano ascoltate, valutate e rese parte integrante del nuovo PNRR che l’esecutivo dovrà elaborare, spostando dunque i fondi dalla difesa militare.

La produzione e il commercio delle armi impattano enormemente sull’ambiente. Le guerre (oltre alle incalcolabili perdite umane) lasciano distruzioni ambientali che durano nel tempo. Ne consegue che la lotta al cambiamento climatico può avvenire solo rompendo la filiera bellica e che il lavoro per la pace è anche un contributo al futuro ecologico.

Occorre quindi una nuova politica estera italiana ed europea che abbia come obiettivo la costruzione di una comunità globale con un futuro condiviso, riprendendo il progetto delle Nazioni Unite volto “a salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e di collaborazione tra i popoli come elemento dominante delle relazioni internazionali.

La nonviolenza politica è lo strumento e il fine che bisogna assumere. Per questo è prioritario orientare il rilancio del nostro Paese ai principi ed ai valori della pace: il Piano deve essere l’occasione per investire fondi in processi di sviluppo civile e non sulle armi. “Non c’è un mondo di ieri a cui tornare, ma un mondo di domani da far nascere rapidamente”: così è scritto nell’introduzione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La Rete Italiana Pace e Disarmo vuole davvero che Il mondo di domani, per garantire un futuro alle nuove generazioni, sia basato su uno sviluppo civile e non militare.

Il Mahatma Gandhi indicava l’unica strada possibile “o l’umanità distruggerà gli armamenti, o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Non possiamo tollerare che nemmeno un euro dei fondi destinati al futuro ecologico venga invece impiegato per mettere una maschera verde al volto di morte delle fabbriche d’armi. L’umanità ha bisogno di pace e di un futuro amico.


vedi anche il collegamento di rete a:

“PEACELINK” https://www.peacelink.it/disarmo/a/48392.html

“AVVENIRE” https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/allarme-delle-ong-i-fondi-del-recovery-plan-per-comprare-armi-e-sostenere-l-industria-bellica

Ancora una volta è Rai3 a presentare in prima serata un servizio giornalistico coraggioso e contro corrente

a cura di Pierangelo Monti – MIR


Lunedì 22 marzo Presa Diretta su Raitre (ore 21.15) dedicherà un’intera puntata al tema della produzione e commercio di armi e delle spese militari, significativamente titolato “la dittatura delle armi”.
 
Come ci segnala la Rete Italiana Pace e Disarmo, “nel corso della puntata saranno presenti interviste a molti esponenti della nostra Rete e delle sue organizzazioni aderenti, e nostri dati e campagne verranno citati numerose volte.”
Ecco un elenco di link da poter utilizzare per rilanciare la notizia:

https://www.facebook.com/MIR.Italia

https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=10165018919955523&id=103897510522&scmts=scwspsdd
 
https://twitter.com/RetePaceDisarmo/status/1373218719435001859?s=20
 
https://www.facebook.com/RetePaceDisarmo/posts/10159013046634709

Buon proseguimento del cammino quaresimale, carissime/i amiche/ci e simpatizzanti, sentendoci tutti chiamati alla responsabilità e alla collaborazione per attraversare insieme il deserto della pandemia e arrivare sani e rinnovati nel copro e nello spirito alla Pasqua ormai prossima. Cosa non scontata.

Come già anticipato, in vista delle prossime celebrazioni pasquali, ci  aiuterà a ri-leggere gli ultimi eventi della vita di Gesù il nostro amico don Paolo Scquizzato. Ovviamente ancora in videoconferenza.

In foto le indicazioni per poter collegarsi senza difficoltà alcuna. Confrontarci su come oggi ci è dato di vivere la Pasqua e la Risurrezione è una opportunità da vedere come un dono prezioso per ri-visitare la nostra vita di fede.

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Auguri fraterni !      donmario

Per aggiornamenti e videoconferenze visitate il sito: www.unachiesaapiuvoci.it

dal Centro Studi Sereno Regis, a cura di Pierangelo Monti (MIR)

videoconferenza in rete Giovedì 11 Marzo | ore 18.00

introduce Enzo Ferrara (Centro Studi Sereno Regis)

intervengono Cecilia Brighi (Associazione Italia-Birmania Insieme) e Giuseppe Gabusi (TWAI – UniTo)

coordina Daniela Bezzi (giornalista

testimonianze di Eleonora Gatti e Nicola Amoroso

vedi anche il riferimento di rete del Centro Studi Sereno Regis