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Appello congiunto di MIR, Pax Christi e SOS Diritti al nuovo ministro dell’Istruzione per una scuola che educhi alla pace e alla non violenza.

testo:

Appello al neo ministro dell’Istruzione: educare alla Pace e alla Nonviolenza

Dinanzi al drammatico dilagare nella nostra società della violenza, di comportamenti di prevaricazione e bullismo, del preoccupante fenomeno della violenza in rete e dell’incremento dell’incitamento all’odio, le Associazioni Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Pax Christi e SOS Diritti, promotrici della Campagna “Scuole Smilitarizzate”, lanciano un accorato appello al neo ministro della pubblica istruzione Patrizio Bianchi, affinché la scuola possa dedicare ampio spazio all’educazione alla pace e alla nonviolenza, fornendo strumenti per la prevenzione e gestione dei conflitti, coinvolgendo tutte quelle realtà associative che con competenza intendono essere a fianco di dirigenti, docenti e studenti/studentesse e loro famiglie per promuovere la Cultura e l’etica della convivenza pacifica e della nonviolenza.

22 Febbraio 2021

Movimento Internazionale della Riconciliazione  –  Pax Christi Italia  –  SOS Diritti


Con l’inizio del prossimo anno scolastico, segnato da tante difficoltà ed incertezze ma anche da nuove sfide e nuove prospettive, il MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) e Pax Christi Italia (Movimento Cattolico Internazionale per la pace), desiderano essere a fianco di docenti e alunne/i, per ripartire da una scuola che sappia cogliere, dal dramma della pandemia, l’occasione per rigenerare la nostra società, guardando al futuro con fiducia e speranza e promuovendo la pace, quale bene laico e universale, da proteggere e trasmettere alle giovani generazioni.

Oggi più che mai dobbiamo fare scelte coraggiose per la difesa della nostra umanità, e per fare ciò, vogliamo ribadire, senza esitazione, l’importanza dell’educazione alla pace ed alla nonviolenza, quale modello pedagogico capace di trasmettere a bambine/i e giovani valori di solidarietà, giustizia, dialogo e convivenza pacifica tra i popoli. Da qui nasce la Campagna “Scuole Smilitarizzate”, una campagna che intende ribadire la mission educativa della scuola ed invitare studentesse/i, docenti, dirigenti all’‟opzione della pace”. Ci rammarica e ci indigna constatare la presenza e l’incremento, in ambito scolastico, di molteplici attività, iniziative e progetti in collaborazione con le Forze Armate e quindi in palese contrasto con le finalità educative, formative e culturali dell’istituzione scolastica. La scuola non è e non può essere il luogo “dell’opzione militare”, essa al contrario è il luogo ove coltivare la pace e educare ad essa. La prevenzione dei conflitti, la loro trasformazione nonviolenta, l’implementazione dei diritti e il rispetto della vita umana in tutti i suoi aspetti, sono i mezzi per costruire una cultura di pace e di nonviolenza. Chiediamo pertanto che la scuola resti fedele alla sua azione pedagogica e coerente ai princìpi costituzionali, in particolare all’art. 11 della Costituzione che recita “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti”, per promuovere tra le/i giovani scelte ed azioni di pace che possano disarmare il nostro mondo, partendo proprio dall’educazione per arrivare alla politica, all’economia e a tutti gli ambiti della società. La campagna, promossa in collaborazione con l’Associazione SOS Diritti, vuole rappresentare un percorso ampio e inclusivo dei tanti soggetti della società civile che sono impegnati continuamente per una scelta che escluda la violenza e coltivi la pace. È pertanto vitale la collaborazione tra la scuola e le tante associazioni operanti a questo scopo in Italia, alle quali rivolgiamo l’invito ad aderire e contribuire alla realizzazione di questa campagna, mettendo a disposizione delle scuole le proprie competenze e risorse, per costruire insieme una concreta alternativa di pace attraverso una rete capillare su tutto il territorio . Con l’inizio del nuovo anno scolastico, la Campagna “Scuole Smilitarizzate” verrà lanciata ufficialmente e saranno forniti ulteriori dettagli e strumenti. In questa anteprima della Campagna viene pubblicato sui social un video messaggio da parte dei presidenti nazionali del MIR e di Pax Christi che spiegano il perché delle “Scuole smilitarizzate”. L’augurio è che le scuole possano scegliere di percorrere la strada della pace e della nonviolenza ed esserne promotrici. 10 agosto 2020
Movimento Internazionale della Riconciliazione – Pax Christi Italia
*Per ulteriori informazioni e adesioni invitiamo a contattare le segreterie nazionali del MIR o di Pax Christi.

Carissim*

oggi 2 ottobre, nella Giornata internazionale della nonviolenza, proclamata dall’Onu nell’anniversario della nascita di Gandhi, MIR e Pax Christi in collaborazione con SOS Diritti, danno il via alla Campagna Scuole Smilitarizzate, alla quale, come potete vedere nei file allegati, hanno già aderito alcune organizzazioni.

In occasione del lancio e’ stata inaugurata la pagina Facebook della Campagna: www.facebook.com/scuole.smilitarizzate

Il lancio sta avvenendo attraverso la pubblicazione su Fb dei due documenti della campagna (il manifesto e la presentazione), di un comunicato stampa, di un video promozionale riguardante i punti del manifesto e di un videomessaggio di sostegno alla Campagna da parte di Alex Zanotelli.

La Campagna che inizia oggi, per riuscire ha bisogno dell’impegno di tutti  quelli che come voi sono convinti dell’importanza dell’educazione alla nonviolenza e alla pace. Serve la collaborazione di tutti per arrivare a tutte le scuole con questa proposta. Vorremmo che le scuole dichiarassero l’esclusione dall’offerta formativa degli incontri celebrativi delle guerre e degli incontri finalizzati ad attrarre i giovani verso le strutture militari, le forze armate e l’industria delle armi.

Vi chiediamo la cortesia di dare fin d’ora diffusione ai documenti e ai video pubblicati sulla pagina Facebook.  

Un cordiale saluto di pace

MIR Italia



——-
segreteria nazionale 
Movimento Internazionale della Riconciliazione branca italiana dell’IFOR (International Fellowship of Reconciliation)

Via Garibaldi 13 10122 Torino, Italia
Tel. +39.011532824 Fax +39.0115158000
C.F.: 96028760583 Website: www.miritalia.org
Facebook: MIR
(Pierangelo Monti)

a cura di Pierangelo Monti, MIR

Il Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione per la pace e la nonviolenza, sostenitrice del diritto all’obiezione di coscienza e dell’educazione alla pace, esprime disapprovazione e preoccupazione per la decisione di Rai 2 di trasmettere il docu-reality “La Caserma” incentrato sulla partecipazione volontaria di giovani ad un addestramento militare in una caserma.

Già ad ottobre 2020, col lancio della Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”, il MIR, insieme a Pax Christi e altre organizzazioni ha messo l’accento sulla pericolosa tendenza a militarizzare la società, moltiplicando iniziative di autopromozione e propaganda delle forze armate verso le istituzioni scolastiche italiane. Questa Campagna, oltre a contrastare la presenza inopportuna di militari nelle scuole e di studenti nelle strutture militari, ha lo scopo di promuovere nuove esperienze di educazione alla pace e alla trasformazione nonviolenta dei conflitti.

La proposta del programma “La Caserma”, sembra assecondare invece il tentativo dell’istituzione militare di accreditarsi come agenzia educativa e formativa dei giovani. Riteniamo invece che tale messaggio, oltre a risultare retorico e lontano dalla realtà vera della ‘generazione Z’ cui si rivolge, dia una immagine mascherata della “cultura di guerra” e di ciò che da essa ne deriva. “Giocare” alla guerra è una mancanza di rispetto per i popoli che la stanno subendo, le centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini che nello stesso istante che la trasmissione va in onda, soffrono e muoiono, proprio per la sempre più crescente cultura di odio e di violenza che nel mondo si diffonde. La guerra non è un gioco, né uno show. E, come diceva don Milani, “l’obbedienza non è più una virtù”, se incita alla violenza.

Nel dissentire da questa scelta dell’emittente pubblica, il MIR invita i giovani a manifestare la loro obiezione verso questa serie televisiva e verso trasmissioni che incitano alla violenza. Invita altresì la Rai ad approfondire e diffondere la conoscenza sulle tecniche di trasformazione nonviolenta dei conflitti, da quelli interpersonali a quelli internazionali, e più nello specifico, sulla difesa civile, non armata e nonviolenta, la cui proposta di legge é in attesa di discussione in Parlamento.

L’ambito militare riguarda l’uso della forza armata, la preparazione della guerra e la sua conduzione. Noi, così come recita l’articolo 11 della Costituzione, ripudiamo la guerra e lavoriamo per costruire una Cultura di Pace e Nonviolenza.

19 Febbraio 2021

altro collegamento su Pressenza.com

ISRAELE. INFERMERE ARABO RECITA LO SHEMA’ ISRAEL PER UN EBREO CHE STA MORENDO DI COVID, Avvenire 18 Febbraio 2021

ITALIA. TRA BOMBE E TRANSIZIONE ECOLOGICA TARGATA LEONARDO, Radio Blackout 16 Febbraio 2021

LE POLITICHE DI PACE E DISARMO SIANO AL CENTRO DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA, Rete Italiana Pace e Disarmo 8 Febbraio 2021

LA PASSIONE DI RENZI PER I DESPOTI, Nigrizia 2 Febbraio 2021

SE L’EXPORT DI ARMI USA IL MARKETING, Sbilanciamoci 28 Gennaio 2021

LEONARDO, AIRBUS E BAE SYSTEM. ECCO CHI (IN EUROPA) VENDE DI PIU’, Formiche 7 Dicembre 2020

MERCOLEDI’ 17 FEBBRAIO ORE 20,00 incontro su rete promosso dal Movimento dei Focolari Italia sul canale https://www.youtube.com/economiadisarmata

Il nostro Paese rientra tra i primi 10 esportatori dei sistemi d’arma a livello mondiale e contende il primato internazionale relativamente alle armi cosiddette leggere.
Si tratta di una scelta strategica condivisa politicamente in maniera trasversale negli ultimi decenni.
L’adesione al programma dei caccia bombardieri JSF35, programmati anche per essere armati con ordigni nucleari, e la vendita di navi da guerra al governo egiziano e saudita, rappresentano, ad esempio, il risultato di politiche industriali che vedono in prima linea grandi società controllate dal capitale pubblico (Leonardo, ex Finmeccanica,  Fincantieri) e relativo indotto.

L’attenzione generata dall’opposizione alla produzione in Italia, da parte di una azienda controllata da una multinazionale estera, di bombe destinate ai Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, ha fatto emergere l’elusione sistematica della legge 185/90 che vieta l’invio e il transito di armi verso Stati in guerra e/o che violano i diritti umani.  Una normativa, è bene ricordare, nata per applicare il principio costituzionale del ripudio della guerra e approvata grazie alla testimonianza dei lavoratori obiettori alla produzione bellica e all’impegno della società civile con il contributo decisivo dell’associazionismo cattolico.

Il tempo di pandemia ci impone di liberarci da logiche recessive e di corto respiro nella consapevolezza che “tutto è connesso”. La scelta dell’ecologia integrale è incompatibile con la logica di Caino (“a me che importa?”) che papa Francesco ci ha invitato a ripudiare nel 2014, a 100 anni del primo conflitto mondiale.

Come credenti e come cittadini ci sentiamo impegnati a cogliere l’occasione della Next Generation Eu per investire, in maniera lungimirante, nei settori strategici orientati all’ambiente e al “lavoro libero, creativo e solidale” e riscattare l’Italia da ogni ricatto occupazionale.

Carlo Cefaloni e Cinzia Guaita, Movimento dei Focolari Italia

Gianni Alioti, The Weapon Watch, Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei

Marco Tarquinio, direttore Avvenire

Marco Piccolo, Fondazione Finanza etica

Gaetano Quadrelli, Commissione Regionale PSL Piemonte/Valle D’Aosta

Sr. Francesca Fiorese Ufficio PSL Padova
Stefano Biondi, Ufficio PSL Pisa

Oliviero Bettinelli, Ufficio PSL Roma

Giovanni Ricchiuti, Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Presidente di Pax Christi – Italia

Alessio Lanfaloni, Villaggio Peace and business, The Economy of Francesco

don Bruno Bignami, direttore Ufficio nazionale PSL

«Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!».

Papa Francesco davanti al Sacrario Militare di Redipuglia (13 settembre 2014) economia.disarmata@paxchristiivreagmail-com

La Rete Italiana Pace e Disarmo ha elaborato il presente interessante documento riguardante il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, contenente 12 proposte concrete di cose da fare in campo economico all’insegna del disarmo e della pace.

Il MIR ringrazia il gruppo di lavoro della RiPD per questo importante contributo, che speriamo venga debitamente considerato dagli organismi che elaborano il  PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Pierangelo Monti, MIR


RESILIENZA (definizione da Wikipedia) In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di fare fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.


COMUNICATO AI MEDIA – 8 febbraio 2021 – Roma

Le 12 proposte elaborate dalla Rete Italiana Pace e Disarmo per il Piano di Rilancio europeo Next Generation EUProssima Generazione Europea.

Le politiche di Pace e Disarmo siano al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Le risorse messe in campo per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possono essere un’occasione per realizzare politiche di “pace e disarmo”. È questo l’obiettivo che si propone la Rete italiana Pace e Disarmo che ha elaborato un documento con 12 progetti come contributo al processo di formazione del programma “Next Generation Italia” – “Prossima Generazione Italia”.

Le cose da fare sono tante: investire nel sistema sanitario pubblico universale, nella scuola, nella messa in sicurezza del nostro territorio, nell’industria e nella produzione pulita, sostenibile, civile e nel lavoro stabile, sicuro e con diritti, nell’economia disarmata, nella cooperazione e nella solidarietà, tanto dentro il nostro Paese quanto esternamente con partenariati a sostegno dei Paesi e delle popolazioni in difficoltà.

Le linee guida sulle quali la Rete si è mossa con proposte precise, concrete e realizzabili, sono: superare la visione nazionale, per una politica estera che guardi all’Europa come “potenza di pace”; la riconversione per un’economia disarmata e sostenibile; la difesa civile non armata e nonviolenta; il servizio civile universale; l’educazione alla pace dall’infanzia all’Università.

Agire per la ripresa con resilienza è il nuovo patto comune: c’è bisogno di un visione profetica, di un respiro ampio, di una nuova capacità di governo.  La nonviolenza politica è lo strumento e il fine che la Rete ha assunto. Per questo riteniamo prioritario orientare il rilancio del nostro Paese ai principi ed ai valori della pace, della cooperazione, della solidarietà, al rispetto dei diritti umani per tutti, senza discriminazione alcuna. D’altra parte questo è l’unico modo per essere coerenti con i principi e valori dei Trattati europei e con la nostra Costituzione. 

Il confronto politico che ha portato alla crisi e ora alla formazione del nuovo governo ruota attorno ad un nodo non ancora sciolto: come uscire dall’emergenza e dalle difficoltà economiche, sanitarie, sociali, ecologiche nelle quali il Paese si trova, sapendo che l’Italia è la maggiore beneficiaria dei Fondi UE per complessivi 209 miliardi di euro. 

La RiPD (Rete italiana Pace e Disarmo) si rivolge dunque al Governo, al Parlamento nel suo insieme e alle Commissioni di Camera e Senato che dovranno esprimere un parere, alle forze politiche e sociali, e a tutti quei tavoli ai quali si sta discutendo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, offrendo il proprio punto di vista e le proprie competenze su questioni decisive che riguardano l’intero corpo sociale e le future generazioni in particolare.

Finora, purtroppo, il confronto tra le forze politiche si è limitato ad alcuni aggiustamenti, seppur importanti, sull’assegnazione delle quote dei fondi messi a disposizione dall’Europa, senza rivedere e rafforzare i contenuti innovativi e “di sistema” della proposta di Piano. Se è vero, come è vero, che non si può vivere sani in un mondo malato, è assolutamente prioritario avere chiaro l’orizzonte verso il quale guardare: tutelare e valorizzare il comune futuro, significa ripensare completamente l’idea stessa di sviluppo. Non si deve puntare sulla quantità, ma bisogna perseguire la qualità del progetto

La Rete italiana Pace e Disarmo lavorerà da oggi in poi affinché il prossimo governo accolga le nostre indicazioni sul PNRR. Ci auguriamo che ci sia la consapevolezza dei limiti della proposta di Piano sinora elaborato e la volontà di recepire i saperi che vengono dalla società civile. Ci vogliono coraggio e visione che, coniugati con un sano realismo, possano davvero garantire un futuro amico ad un Italia capace di immaginare e realizzare “pace e disarmo”.

PROPOSTA 1 Una nuova politica estera che definisca come interesse nazionale il co-sviluppo con i popoli del sud e la soluzione negoziata dei conflitti

PROPOSTA 2 Spostamento consistente de fondi dalle missioni militari all’estero verso la cooperazione e gli aiuti allo sviluppo.

PROPOSTA 3 Inserire come obiettivo del PNRR la riconversione dell’industria militare all’industria civile, con fondi per lo sviluppo locale sostenibile.

PROPOSTA 4 Istituire l’Agenzia Nazionale per la riconversione, dotandola di fondi necessari per ricerche e studi. 

PROPOSTA 5  Nel fondo per le “strategie territoriali” relativo al territorio del Sulcis occorre considerare come azione prioritaria la riconversione della produzione di armamenti.

PROPOSTA 6 Promuovere la Difesa Civile non armata e Nonviolenta, riattivando il percorso di discussione e di approvazione della proposta di legge di origine popolare: una riforma organica del sistema di difesa del nostro paese, in ottemperanza con gli articoli 11 e 52 della Costituzione.

PROPOSTA 7 Inserire nelle opportune Missioni del PNRR le politiche della Difesa civile e nonviolenta che comprenderanno i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo e avranno forme di interazione e collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ed il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.

PROPOSTA 8 Mantenere il Servizio Civile Universale nell’ambito delle azioni di “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore” per valorizzare appieno il ruolo chiave che il Terzo Settore svolge nel sistema del SCU e l’impatto dei giovani volontari nelle comunità. 

PROPOSTA 9 Potenziamento e stabilizzazione del contingente annuo del Servizio Civile Universale: i 250 milioni chiesti all’Europa che si aggiungono ai 400 stanziati per il 2021 e il 2022 dal Governo devono significare contingenti di 80.000 opportunità all’anno per una stabilizzazione vera.

PROPOSTA 10 Valorizzazione delle competenze acquisite dai giovani nell’anno di servizio civile universale. L’Italia e l’Unione Europea hanno tutto da guadagnare da giovani generazioni che sono consapevoli delle competenze (civiche, trasversali e professionali) di cui sono portatrici.

PROPOSTA 11 L’educazione alla pace, alla nonviolenza e al rispetto dei diritti umani venga inserita nei programmi scolastici a tutti i livelli – dall’infanzia all’Università.

PROPOSTA 12 L’educazione alla pace, alla nonviolenza e al rispetto dei diritti umani abbia uno spazio nella programmazione dei canali radio-televisivi pubblici, prevedendo di inserire nel Consiglio di Amministrazione RAI e la Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI una figura competente per la promozione dell’Educazione alla pace.


LEGGI QUI TUTTO IL DOCUMENTO


Centro Pace Ivrea ci invita per il 10 Febbraio 2021 alle 18 alla diretta Zoom e Facebook, con Chantal Meloni, professoressa di Diritto penale internazionale, Università degli Studi di Milano e rappresentante legale delle vittime nella “Situazione Palestina”  di fronte alla Corte Penale Internazionale, e Emily Schaeffer Omer-Man, avvocatessa per i Diritti umani ed esperta di Diritto internazionale umanitario in Israele e Palestina
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Le avvocate Chantal Meloni e Emily Schaeffer Omer-Man, ospiti di Società civile per la Palestina, guideranno i partecipanti nell’intricato mondo dei rimedi giudiziari per le violazioni del diritto internazionale commesse in Palestina.

Il tema è di grande attualità e lo diventa ancor di più alla luce della storica decisione assunta il 5 febbraio dalla Corte Penale Internazionale che ha reiterato la statualità della Palestina e stabilito di avere giurisdizione sui crimini commessi nei territori che Israele occupa dal 1967, quali la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme est.

Le relatrici interverranno sullo stato dei lavori della “Situazione Palestina” di fronte alla Corte Penale Internazionale, sui limiti dell’azione giudiziaria intrapresa in Israele, sui successi e sulle prospettive per l’azione legale in giurisdizioni straniere. Con l’obiettivo di fare chiarezza e individuare iniziative a cui la società civile italiana ed europea possano dare sostegno.

Questo secondo appuntamento di “Palestina: i diritti ostaggio della diplomazia” – un ciclo di quattro incontri di riflessione, elaborazione e proposte che Società civile per la Palestina organizza, con la collaborazione e il sostegno di Arci, Cospe e Fiom-Cgil Lombardia – sarà aperto da Basem Kharma, esponente dei Giovani Palestinesi d’Italia, e moderato da Grazia Careccia. 

L’incontro potrà essere seguito in diretta in italiano e arabo al link https://zoom.us/j/95403952512?pwd=MFFVZ1FMbzBIaGVZTnc0VEhybFRpdz09 Passcode: 068412, e in inglese, sulla pagina Facebook di Società Civile per la Palestina https://www.facebook.com/societacivileperlapalestina

Nel corso del primo appuntamento, aperto da Luisa Morgantini e moderato da Grazia Careccia, “Prospettive post-Oslo: politica e società civile” (21 gennaio 2021) la riflessione è partita dalla constatazione che gli accordi di Oslo non hanno risposto alle aspettative di pace di due popoli per due stati, al contrario, come ha detto Hanan Ashrawi – prima donna eletta nel Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, attualmente deputata del Parlamento palestinese –, «Il processo di pace è stato punitivo per i palestinesi, Israele ha violato i suoi impegni ampliando gli insediamenti, evacuando migliaia di palestinesi, confiscando terre e risorse, incarcerando e assassinando attivisti e cittadini inermi. […] La comunità internazionale non ha fatto il suo dovere: nessuna risoluzione dell’Onu è stata rispettata». In questa situazione di debolezza della diplomazia e della politica, diventa ancora più rilevante il «protagonismo della società civile palestinese per operare cambiamenti», come già fu alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando «le organizzazioni per i diritti umani, i giovani, le donne furono l’ossatura della prima Intifada». Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Shawan Jabarin – direttore di Al-Haq, la storica ONG palestinese per i diritti umani, segretario generale della Federazione Internazionale dei Diritti Umani – che ha sottolineato come la società civile nella realtà palestinese abbia svolto e svolga un ruolo di supplenza all’azione della politica e delle fragili istituzioni, favorendo la partecipazione dei cittadini, in particolare dei giovani e delle donne. Shawan Jabarin ha invitato cittadine e cittadini italiani a difendere la nostra democrazia, per esempio chiedendo che il governo italiano rispetti gli obblighi derivanti dalle Convenzioni di Ginevra, ratificate dall’Italia, e agisca, come previsto, affinché gli stati cessino di violare le norme del diritto internazionale umanitario.

Per info:

e-mail: societacivileperlapalestina@gmail.com

Celeste Grossi +39 3391377430

Raffaele Spiga + 39 3478966077

Fanno parte della Rete Società Civile per la Palestina: Arci Lombardia, Associazione di amicizia Italo Palestinese, Assopace Palestina, BDS Italia, Centro Studi Sereno Regis, Comunità delle Piagge, Comunità Palestinese di Lombardia, Comunità Palestinese Toscana, COSPE Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, Giovani Palestinesi d’Italia, Invicta Palestina, IPRI Istituto di Ricerca per la Pace Italia, La tenda di Amal, L’ulivo e il libro, Oltre il mare, Pax Christi, Rete Corpi Civili di Pace, Rete Ebrei Contro l’Occupazione, Rete Radié Resh, Saalam Ragazzi dell’Ulivo Milano, Salaam Ragazzi dell’Ulivo Padova, Vento di Terra Ong

Volentieri inoltro la riflessione segnalata da SOS Missionario per la giornata di domani

Pierangelo

L’8 Febbraio la Chiesa cattolica ricorda la prima santa sudanese, Bakhita, rapita ancora bambina e venduta più volte come schiava. Per le sofferenze inaudite vissute da Santa Giuseppina Bakhita e il suo speciale cammino di fede, Papa Francesco ha scelto la data dell’8 Febbraio per istituire la GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA E RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI che quest’anno ha come tema “Economia senza tratta di persone”.
Questa giornata rappresenta una occasione per riflettere su una delle principali cause della tratta di persone: il modello economico dominante, i cui limiti e contraddizioni sono acuiti dalla pandemia COVID-19.
La tratta di persone è parte integrante di questa economia: le persone vittime della tratta come “merci” sono inserite negli ingranaggi di una globalizzazione governata dalla speculazione finanziaria e dalla concorrenza “sottocosto”.
Per scardinare tutti quei meccanismi perversi che alimentano l’offerta e la domanda di “persone da sfruttare”, serve una visione strutturale e globale della tratta perché è il cuore dell’intera economia ad essere malato.
Invece, c’è chi pensa –ad esempio – di sconfiggere i trafficanti di persone chiudendo tutti i porti del nostro paese che per tre quarti si allunga nel Mediterraneo.
Oppure c’è chi pensa che, tolti di mezzo i “caporali” (che scelgono chi andrà nelle campagne, nelle vigne e nei frutteti, esigendo una buona percentuale della già misera paga) si possa sconfiggere definitivamente lo sfruttamento lavorativo e la riduzione in schiavitù, che invece sono opera delle grandi organizzazioni di stampo mafioso.
Mentre c’è chi continua a ricorrere al lavoro minorile, privando bambini e bambine della loro infanzia, della loro dignità, o a sfruttare giovanissime ragazze e ragazzi nella prostituzione, esponendo gli uni e le altre a gravi rischi per la salute fisica e mentale.
C’è chi trasforma i minori in bambini soldato (anche bambine!), a volte costringendoli a “farsi esplodere” per provocare attentati terroristici.
C’è chi sfrutta la disperazione delle persone per mutilare il loro corpo per l’espianto e la vendita di organi… oppure ricorrendo allo sfruttamento dell’utero per una vera e propria  ‘vendita illegale’ dei bambini che nasceranno.
E l’elenco potrebbe continuare..
La tratta quindi è la punta di un iceberg, conseguenza di un modello di sviluppo fondato su una (falsa) idea di libertà economica in cui ogni istanza etica, sociale e politica risulta estranea e di ostacolo.
Al contrario, un’economia senza tratta è un’economia che valorizza e ha cura dell’essere umano e della natura, che include e non sfrutta i più vulnerabili.

Pierluigi Addarii

Le associazioni che hanno organizzato il presidio il giorno 22 Gennaio 2021 davanti al Municipio di Ivrea per festeggiare l’entrata in vigore del Trattato ONU di messa al bando delle armi nucleari (TPNW) hanno ottenuto un importante risultato: l’adesione dell’amministrazione comunale all’appello che in quel giorno è stato consegnato al Sindaco dott. Stefano Sertoli.

ecco il testo dell’appello presentato al Sindaco il 22 Gennaio:

Appello per la ratifica del Trattato di disarmo nucleare

Le organizzazioni sottoscritte, premesso che:

  • Il 10 ottobre 2016 il Consiglio Comunale di Ivrea ha approvato un Ordine del Giorno in appoggio all’apertura del Trattato internazionale per l’interdizione delle armi nucleari;
  • Il 20 novembre 2017 il Consiglio Comunale di Ivrea ha approvato un Ordine del Giorno col quale dava l’adesione alla Campagna “Italia Ripensaci”, impegnava Sindaco e Giunta a farsi portavoce presso il Governo affinché l’Italia approvasse il Trattato dell’ONU del 7 luglio 2017 per la Proibizione delle armi nucleari (TPNW) e perseguisse ogni attività finalizzata a rimuovere definitivamente le testate nucleari ancor presenti sul territorio nazionale.;

Considerato che:

  • il 22 gennaio 2021 entrerà in vigore il Trattato di messa al bando delle armi nucleari (TPNW), approvato il 7 luglio 2017 dall’Assemblea dell’ONU, con 122 voti a favore, e ratificato da oltre 50 stati (come richiesto dal Trattato per la sua entrata in vigore);
  • il suddetto Trattato vieta di produrre, possedere, installare, utilizzare, minacciarne l’uso, trasferire e ricevere armi nucleari;
  • l’Italia aveva sottoscritto il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, ratificato il 2 maggio 1975, che all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente»;
  • l’Italia, avendo ordigni nucleari nelle basi americane di Aviano e Ghedi, sta violando il suddetto Trattato;
  • la presenza negli arsenali e la diffusione di armi nucleari rappresenta una gravissima minaccia alla vita, alla pace e alla sicurezza internazionale;
  • l’Italia ripudia la guerra (art.11 della Costituzione), tanto più la guerra atomica;
  • l’umanità teme e condanna l’uso di armi nucleari, fatte per colpire deliberatamente le popolazioni civili e minacciose per la stessa sopravvivenza della vita sulla Terra;
  • che le ingenti somme che ogni anno vengono spese per costruire e mantenere queste armi orribili dovrebbero essere destinate ad usi più utili per l’umanità, come il contrasto al cambiamento climatico, alla pandemia, alla povertà;

Chiedono al Sindaco e alla Giunta del Comune di Ivrea:

  • di intraprendere tutte le azioni possibili presso il Presidente della Repubblica e il Governo affinché l’Italia, cambiando la posizione finora tenuta: a) ratifichi in tempi rapidi il Trattato di messa al bando delle armi nucleari: b) rimuova le armi atomiche presenti sul territorio italiano; c) rifiuti le nuove armi atomiche B61-12, che gli Stati Uniti intendono installare sui caccia F35;
  • di adoperarsi presso il Presidente della Repubblica, il Governo, il Parlamento affinché traducano in credibili e autorevoli azioni ufficiali – a livello nazionale e internazionale – il diritto ad un mondo libero dalle armi atomiche;
  • di dar vita ad iniziative culturali, di sensibilizzazione e di informazione sul tema del Disarmo nucleare rivolte alla Cittadinanza in particolar modo a giovani e studenti;
  •  di sostenere la campagna “Italia, ripensaci”, per l’adesione e il rispetto da parte dell’Italia del Trattato TPNW.

Ivrea, 22 gennaio 2021

Albero della speranza, ANPI, Associazione Ecoredia, Associazione Rosse Torri, Azione Cattolica, CAV-Movimento per la Vita, Centro Documentazione Pace, Centro Gandhi, CGIL, Circolo PRC-SE di Ivrea, Emergency, Fraternità di Lessolo, Fraternità CISV Albiano, Good Samaritan, Il sogno di Tsige, Legambiente Dora Baltea, Libera Ivrea, Lucy Associazione, Mir Ivrea, Osservatorio migranti, Pax Christi Ivrea, Sardine di Ivrea – Associazione Mare Aperto, ZAC!


Ecco il Comunicato delle associazioni di Ivrea per l’adesione dell’Italia al Trattato ONU di abolizione delle armi nucleari:

“Le associazioni che hanno organizzato il presidio il giorno 22 gennaio 2021 davanti al Municipio di Ivrea, per festeggiare l’entrata in vigore del Trattato ONU di messa al bando delle armi nucleari (TPNW), e hanno consegnato al Sindaco l’appello, col quale si chiede al Comune di Ivrea, di sostenere la campagna “Italia, ripensaci”, per l’adesione e il rispetto da parte dell’Italia del Trattato TPNW, allontanando le armi atomiche presenti sul territorio italiano e diffondendo la cultura di pace e di nonviolenza, ringraziano il Sindaco e il Consiglio Comunale per avere approvato, nella seduta del 1 febbraio 2021, l’ordine del giorno contenente le istanze da noi presentate.

Il Sindaco e i Consiglieri che hanno accolto il nostro appello, anteponendo il ripudio delle armi atomiche a ogni considerazione politica di parte, hanno ben interpretato lo spirito di pace della città di Ivrea e quella che riteniamo sia la volontà della maggioranza dei suoi cittadini.

Confidiamo ora nell’attuazione degli impegni assunti dall’amministrazione comunale con l’ordine del giorno approvato e ci rendiamo disponibili a collaborare con essa, per dar vita ad iniziative culturali, di sensibilizzazione e di informazione sul tema del Disarmo nucleare.”

Un cordiale saluto di pace.

PierAngelo Monti, per le associazioni sottoscritte

Ivrea, 3 febbraio 2021

Albero della speranza, ANPI, Associazione Ecoredia, Associazione Rosse Torri, Azione Cattolica, CAV-Movimento per la Vita, Centro Documentazione Pace, Centro Gandhi, CGIL, Circolo PRC-SE di Ivrea, Emergency, Fraternità di Lessolo, Fraternità CISV Albiano, Good Samaritan, Il sogno di Tsige, Legambiente Dora Baltea, Libera Ivrea, Lucy Associazione, Mir Ivrea, Osservatorio migranti, Pax Christi Ivrea,Sardine di Ivrea – Associazione Mare Aperto, ZAC!


Incoraggiati da questo primo e non di poco conto segno di accoglienza del messaggio di pace e di disarmo, sentiamo ora urgente l’impegno nel nostro territorio di presentare il medesimo invito ad altre amministrazioni locali, ad altri sindaci del Canavese. La situazione da Covid19 ci impedisce per ora altre manifestazioni di piazza come quelle del 22 Gennaio scorso, tuttavia possiamo contattare i nostri comuni attraverso la posta elettronica: l’importante che il messaggio sappia di unità tra di noi, vari gruppi pace, in maniera che sia accolto e valutato con più peso.

Gustavo Gnavi (Pax Christi Ivrea)